«Piedò, famme ‘sta grazia!» è la frase che Pedro Waldemar Manfredini - in arte "Piedone" - si sente rivolgere da Renato Rascel il 30 dicembre 1961. Il celebre attore romano e romanista, a Milano per uno spettacolo teatrale, è andato a trovare la squadra giallorossa alla vigilia della partita contro l'Inter che chiuderà l'anno solare. Campo storicamente ostico, quello di San Siro, per la Roma di quegli anni. I nerazzurri, già sotto la guida di Helenio Herrera, non sono ancora lo squadrone che trionferà in Italia e in Europa di lì a poco, ma già la filastrocca «Sarti, Burgnich, Facchetti...» comincia a prendere forma.

I giallorossi, dal canto loro, sono reduci dal trionfo in Coppa delle Fiere e - sotto la guida tecnica di Carniglia - sono partiti piuttosto bene in campionato. Merito anche di un Manfredini in stato di grazia: l'attaccante argentino di origini italiane ha già messo a segno dodici gol nelle prime diciotto di campionato, ed è proprio a lui che si rivolge Rascel quando chiede una sorta di "Miracolo a Milano", per citare il celebre film di Vittorio De Sica. Il bomber di Maipù non se lo fa ripetere due volte.

È una battaglia vera, quella che va in scena a San Siro nel pomeriggio del 31 dicembre: Losi e Carpanesi tengono botta su Suarez e Corso, Schiaffino disegna calcio come solo lui sa fare, Cudicini para di tutto e di più. E quando sembra che la gara sia destinata allo 0-0, il lampo di Pedro all'80': passaggio di Menichelli, Manfredini entra in area e si vede piombare addosso Lorenzo Buffon da una parte e Balleri dall'altra. L'attaccante giallorosso con una finta manda a vuoto entrambi, quindi appoggia in rete il pallone che vale i tre punti. Esaudito il desiderio di Rascel: il giorno dopo sui giornali campeggia la foto di "Piedone" e Renato abbracciati e sorridenti. «Se debbo dire la verità, di palloni ne avevo toccati pochi fino a quel momento – racconta Manfredini in un'intervista al Corriere dello Sport – Ma il fatto è che io sono un presuntuoso: non mi do mai per vinto, neppure quando il pallone non lo vedo proprio. Gioco male a volte, lo so, oh se lo so! Ma siccome so anche che i conti si fanno alla fine, prima che l'arbitro fischi posso aver segnato tre gol o averne sbagliati trentatré, per me è lo stesso: la palla buona può ancora venire, ed io l'aspetto con pazienza». Fenomenologia del mestiere dell'attaccante: relatore Piedone Manfredini, che farà passare a tutti i tifosi giallorossi una notte di Capodanno a dir poco indimenticabile e fermerà la corsa dell'Inter. Di lì a poco gli uomini di Herrera perderanno la vetta, scavalcati dal Milan, campione d'Italia al termine della stagione.

La radio cambia per sempre

Un giorno storico per la Roma di quegli anni, poco avvezza ad espugnare il Tempio del calcio, ma anche per la radiofonia italiana. "Tutto il calcio minuto per minuto" va già in onda da quasi due anni (ha fatto il suo esordio ufficiale il 10 gennaio 1960), ma un uomo sta per cambiare per sempre il format della storica trasmissione via etere: al 35' del secondo tempo, quando Pedro Manfredini insacca il gol che vale la vittoria romanista in casa della capolista, interrompe la radiocronaca del collega e si prende la linea, seppur non autorizzato. Il dovere di cronaca vince qualsiasi copione, come ogni bravo giornalista sa fin troppo bene. «Scusa, è Ameri! La Roma è passata in vantaggio al trentacinquesimo minuto del secondo tempo! Ha segnato Pedro Manfredini», annuncia il celebre radiocronista, che diventerà nel corso degli anni una delle voci simbolo di "Tutto il calcio..." insieme a Sandro Ciotti.

Ecco perché il 31 dicembre 1961 entra di diritto nella storia: perché un gol di Manfredini alla Scala del calcio piega l'Inter e regala un'enorme gioia ai romanisti e perché un signore con un microfono riscrive la storia della radio italiana e della comunicazione calcistica per annunciarlo.