Tranquilli. Calmi. Sereni. Non è successo niente. Per dirla alla Mourinho, abbiamo vinto soltanto quattro partite, mica trenta. Con avversari che si chiamano Trabzonspor (due volte) nel doppio play off di Conference che ci ha qualificato ai gironi della neonata coppa, Fiorentina, Salernitana. Percorso netto. Quattro vittorie. Tredici gol fatti, due subiti, neppure un minuto sotto nel punteggio, due volte raggiunti dopo il vantaggio, ripartenza e successo finale. Un portiere che è un portiere. Un centravanti che è un centravanti. Un Veretout da Nazionale. Un Pellegrini straordinario. Un Cristante che vorremmo conoscere chi lo ha sempre criticato. Due esterni bassi (ma solo due) che sono una garanzia di corsa, dedizione e presenza. Un Mkhitaryan che gli basta un pallone per far capire cosa sia il calcio di alto livello. Una coppia centrale che non ha paura di niente e di nessuno. Un gruppo di ragazzi che segue il suo Maestro senza battere ciglio. Una squadra che in questi primi trecentosessanta minuti di calcio ufficiale, ci ha dato sempre l'impressione di essere disegnata in campo nella maniera giusta. Una squadra che non ha paura di alzare la voce. Un gruppo che tutti per uno, uno per tutti. Insomma, meglio di così non poteva proprio cominciare la prima stagione dell'era mourinhana.

Una squadra che a Salerno, a chi scrive, ha dato una risposta importante, attesa oltretutto con una certa ansia e impazienza. Ci spieghiamo. Nelle prime tre gare della stagione, ma anche in alcune amichevoli estive contro avversari come Porto, Siviglia e Betis, la Roma che lo Special One ci aveva proposto, era stata quasi sempre una squadra che dava l'impressione, forte e chiara, di aspettare la partita. Roba del tipo, senza offendere nessuno, venite avanti cretini, noi ripartiamo e vi purghiamo. E chissenefrega se andiamo sotto nel possesso della palla. Noi, Roma, quando abbiamo il pallone tra i piedi, non stiamo lì a cincischiare troppo, retropassaggi al portiere ridotti al minimo indispensabile, palla avanti, palla dietro, imbucata in verticale e vediamo che succede. Ed era successo che i gol erano arrivati, i tre punti pure, il tutto condito da un crescente e giustificato entusiasmo.

E' anche vero che aspettare la partita, per certi versi è il modo migliore per affrontarla, si rischia poco, non si concedono spazi agli avversari, si gestiscono spazi e tempi, in attesa che arrivi il momento giusto per fare male. Bene, in questo senso la prima Roma di Mourinho ci aveva già dato risposte rassicuranti. Non solo perché i risultati erano arrivati, ma anche perché aveva messo in mostra una solidità difensiva che per noi tifosi romanisti sembrava roba dell'altro millennio. A Salerno però, come è puntualmente avvenuto, la partita che ci si aspettava, sarebbe stata diametralmente opposta. Cioè una Roma che non avrebbe più potuto aspettare l'avversario, ma costretta a farla la partita contro una Salernitana che, come appunto accaduto, si sarebbe sistemata con dieci uomini nella sua metà campo. In sostanza, a Salerno la Roma se la doveva andare a prendere la partita e, quindi, la vittoria.

Bene, pure in questo senso, la prima risposta della Roma dello Special One, è stata decisamente confortante. Vero, i primi quarantacinque minuti non sono stati un inno al gioco, alla velocità, alla brillantezza, alle occasioni create. Ma è qui che si vedono le grandi squadre. Che, di fronte a un pullman davanti alla porta avversaria, hanno la consapevolezza dei forti. Cioè quella di non perdere la pazienza, nella convinzione che prima o dopo la rete per sbloccare la partita arriverà. Nel primo tempo, di fatto la Roma è stata come quel pugile che nelle prime riprese studia l'avversario, lo stuzzica, lo affatica, comincia a fargli male, gli fa capire che presto arriverà il colpo decisivo. Puntuale è arrivato all'inizio della ripresa grazie a un Pellegrini che ci auguriamo davvero che, negli ultimi centottanta minuti, abbia messo definitivamente a tacere chi lo ha sempre additato come un mezzo giocatore. Ce ne fossero di mezzi giocatori come lui. E dopo quel gol di sinistro, non ci sarebbe stato neppure più bisogno di stare in ansia, perché era fin troppo chiaro che sarebbe arrivato il secondo, il terzo, il quarto. E, pure, un gioco finalmente liberato dalle ansie. Un gioco, per esempio, che ci ha regalato quella seconda rete di Veretout (terza stagionale del francese, capocannoniere insieme a Pellegrini in questo inizio di stagione, magari ci sbaglieremo, ma l'impressione è che quest'anno i centrocampisti di gol ne faranno parecchi). Una rete meravigliosa, Carles Perez (rinato), Abraham che ci piace sempre di più, tocco geniale dell'armeno, il francese a chiudere gioco, partita e incontro. Eccola, allora, l'altra Roma di Mou. E se il buongiorno si vede dal mattino...