È un nuovo inizio, è un altro esordio. Mourinho ci sta prendendo gusto, i tifosi pure. Anche stasera in quello che potrebbe essere un poco significativo esordio della Roma nella terza competizione continentale, la neonata Conference League, ci sarà il tutto mezzo esaurito possibile in questi tempi post Covid. Gioca la Roma, e tanto basta. Il calcio d'inizio è previsto per le ore 21, chi la guarderà da casa potrà godersela su Sky, di fronte i bulgari del Cska Sofia, curiosamente formazione già affrontata lo scorso anno da Fonseca in Europa League: finì 0-0 all'Olimpico, al ritorno vinse invece la squadra di Akrapovic (l'attuale allenatore, Mladenov, subentrò a luglio a Penev, che era entrato a marzo), ma la sfida non contava ai fini del risultato. Il risultato finale fu 3-1, ma della Roma scesa in campo quel giorno oggi dal primo minuto potrebbe esserci solo Diawara. Boer, catapultato titolare a sorpresa in quel giorno di dicembre, è il terzo portiere, Fazio si allena da solo a Trigoria con altri reprobi, Milanese e Bamba sono fuori dai radar, Kumbulla è il quarto centrale,  Jesus e Peres sono stati vceduti, Pedro è alla Lazio, Majoral e Perez dovrebbero partire dalla panchina.
È un nuovo inizio, è un altro esordio e sembra davvero un'altra cosa la Roma di Mourinho. Ogni atto del portoghese sembra guidato da un comandamento che proviene da una superiore civiltà. Chi ha avuto modo di gustare la conferenza stampa di ieri si sarà divertito ad osservare la sua teatrale pausa nel corso di una risposta a una delle prime domande. In fondo alla sala c'erano dei tecnici bulgari impegnati nella traduzione delle sue parole, il brusio l'ha disturbato, lui si è fermato, in sala hanno pensato tutti che avesse lasciato la risposta a metà, lui non se ne è preoccupato e mentre la collega successiva stava ripartendo con una nuova questione, lui è tornato indietro: «Non ho finito la risposta, ma se quei signori parlano diventa difficile per me articolare un discorso». Non molla niente, neanche una risposta. «La formazione? Vi dico che gioca El Shaarawy perché l'ho detto già a lui, e Calafiori prenderà il posto di Viña, ma delle altre cose non posso dirvi niente perché non ho ancora parlato con i miei ragazzi». Semplice, preciso, carismatico. Inevitabile che la Roma si sia appoggiata molto a lui in questo inizio di stagione così folgorante. Cinque vittorie su cinque confronti, che non saranno cinquanta, così come tre non erano trenta, ma sempre cinque sono: messi in fila tre volte gli avversari in campionato, due i turchi del Trabzonspor nel preliminare di Conference. Ora tocca ai bulgari, poi ci sarà il Verona di Tudor, alle 18 di domenica. Poi sarà la volta dell'Udinese e infine della Lazio. Inutile inerpicarsi sul sentiero dei pronostici, sbagliato lasciarsi cullare dall'immagine vincente del filotto infinito di vittorie consecutive, dei record da raggiungere (Garcia l'ultimo recordman sul tema), dei traguardi da tagliare. Meglio un passo per volta, come dice Mou. La più importante è stasera.
In tema di vittorie, peraltro, tra i suoi 25 trofei ci sono quattro coppe europee, due Europa League, e due Champions. Da quando si sono inventati un'altra competizione, questa Conference League, si è riaperto un buco nella sua bacheca. Se vincesse, sarebbe il primo tecnico al mondo ad aver fatto l'enplein e chissà quanto tempo resterebbe l'unico. Questa coppa o le altre pari sono, almeno in questo momento, nella sua testa. È calato nel nuovo progetto, lontani i fasti di Madrid o Manchester, le vittorie di Milano pagate a caro prezzo da Moratti, rimasto orfano del portoghese e con un carico di conti da sostenere da cui l'Inter non si è praticamente mai liberata, e sono passati più di dieci anni. Roma è una roba completamente diversa per lui. E per Roma, e la Roma, Mourinho è qualcosa di totalmente nuovo, e assai gustoso. Ci sarà tempo di assaporare ogni momento. Stasera se ne vivrà un altro, andiamo.