Al centro del centro. In qualsiasi verso si guardi la Roma versione 2021-22, Gianluca Mancini, Bryan Cristante e Lorenzo Pellegrini costituiscono il nucleo della squadra. In verticale come in orizzontale: lì nel mezzo ci sono loro tre, a dare corpo a una spina dorsale che si apre con Rui Patricio e si chiude con Tammy Abraham: altri due pupilli di José Mourinho, richiesti, inseguiti e ottenuti nel suo primo mercato da tecnico romanista. Paradossalmente però - o forse no - l'investitura maggiore dello Special One riguarda chi già faceva parte della rosa prima del suo avvento. Attento a quei tre, Mou ha consegnato loro le chiavi dei rispettivi reparti. Affidando al terzetto quelle forse anche più preziose dello spogliatoio: Pellegrini Capitano, Mancini e Cristante i due vice.

«Lorenzo è importante per noi, per la stabilità - il commento a caldo di Mou sul rinnovo di contratto del numero 7 - Io sarò qui per tre anni e lui è qui per stare nel nucleo duro e italiano, con esperienza, insieme con Mancini e Cristante. Anche così si costruisce il gruppo. Siamo insieme, lavoriamo insieme e arriveremo dove vogliamo con tranquillità». Non è casuale che difficilmente rinunci a uno di loro, se non per cause di forza maggiore: la maledetta squalifica pre-derby di Pelle, il minimo indispensabile di turn-over per gli altri due. Scelta che è stata ripagata da un avvio di stagione importante da parte di tutti, con il Capitano sugli scudi e Mancini e Cristante degnissimi scudieri. Su di loro punta anche il ct azzurro, che se ha escluso il difensore dalle ultime convocazioni per la Nations League (in cui ha premiato il gruppo degli Europei, più Pellegrini che di quella rosa avrebbe fatto parte se non si fosse infortunato alla vigilia del torneo), ha comunque mostrato di tenere in grande considerazione i romanisti. A partire dai due giocatori che hanno sacrificato pezzi importanti delle rispettive carriere per l'azzurro. Zaniolo ha dovuto rinunciare alla recente chiamata per un risentimento al flessore, che lo ha costretto a uscire dal campo nella gara con l'Empoli. Ma la stima di Mancini è certificata dai fatti, oltre che dai continui attestati pubblici di stima: la prima volta di Nicolò in Nazionale arrivò con zero presenze da professionista alle spalle. E poi c'è Spinazzola, che prima del ko che gli ha tolto il meritatissimo trionfo in campo agli Europei, era stato il miglior esterno della rassegna. Le basi italiane della Roma appaiono oggi più che solide. E di alto livello.