«Sbrigate a torna'». Una, dieci, cento volte glielo hanno ripetuto i tifosi, venerdì scorso, Casalpalocco, nel corso di una bella serata di beneficenza organizzata da un gruppo di tifosi giallorossi, «Romanamente stupendi» insieme al Roma club Ostia. A doversi sbrigare non era altri che Edin Dzeko, ospite d'onore della riuscitissima serata, insieme alla sua famiglia, la moglie Amra, la primogenita Una, il secondogenito Dani, che dolcezza vedere il gigante bosniaco completamente sottomesso dai suoi due bambini che non avevano nessuna voglia di rimanere seduti al tavolo. Dove c'era pure chi scrive, quattro chiacchiere confidenziali con il numero nove giallorosso, e pure da parte nostra la curiosità di sapere, Edin ma ce la fai per la Juventus? «Sto lavorando per questo, ho voglia di tornare, ho voglia di calcio, ho voglia di Roma» e, aggiungiamo noi, voglia di tornare alla cosa che ha sempre fatto meglio, il gol con cui, peraltro, in questa stagione, Champions a parte, non ha avuto l'abituale confidenza.

Obiettivo Juventus

Ora ci siamo. Sabato prossimo la claudicante Roma di questi tempi si presenterà per l'ottava volta in campionato (nona considerando una visita in Coppa Italia) sul campo dei campioni d'Italia dove, non c'è bisogno di nessuno sforzo di memoria, nei precedenti ha raccolto lo zero assoluto. Perdendo sempre, qualche volta di goleada, le ultime due di misura magari pure meritando di più, una volta, il cinque ottobre, scoprendo che anche gli arbitri possono avere un ruolo nella classifica dei cannonieri. Non resta che riprovarci e Dzeko vuole esserci, riprendersi il ruolo della prima punta giallorossa, per provare a ridare fiato e gol a una Roma ancora alle prese con una situazione tuttaltro che serena. Il bosniaco sta lavorando duro da settimane. Tra i quattro infortunati (oltre a lui De Rossi, El Sharaawy e Lorenzo Pellegrini), è quello segnalato con le maggiori probabilità di poter dire a Di Francesco mister, eccomi. Saranno decisivi i prossimi giorni quando aumenterà i carichi di lavoro. Ieri ha svolto ancora lavoro personalizzato, l'obiettivo è di tornare in gruppo al massimo nella giornata di domani. Poi toccherà al tecnico, decidere se utilizzarlo dal primo minuto, oppure scegliere di tenerselo come eventuale cambio nel corso della partita. Contro una Juve che al bosniaco ricorda la sua prima, grande, gioia in giallorosso. Cioè quell'unico gol che fin qui è riuscito a segnare alla vecchia signora, prima stagione a Roma, seconda giornata di campionato, Juve all'Olimpico, lui che segna il due a zero mangiando in testa a un tipetto come Chiellini, roba che sembrava l'inizio di una grande storia. Non fu così in quel primo anno, trascorso più a ricercare se stesso che a fare gol, ma poi, dal secondo, Dzeko è tornato Dzeko, il bomber, l'uomo che fa la differenza.

Assente da un mese

L'ultimo Dzeko conosciuto in questo campionato, è datato ventiquattro novembre scorso, trasferta di Udine, il bosniaco in panchina, mandato in campo nel finale nel tentativo di rimettere in piedi una partita che definire disgraziata è poco. Di Francesco gli aveva preferito Schick perché era stato lo stesso Dzeko a dirgli che, dopo gli impegni con la sua nazionale e in considerazione del fatto che pure in precedenza le aveva giocate tutte, avrebbe preferito riposare. Pare, tra l'altro, che il centravanti avesse avvertito un fastidio già in occasione della precedente partita con la sua Bosnia. E, siccome la Roma in queste cose ha il record del mondo, nell'allenamento di rifinitura per il Real Madrid, il 26 novembre, il problema muscolare è tornato a farsi sentire. Sembrava una cosa di poco conto, non è stato così. Ora pare che il problema sia alle spalle, al punto che Dzeko sabato prossimo vuole essere in campo. Anche per onorare il premio di bosniaco dell'anno che gli è stato conferito nei giorni scorsi, un premio che vince per la seconda volta e che ovviamente gli ha fatto un grande piacere. Dzeko, per gli impegni con la Roma, non ha potuto presenziare alla serata della premiazione.

Ma ha inviato un messaggio per ringraziare e parlare anche di Roma: «Sono orgoglioso per il premio ricevuto: il mio 2018 è stato lotta, desideri, volontà, felicità e tristezza. Ho continuato a dare il meglio di me e così farò fino a quando giocherò. Se mi avessero detto che avremmo giocato la semifinale di Champions, avrei riso. Tuttavia, piano piano abbiamo preso fiducia. È stata una delle migliori stagioni della storia della Roma e la mia migliore in Champions, forse quel gol al Chelsea il più bello della mia carriera. Alla fine ero triste, perché ero convinto che avremmo potuto giocare la finale se non ci fossero stati errori ai nostri danni. Proveremo a ripeterci. È stato tutto strano, specialmente quelle partite fantastiche con Barcellona e Liverpool. Non sto ancora pensando a dove finirò la carriera. Ho davanti ancora qualche stagione ai massimi livelli e non voglio pensare adesso a quando finirà. Ora sono solo interessato alla prossima partita». Appunto, la Juventus.