La parola fine, a Milano, a uno degli affari peggiori della storia del club che cedette Roberto Carlos per puntare su Alessandro Pistone, l'hanno messa due giorni fa, firmando la risoluzione del contratto con Radja Nainggolan, che dopo tre anni lascia i nerazzurri, con una ricca buonuscita, pare superiore ai due milioni di euro. Tre anni in cui è stato più a Cagliari che a Milano: giocò sull'isola, con buona parte dell'ingaggio pagato dai nerazzurri, nella stagione 2019-20, doveva tornarci anche l'anno dopo, ma i due club cercarono fino alla fine, senza trovarlo, un accordo sulla percentuale di ingaggio coperta dal club del gruppo Suning. E così il belga rimase a Milano, giocò quei quattro spezzoni che gli consentiranno di dirsi Campione d'Italia, e poi a gennaio si trasferì di nuovo a Cagliari: con tutta probabilità ora ci tornerà di nuovo, stavolta da svincolato. Per i nerazzurri, che di fatto lo hanno utilizzato solamente nella stagione 2018-19, chiusa con 29 presenze e 6 reti, è difficile quantificare le decine di milioni buttati nell'affare, tra ingaggio, costo del cartellino, buonuscite e contributi ai sardi, e soprattutto il mancato guadagno da Nicolò Zaniolo, che i nerazzurri misero nell'affare, insieme a Davide Santon, e a un conguaglio di 24 milioni.

A bilancio Nainggolan fu messo a 38, 9,5 per il terzino che da giovane era stato etichettato come il nuovo Facchetti, dopo che proprio Mourinho lo aveva fatto esordire in prima squadra a 18 anni appena compiuti, contro la Roma in Coppa Italia, 4,5 per il ragazzo che l'Inter aveva preso dall'Entella, quando giocava in B, e messo a disposizione della Primavera, con cui aveva fatto vedere doti decisamente sopra la media. I dirigenti del settore giovanile espressero subito dubbi sull'opportunità di cederlo a titolo definitivo, senza clausole di riacquisto (c'è invece una percentuale del 15% sulla futura rivendita), ma quando l'allenatore di prima squadra, che nella stagione precedente non gli aveva fatto fare un minuto in gare ufficiali, punta i piedi, si può fare poco: Spalletti voleva Nainggolan a tutti i costi, e fu accontentato.

Da Kolarov A Batistuta

Come fu accontentato, un anno dopo, Antonio Conte, che conoscendo il carattere particolare e le abitudini esuberanti del belga, fece sapere che non voleva neppure incontrarlo nel centro d'allenamento. Un anno fa tra le richieste di Conte ci fu Kolarov: c'erano già Young e Darmian come centrocampisti esterni con caratteristiche difensive, Perisic con qualità diverse, ma Kolarov poteva fare comodo anche come centrale difensivo di sinistra, dove effettivamente giocò 4 volte nelle prime 6 giornate, prima dell'esplosione del 21enne Bastoni. E pensare che in quel ruolo l'Inter avrebbe potuto avere Spinazzola, se non avesse fatto saltare, sei mesi prima, lo scambio con Politano, che, romano e romanista, a Fiumicino aveva già posato con la sciarpa della Roma. Hanno rimediato con il serbo, valutato 1,5 milioni di parte fissa più altri 500.000 di bonus: alla fine appena 7 presenze per lui nello scorso campionato, di cui 5 tra settembre e ottobre, da metà marzo non è più stato convocato per problemi fisici vari. Aveva un solo anno di contratto, dopo l'addio di Young gli è stato offerto il rinnovo: a novembre farà 36 anni. Ne aveva 34 Gabriel Omar Batistuta nel gennaio 2003, e aveva sparato tutte le sue cartucce con i 20 gol nell'anno del terzo scudetto. L'anno dopo scese a 6, furono 4 nella prima metà del 2002-03: a metà stagione passò all'Inter, che lo prese a costo zero, con risoluzione di contratto, e Franco Sensi che poco dopo si vantò di aver dato una fregatura ai nerazzurri. A Milano il vecchio leone ormai stanco segnò un paio di gol in 6 mesi, prima di andare a prendersi l'ultimo (ricco) ingaggio a Doha. Dzeko ha una quindicina di mesi in più, ma sembra decisamente più integro.