«Io credo che Inter-Napoli sia l'ennesima dimostrazione che in Italia siamo pieni di regole di ogni genere, di leggi, di norme... Ma il problema è che non le applichiamo». Il calcio come specchio del Paese, un paragone vecchio e sempre valido, quello usato da Antonio Padellaro nel commentare la notte tragica di Milano. Secondo il fondatore ed editorialista de Il Fatto Quotidiano, nonché direttore del sito di informazione sportiva iogiocopulito.it, «Quello che è accaduto è la dimostrazione che le regole ci sono e non si applicano, sia in campo sia fuori».

Punto primo, gli ululati razzisti di San Siro.
«Ancelotti ha ragione quando dice che la partita andava sospesa, Gravina non ha fatto altro che ripeterlo e ce lo ripetono i dirigenti del calcio quando si ipocritamente cospargono il capo di cenere. Quei cori sono una vergogna, una vergogna, una vergogna. Lo dico tre volte. Questa vergogna deve essere sanzionata immediatamente da un sistema che prevede tale sanzione. C'è stato un annuncio dato dagli altoparlanti ma poi tutto è continuato come prima. Legare l'espulsione di Koulibaly ai cori razzisti mi sembra corretto: il giocatore era scosso ed è evidente che la sua reazione, stando al regolamento del calcio, è stata sbagliata. La norma arbitrale è stata applicata, quella civile invece no».

Punto secondo, gli scontri e la morte di un tifoso.
«A me dispiace moltissimo che una persona abbia perso una vita. Leggo che questa persona aveva dei precedenti e che non stava là per caso, è uno che probabilmente era al centro di questi scontri. Non voglio entrare nell'episodio in sé, perché non conosco bene le dinamiche. Esistono, e le questure ne sono in possesso, degli elenchi di persone con precedenti di violenza fuori e dentro gli stadi. La domanda che mi faccio, chiedo scusa se è ingenua, è questa: non si può fare in modo di prevenire le azioni di gruppi organizzati che approfittano del clima intorno allo stadio stadio per compiere atti di violenza? Un'opera di prevenzione avviene in tutti gli altri settori della delinquenza. Perché non viene applicata anche al mondo del calcio? Credo che per evitare che qualcuno ci perda la vita bisognerebbe agire in questo senso».

Punto terzo, le reazioni istituzionali.
«C'è questa idea di generalizzare la colpevolezza. Ma la nostra Costituzione dice che la responsabilità penale è personale. A quale scopo la violenza di un gruppo dovrebbe portare alla sospensione di un campionato? Se qualcuno mi dimostra che serve a qualcosa, bene. Ma se è l'ennesima cerimonia in cui si versano lacrime di coccodrillo, non ne abbiamo proprio bisogno. Qui non servono ulteriori atti simbolici, servono atti concreti. Chiudiamo, vietiamo, sospendiamo e poi che si fa? Ricomincia tutto da capo, come prima? Non servono sanzioni generalizzate, ma azioni che colpiscano comportamenti vietati».