Canta. Segna. Lotta. Ama. Tutto in novanta minuti. Dall'inno cantato all'inizio della partita con il pudore di chi ancora non parla la nostra lingua, alla standing ovation nel momento in cui Mourinho lo ha richiamato in panchina, passando, of course, per il gol partita, un tocco solo all'apparenza facile, dopo che una splendida giocata prolungata di Calafiori aveva spianato la strada all'urlo della nostra gente. È sempre più Tammy Abraham, match winner in una partita che ci ha tenuto in ansia pure il dopo fischio finale. Ci ha messo meno di quaranta giorni a entrare nel cuore della gente. Così come nel suo, di cuore, sono entrati la Roma, Roma, tifosi che a Londra non sospettava neppure come potessero essere così innamorati a prescindere, abituato com'era allo snobismo dello Stamford Bridge del Chelsea.

Terzo gol stagionale per il ragazzo arrivato da Londra, stavolta pure decisivo dopo la rete della manita contro il Cska e quello a Salerno con un destro di straordinaria qualità. Terzo gol che ha voluto dire tre punti, Verona un po' dimenticata, l'entusiasmo giusto per presentarsi al derby. La Roma è sempre più conquistata dall'inglese, sentimento ricambiato da Tammy che alla fine della partita, davanti ai microfoni, ha manifestato tutta la sua gratitudine al mondo romanista: «Sono felice per la vittoria prima di tutto. È stata dura, complicata, perché l'Udinese è una squadra che sa stare in campo. Per il mio gol devo ringraziare Calafiori che è stato bravissimo con quella sua discesa sulla fascia per poi darmi il pallone giusto al momento giusto. Gli faccio i complimenti che estendo poi a tutti i miei compagni che sono stati bravi a lottare fino al fischio finale proteggendo alla grande il mio gol. A tutti loro mi piace trasmettere la mia voglia di vincere».

L'inglese sembra sempre più inserito nel calcio italiano e nel mondo romanista. È sbarcato da queste parti nel giorno del passato Ferragosto, ci ha messo davvero poco a sentirsi uno di noi. Come spiegare, del resto, quell'inno cantato prima del fischio d'inizio immortalato dalle telecamere con tanto di braccio alzato a ritmare il tempo? «Io amo questi tifosi. La società e la nostra gente mi hanno fatto sentire a casa dal primo istante che sono sbarcato a Roma. Qui mi sento in famiglia e per me è importantissimo. Sì, è vero, all'inizio ho cantato il nostro inno insieme ai tifosi, è bellissimo. Quando avrò confidenza con la vostra lingua, lo canterò anche in diretta».

Nell'attesa che considerando gli occhi intelligenti del ragazzo non sarà troppo lunga, godiamoci questo giocatore arrivato per certi versi a sorpresa da queste parti, scelto per raccogliere l'eredità di Edin Dzeko che aveva chiesto di lasciarlo andare all'Inter. Abraham, quando ha saputo che la Roma lo cercava, ha voluto conoscere nei dettagli il progetto della nuova società, le prospettive per il futuro, le qualità dei compagni, poi il resto lo ha fatto il nome di Mourinho che pure con un paio di telefonate gli ha fatto capire che sarebbe stato al centro di un grande progetto. Che, adesso, domenica prossima, dovrà passare attraverso l'esame del derby. Dodici punti conquistati sui quindici a disposizione sono un biglietto da visita importante per cullare le ambizioni di tornare a respirare l'aria della Champions League, ma ora c'è l'esame più difficile, soprattutto dal punto di vista psicologico, da affrontare per avviarsi verso la tesi. A un ragazzo come Abraham la parola derby può fare solo un effetto parziale visto che a Londra ne giocano uno una domenica sì e un altro la domenica dopo pure, quasi senza soluzione di continuità. Ma un conto sono i derby londinesi che sono talmente tanti da mitigare l'effetto che fa, un altro è quello di Roma. E Abraham ha fatto intendere di averlo già capito: «Il derby? Da quando sono arrivato tutti non fanno altro che parlarmene. Lo so benissimo che è una partita importante e che tra le due tifoserie c'è una grande rivalità. Io non vedo l'ora di giocare per scoprire pure la bellezza dell'Olimpico in occasione del derby. Il nostro obiettivo sarà quello di fare un altro regalo ai nostri tifosi. Mi dispiace tantissimo che non potrà esserci Pellegrini per un doppio cartellino giallo con il secondo che ho capito poco. Sarà una motivazione in più per dedicarlo anche al nostro Capitano».