Sanguigni. Trascinanti e trascinati. O semplicemente partecipi di atmosfere che soltanto la Roma sa regalare. Mourinho è stato l'ultimo allenatore in ordine temporale a lasciarsi andare a una corsa sfrenata sotto il cuore del tifo. Ma non l'unico. Lo Special One sceglie la sua panchina numero mille, la quinta ufficiale in giallorosso, coincisa con altrettante vittorie. Col Sassuolo è molto più che in bilico fino al recupero, quando la perla di El Shaarawy fa esplodere stadio, squadra e quel signore in panchina, che scatta fino alla Sud per buttarsi in mezzo ai suoi ragazzi e abbracciare idealmente tutti quelli alle spalle del plexiglass. Una corsa ripresa sui social dallo stesso JM il giorno dopo, con tanto di commento autoironico: «E niente infortunio muscolare».

L'antesignano dei tecnici esultanti resta Carletto Mazzone, che va a ricevere il doveroso tripudio alla fine di un derby stravinto. È il 27 novembre 1994 quando l'apoteosi fa capolino dal lato giusto dell'Olimpico. Tutta la settimana precedente i media si sono sbizzarriti in pronostici a senso unico (l'altro), qualcuno si è perfino spinto nel gioco delle figurine fra le due squadre, contrassegnandolo con un 11-0 biancoceleste. L'allenatore trasteverino ne trae spunto per attaccare i ritagli nello spogliatoio e caricare i suoi. Il risultato è fragoroso: la Roma schianta la squadra di Zeman con un 3-0 che non ammette repliche, dominandola dal 1' al 90'.

Trascorrono altri dieci anni prima che sulla panchina si risieda un romanista doc: tocca a Bruno Conti nel 2005 condurre a termine una stagione disgraziatissima, con altri tre cambi prima di lui. La squadra è imbottita di ragazzini della Primavera, quasi tutti portati a Trigoria da lui, e in Coppa Italia compie una sorta di miracolo, arrivando a centrare la finale. Nel percorso elimina la Fiorentina ai rigori al Franchi e Marazico viene portato a spalla da Totti sotto un settore ospite in delirio.

La scena si ripropone quasi a parti invertite un anno più tardi: l'allenatore è Luciano Spalletti, che strano a dirsi oggi, ma con il Dieci ha un rapporto idilliaco. Il 26 febbraio si gioca il derby. Francesco è finito ko la settimana prima e la sua partecipazione al Mondiale sembra una chimera. La Roma arriva da 10 vittorie consecutive e tenta di centrare il primato assoluto per la Serie A: per l'occasione Totti è appena al di qua della panchina, con le stampelle e insieme a Conti. Taddei e Aquilani firmano il 2-0 da record e sotto la Sud con la squadra c'è anche il tecnico toscano con tanto di maglietta «Forza Capitano».

Altro giro altra corsa nel 2013: ancora una sfida coi biancocelesti, ancora un successo, ancora in una striscia da record, seppure non al culmine. C'è comunque da festeggiare e Rudi Garcia, prima di incidere nella pietra «La chiesa al centro del villaggio» esulta mano nella mano coi suoi giocatori, al cospetto del suo nuovo popolo. L'ultima citazione è per Claudio Ranieri, versione 2018: in questo caso non si celebrano trionfi, ma un addio struggente: Daniele De Rossi lascia la Roma. E l'abbraccio del testaccino a DDR si scioglie nelle lacrime. Sì sotto la pioggia, ma non per questo perse.