Difficile dire ora, che si conoscono da un paio di mesi, come parlerà in futuro Nicola Zalewski di Josè Mourinho. Ma, a prescindere da quanto lo farà giocare nei prossimi mesi, se sarà solamente uno dei tecnici che lo ha allenato o quello che gli ha cambiato la carriera, una risposta probabile sarà: quello che mi è stato vicino nel momento più duro della mia vita. Perché venerdì il numero 59 della Roma ha perso il padre, Krzysztofie, da tempo malato di tumore, e domenica sera era in campo nel finale del derby. Ieri c'è stato il funerale, e il tecnico portoghese era presente, gesto non scontato, nel giorno di riposo, a una cerimonia non certo a due passi: Poli, il paese dove vive la famiglia Zalewski, è in mezzo alle montagne, ci vuole mezz'ora solo per arrivare a Tivoli, la città più vicina, Trigoria non è esattamente dietro l'angolo. Con il tecnico portoghese c'erano il direttore sportivo Tiago Pinto, Lorenzo Pellegrini, Mancini, El Shaarawy e Darboe, molti dei ragazzi del 2002 con cui è cresciuto sin da bambino, da Calafiori a Bove, da Tripi a Morichelli, tecnico e team manager della Primavera, Alberto De Rossi e Manuel Marzocca, Bruno Conti, l'uomo che lo aveva portato a Trigoria, e Zibì Boniek, che lo aveva segnalato ai tecnici della federcalcio polacca, che dopo averlo portato al Mondiale Under 20, contro ragazzi più grandi di tre anni, lo ha ormai promosso in nazionale maggiore, con tanto di esordio (con assist vincente), venti giorni fa, conto San Marino. Era in tribuna, quel giorno, Zalewski senior, e piangeva commosso nel vedere suo figlio in campo con la maglia della Polonia: non era così scontato, visto che il ragazzo è nato e cresciuto in provincia di Roma, ha il doppio passaporto, e avrebbe benissimo potuto giocare per le nazionali italiane. Che però si sono limitate a qualche richiesta di informazioni, senza mai affondare il colpo, e Nicola aveva scelto di giocare per la Polonia, proprio come omaggio ai suoi genitori: la prima chiamata è arrivata nel 2017, per l'Under 16, con l'esordio in nazionale maggiore la scelta non è più reversibile.

Il legame con il paese

Erano arrivati a Poli a fine Anni Ottanta i coniugi Zalewski, e non se ne sono mai andati: di recente Nicola, con i soldi del contratto da professionista (che sì è appena rinnovato fino al 2025 per effetto di una clausola, visto che è rimasto alla Roma anche dopo la chiusura del mercato, il 31 agosto) si è comprato una casa nel paesino dove è nato e cresciuto, resistendo alla tentazione di andare a vivere a Roma, o avvicinarsi a Trigoria, pur di rimanere vicino alla famiglia, e ai luoghi del cuore. E ieri il paese gli ha fatto sentire tutto il suo affetto, come del resto la Roma, che domenica aveva il lutto al braccio: il feretro era stato piazzato nella piazza principale, per fargli rendere omaggio dai tanti amici, poi c'è stata una sorta di processione fino alla chiesa di Sant'Antonio Abate, che era gremita. Tante corone di fiori, quasi tutti gialli e rossi, come quelli che il capitano della Primavera Tripi - uno di quelli che con Nicola ha giocato sin dal 2011, quando fu allestito il gruppo dei Pulcini - ha depositato dei fiori sulle tribune del campo "Agostino Di Bartolomei", domenica mattina. Il ragazzo era in ritiro, con la prima squadra: Mourinho gli ha dato la possibilità di scegliere, offrendogli la possibilità di rimanere a casa, con la madre e la sorella, con tutto che, con la squalifica di Pellegrini, a gara in corso il giovane trequartista poteva fargli comodo. E lui ha fatto sapere che preferiva rimanere in ritiro, a disposizione, nonostante il dolore. Domenica è entrato in campo, a 8' dalla fine: fuori Karsdorp e Viña, dentro lui e Smalling, per una sorta di 3-2-5. Era il debutto stagionale, la seconda in A dopo Roma-Crotone del 9 maggio, tre giorni dopo l'esordio assoluto, contro il Manchester United, con tanto di autogol procurato. Si è piazzato all'ala sinistra, ha fatto quello che ha potuto, si è impegnato, ha urlato per un angolo che non gli è stato concesso. Il padre, che aveva chiuso la sua ditta di lavori edili ed era andato in pensione, c'era sempre, quando giocava, casa e trasferta: corpulento, maglia giallorossa aderente e voce tonante, si sentiva per tutto lo stadio, tra cori, esortazioni ed esultanze. E Nicola era il primo a sentirlo: potrebbe giocare di nuovo già giovedì, in Ucraina, Conference League. E gli sembrerà vuoto, lo stadio, senza quella voce.