Incazzati, sono incazzati. Del resto come potrebbe essere altrimenti, dopo lo scempio a cui abbiamo (hanno) assistito in Norvegia? Ma Dan e Ryan Friedkin non hanno l'abitudine di prendere decisioni frettolose, tanto meno quella di alzare bandiera bianca. Hanno voluto fortemente la Roma con l'obiettivo di riportarla in alto, proseguiranno a lavorare in questo senso. Continuando a investire (come vedremo) e a gestire tutto in prima persona, non delegando su niente. La figuraccia norvegese non ha intaccato la loro fiducia nei confronti di Mourinho. Dan lo ha voluto a tutti i costi, convinto che è l'uomo giusto al posto giusto. Anche adesso, dopo le sei pappine europee. Sapendo che se prendi un allenatore come lo Special One, la conseguenza è che l'asticella non può che alzarsi e che il primo ad alzarla sarà proprio l'allenatore, come del resto sta facendo con le continue dichiarazioni a proposito di una rosa perlomeno a metà. Per certi versi, i Friedkin non sono rimasti stupiti dalle parole del portoghese. La proprietà sa che, già negli spogliatoi di Bodo, il portoghese alla squadra, in maniera dura, ha detto quello che doveva dire, per poi lasciare i giocatori da soli a confrontarsi (per una ventina di minuti) sulla non partita contro i campioni di Norvegia che ha offeso tutta la gente romanista (in società si sta valutando un'eventuale forma di rimborso nei confronti degli oltre quattrocento tifosi che hanno assistito dal vivo allo scempio, ma al momento non c'è niente di ufficiale).

La proprietà sin dall'inizio sapeva che il percorso da fare sarebbe stato difficile, oneroso, con un tempo misurabile in anni piuttosto che in mesi. Per questo hanno messo in mano a Mourinho un progetto di tre anni. E su queste basi continueranno a lavorare per costruire una Roma competitiva. Certo, l'ostinato silenzio della famiglia Friedkin, non facilita a fare chiarezza, ma la scelta della riservatezza non sarà tradita, continueranno a stare fuori dalla scena. Vogliono che siano i fatti a dimostrare la loro passione per la Roma. Una passione che soltanto poche persone hanno potuto toccare con mano, ma per i Friedkin non è un problema.

Dunque, i fatti. Anzi, meglio dire i numeri, visto che ieri, nel silenzio più assoluto, è andato in scena il Consiglio d'amministrazione che doveva mettere nero su bianco il bilancio al trenta giugno scorso. Fatto, con una serie di numeri che meritano di essere analizzati. A partire da un nuovo aumento di capitale sociale. Che, entro il trentuno dicembre del prossimo anno, arriverà a 460 milioni di euro. La conferma di come la proprietà voglia continuare a sostenere le necessità del club. Come ha fatto da quando si è stabilita a Roma nell'agosto del 2020. Da quella data i Friedkin hanno già versato nelle casse del club 284 milioni (compresi i 10,9 di questo mese di ottobre) come finanziamento soci, cifra che sarà tramutata in aumento di capitale sociale. C'è poi il dato, comunque positivo anche se non di troppo, di una perdita di esercizio diminuita a 185 milioni, diciannove in meno rispetto a quella del giugno duemilaventi. Ma c'è da far notare come, in conseguenza del Covid e dello stop del campionato, l'esercizio dello scorso anno è stato contabilizzato in dieci mesi, mentre quello pubblicato ieri in un lasso di tempo di quattordici mesi. Ci sono stati altri due, ulteriori, dati positivi. Il primo è che per le normative anti-Covid, la perdita d'esercizio potrà essere diluita in cinque anni.

Il secondo è che nel comunicato del bilancio, alla parte della continuità aziendale, la formula di rito ha visto scomparire un aggettivo. Ovvero se nella semestrale scorsa alla voce continuità aziendale si faceva seguire la formula «ci sono significative incertezze», nel bilancio di ieri il termine significative è scomparso, a conferma di come si sia preso atto dell'impegno e della solidità della proprietà. Si dirà: e il break even richiesto dall'Uefa? Non è stato rispettato, ma non può costituire una sorpresa, del resto quasi tutte le società europee non lo hanno rispettato. C'è un altro numero che merita una spiegazione. Ovvero quel meno ventuno milioni alla voce svalutazione. In pratica le cessioni a titolo gratuito di quei giocatori che hanno portato a minusvalenze. I principali giocatori che hanno contribito a questo meno ventuno sono stati Dzeko, Nzonzi, Pastore e Pedro, tutti salutati l'estate scorsa. C'è da dire, però, che considerando il risparmio lordo sugli ingaggi, due anni per Pastore e Pedro, uno per Dzeko e Nzonzi, il risparmio è valutabile per una cifra vicina ai quarantacinque milioni. In ogni caso, si può dire, che è stato un vantaggio economico quello di salutare calciatori che non facevano più parte del progetto.

Sempre nel Cda di ieri, c'è da ricordare come sia stata convocata per il prossimo ventisei novembre l'Assemblea degli azionisti. Assemblea che dovrà approvare il bilancio e ratificare le deleghe al nuovo Ceo Berardi che ha partecipato, come tutti in conference call, al Cda di ieri.