Rosa sì, ma non dei venti. Tredici o quattordici al massimo sono quelli su cui si conta, almeno per il momento. L'undici titolare è chiaro da tempo e la settimana appena trascorsa ne ha rinforzato l'immutabilità. Tramite parole e fatti, entrambi con la firma in calce di José Mourinho. A una formazione che ormai si può sciorinare a memoria come quelle degli Anni 80, vanno aggiunti quei due o tre elementi che lo Special One ritiene tuttora affidabili: El Shaarawy e Shomurodov su tutti, subentrati anche domenica a gara in corso col Napoli. E poi Carles Perez, fra i pochi a mostrare quantomeno volontà nella serataccia di Bodø. L'unico fra i tre spagnoli a salvarsi dalla tribuna "punitiva" dell'ultimo turno, insieme ai ragazzi provenienti dal vivaio e aggregati alla prima squadra fra la fine della scorsa stagione e l'inizio di quella in corso. L'epurazione sembra aver sortito i primi effetti, stando alle dichiarazioni d'intenti affidate ai social. «Dagli errori si impara. Poche parole e tanto lavoro. Forza Roma», ha scritto Kumbulla sul proprio profilo Instagram. Non sarà semplice per nessuno recuperare posizioni, anche se lo Special One ha tenuto a rimarcare che non ha messo la croce su nessuno dei "colpevoli" della disfatta di coppa. Ma le difficoltà dell'albanese in Norvegia sono apparse evidenti, specialmente se raffrontate al rendimento della difesa titolare.

Numeri alla mano, con nove reti incassate è la seconda del campionato, dietro soltanto a quella della capolista Napoli e a pari merito con l'altra squadra in vetta, quel Milan che arriverà all'Olimpico per lo scontro diretto fra meno di una settimana. I rossoneri segnano molto (con 22 gol vantano il miglior attacco alle spalle dell'Inter), ma in casa la Roma subisce pochissimo. L'ultima volta che Rui Patricio ha dovuto raccogliere il pallone dalla rete davanti ai propri tifosi è datata 12 settembre, avversario il Sassuolo (per effetto del centro di Djuricic), ovvero 303 minuti fa in termini di tempo giocato. Poi tre clean sheet consecutivi - dei quattro complessivi in Serie A - per lui nelle partite disputate nella Capitale. E un solo gol subito, quello anche molto rocambolesco di Kean a Torino, nelle ultime tre giornate.

Ennesimo segnale a supporto delle scelte di Mou. La squadra titolare ha di fatto sbagliato una sola partita: quella sotto il diluvio del Bentegodi contro l'Hellas, che peraltro nei turni più recenti si sta confermando avversario ostico per chiunque, anche molto più che per i giallorossi. Sugli altri due ko dentro i confini c'è stato (e ci sarebbe ancora) molto da recriminare, a partire da decisioni arbitrali che definire discutibili è puro eufemismo. Anche nell'immediato post-partita contro il Napoli, JM ha tenuto a ribadire un concetto già espresso in altre circostanze: la sua squadra meriterebbe qualche punto in più in classifica. Almeno due, facendo riferimento alle gare incriminate, che le farebbero affiancare la detentrice del titolo Inter, partita con ben altre ambizioni. Ma anche allo stato attuale, il quarto posto in solitudine - sopra alle più quotate Juventus e Atalanta - rappresenta il miglior certificato del buon lavoro svolto fin qui, a metà del girone d'andata e con tre big match già disputati (tutti mostrando il necessario carattere, al di là dei risultati).

La vera macchia resta quella della trasferta norvegese, giocata però dalla cosiddetta seconda squadra. Quella su cui punta Mourinho sta invece dando i suoi frutti, anche se il rischio usura fisica è dietro l'angolo, con il triplo impegno settimanale. Un dubbio al quale per il momento il tecnico giallorosso non potrà rispondere: la squalifica rimediata dopo l'espulsione di domenica manderà Joao Sacramento in panchina a Cagliari e annulla la rituale conferenza della vigilia. Ora più che mai le risposte sono affidate al campo.