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Gravina: "Totti è un'icona, De Rossi è il simbolo della fedeltà"

Il presidente della Figc ha parlato di Var, di stadi e della riforma del calcio italiano ai microfoni di ReteSport: "Vogliamo una rivoluzione culturale"

PUBBLICATO DA La Redazione
06 Dicembre 2018 - 10:21

Ai microfoni di ReteSport è intervenuto Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, nel corso della trasmissione condotta da Francesca Ferrazza e Chiara Zucchelli. Ecco le dichiarazioni del numero uno della Figc, che ha parlato di Var, di stadi, di Totti, De Rossi e Zaniolo

Si parla tanto di Var: come giudica il suo utilizzo e non pensa che avere un pool al controllo video formato da esperti e/o arbitri non più in attività possa essere la strada giusta?
"So che l'Aia sta lavorando moltissimo su questa ipotesi. Ho apprezzato moltissimo l'onestà intellettuale, questo modo di comportarsi da parte dell'Aia, in modo particolare degli arbitri e anche del Var, perché quando qualche giorno fa c'è stato qualche errore ed è stato riconosciuto secondo me è stato un gesto di grande onestà e coerenza intellettuale. Noi dobbiamo imparare a prendere meriti, a riconoscere meriti, ad una delle eccellenze del calcio italiano. Dobbiamo apprezzare sapendo che si possono commettere errori, dobbiamo avere la capacità di apprezzare nel momento in cui gli stessi soggetti che hanno sbagliato riconoscono l'errore. Per limitarli al minimo il lavoro è già straordinario, parliamo sempre di alcuni minimi aspetti negativi e non valorizziamo mai gli aspetti positivi derivanti da questo strumento tecnologico. Ci sono spazi per migliorare, e so che l'Aia sta lavorando. So che c'è la volontà di incidere molto su questo protocollo attualmente esistente per fare in modo che ci sia la possibilità di ricorrere in modo sempre più incisiva ed utile all'utilizzo del Var".

Totti e Buffon quando smetteranno potranno avere, anche part time, un ruolo in FIGC?
"Ha citato due icone del calcio non solo italiano, ma mondiale. Ogni volta che abbiamo un evento raccolgono simpatia e consenso. Sono ambasciatori del calcio mondiale, del Calcio, quindi come possono non esprimere un giudizio positivo su uomini ed atleti come Totti e Buffon. Magari".

Il futuro del calcio italiano passa dagli stadi di proprietà? Quanto sono importanti le infrastrutture per il rilancio del calcio italiano?
"Credo che il tema delle infrastrutture non sia collegato al titolo giuridico, cioè se sia un semplice possesso o un titolo di proprietà. Innanzitutto dobbiamo sgombrare il campo da un equivoco di fondo: noi abbiamo bisogno di strutture moderne e soprattutto accoglienti, cosa che noi in Italia facciamo fatica a vivere perché il calcio è come il Turismo, l'industria dell'accoglienza. È il luogo dell'accoglienza, è il luogo dove le famiglie devo incontrarsi, socializzare. Ecco per noi questo è fondamentale, sotto il profilo della socializzazione. Sotto il profilo della capacità di mettere a reddito anche questo tipo di strutturo, è normale che il titolo di proprietà diventa fondamentale, perché dà la possibilità ai club di vivere ora per ora, giorno per giorno, costantemente un luogo che diventa il luogo di riferimento ma anche grande elemento di produzione di ricavi e le società hanno bisogno anche di questo. Per non sottacere un altro elemento fondamentale: la possibilità di utilizzare questo tipo di progetti per migliorare, rilanciare, valorizzare il brand legato a quel tipo di prodotto e all'immagine di una determinata società. Del resto, Juventus Stadium docet".

Lei era capo delegazione dell'Under21 nel 2004: ci regala un ricordo di un giovanissimo De Rossi?
"Daniele è stato con me in Germania 2004 ed è stato uno degli atleti di riferimento nell'Olimpiade di Atene 2004, una Nazionale che dopo 68 anni ha vinto una medaglia alle Olimpiadi. Daniele è sempre stato un ragazzo molto riservato, soprattutto perché era agli inizi. Un ragazzo che al di là degli aspetti di simpatia del carattere continua a conservare e manifestare in tutte le occasioni, io chiamavo 'trottolino'. Aveva questa capacità straordinaria di non fermarsi mai, e lo ha dimostrato sempre in campo grazie ad eccellenti qualità tecniche. È un ragazzo molto molto molto legato al fare gruppo, sempre attento ad essere a disposizione dei compagni. Un ragazzo che, se dovessi usare un aggettivo per rappresentarne il modo di essere, userei 'fedeltà'".

Roberto Mancini ha puntato molto sulla valorizzazione di un giovane come Zaniolo che, dopo la convocazione in azzurro, è diventato anche un punto di riferimento nella Roma di Di Francesco. E' così che si fa per lanciare nuovi talenti?
"È uno dei modi per agevolare, per dare la possibilità ad alcuni ragazzi di credere in loro stessi ma soprattutto di metterli in vetrina. La Federazione ha dato ampio mandato a Mancini, ma anche agli altri allenatori delle Nazionali, di invertire la rotta. Per raccontare agli italiani una nuova storia. Non si può raccontare solo l'idea di centrare a tutti i costi un risultato importante. Un risultato lo si può ottenere ed è importante per gli italiani per far riscoprire un senso d'appartenenza e d'orgoglio verso la nostra nazione, ma non è solo la vittoria, non è solo il risultato finale, è come quel risultato può essere centrato. Noi dobbiamo raccontare agli italiani che ci sono tantissimi talenti che possono diventare campioni, e Mancini ha questo compito. L'attività che sta svolgendo in questa direzione è davvero encomiabile. Oltre a Zaniolo ci sono tanti altri giovani poco utilizzati nei rispettivi club: oggi grazie all'attività di Mancini e grazie alle loro prestazioni in Nazionale stanno trovando più spazio nei rispettivi club e credo che questa sia una delle mission che la nostra Federazione deve portare avanti".

La Roma è pronta per il prossimo anno con la seconda squadra: quanto contano per il futuro del nostro calcio?
"Tantissimo. Sviluppiamo meglio ed organizziamo meglio il progetto, seguiamo anche qui una mission chiara. Utilizziamo le seconde squadre come valorizzazione e formazione di nuovi talenti, perché è chiaro che se le utilizziamo solo per una sorta di sfogo o di utilizzo di comodo. Sul limite d'età, visto che già Under23 è particolarmente elevato, sull'utilizzo degli stranieri, sulla possibilità di capire se sia giusto che questa partecipazione al campionato di Serie C possa essere legata alla possibilità di venire promossi o retrocessi, tutti questi temi saranno oggetto di valutazione politica nel tavolo di lavoro relativo alla riforma dei campionati. Dobbiamo capire quanti spazi e quante opportunità di posti ci sono all'interno di questo campionato professionistico di Serie C".

È presidente da quasi due mesi, quali sono i provvedimenti e le decisioni che ha già adottato e che reputa importanti per la crescita del calcio italiano?
"Innanzitutto abbiamo lavorato sulla riscoperta di un entusiasmo che negli ultimi mesi è andato sempre più affievolendosi e che poi abbiamo smarrito nel periodo del nostro commissariamento, un periodo piuttosto buio e triste per il calcio italiano, per ogni forma di non-governo democratico all'interno dell'istituzione sicuramente un momento di grande criticità e di grande negatività soprattutto sotto il profilo dei sentimenti. Oggi abbiamo riscoperto il senso di una governance che ha dato fiducia, che ha dato la possibilità di vivere con entusiasmo diversi appuntamenti. Con questo entusiasmo abbiamo avviato un processo di riforma del calcio italiano, abbiamo immediatamente lavorato su quelle criticità che soprattutto nel periodo estivo hanno generato tensioni nel mondo federale. Mi riferisco sopratutto al tema della giustizia sportiva, a quella lacerazione che è stata generata da alcune violazioni o da alcune applicazioni errate di alcune norme. Abbiamo immediatamente instaurato un tavolo di confronto sulla riforma della giustizia sportiva, che va di pari passo con quell'altro tema molto delicato che è il tema dei controlli. L'ultimo consiglio federale ha approvato le line guida per le nuove licenze nazionali. Quindi il 18 dicembre il consiglio federale, l'ultimo dell'anno 2018, approverà con 6 mesi d'anticipo rispetto agli standard le nuove norme per le licenze d'iscrizione ai campionati. Poi sono stati avviati altri 5 tavoli di lavoro, in modo particolare nell'area della governance per quanto riguarda l'aggiornamento dello statuto, l'adeguamento del codice dei controlli, una nuova area revenues, una nuova area business per il nostro mondo, l'area relativa alla riforma dei campionati, l'area relativa alla valorizzazione e alla modernizzazione delle strutture. Diciamo che vogliamo essere una federazione dinamica, una federazione che vuole incidere con una nuova rivoluzione culturale".

Una domanda "scherzosa": se non fosse stato il presidente della FIGC, il 26 dicembre (boxing day della Serie A) avrebbe visto calcio o giocato a tombola?
"Continuerei sempre a giocare a tombola (ride, ndr)".

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