È arrivata all'ultimo atto l'unica sconfitta del precampionato della Roma, ma la sfida del Villamarin passerà agli archivi soprattutto per le imprese folcloristiche dell'arbitro locale Figueroa Vazquez. Il bilancio della tournée della Roma nella penisola iberica resta comunque positivo. Certo, andrà fatta una riflessione sul nervosismo e forse sull'eccessivo agonismo della squadra. Ma se una qualità si chiedeva al gruppo di giocatori che lo scorso anno per buona parte della stagione aveva saputo regalare sprazzi di buon calcio, ma si era poi spento nel momento di tirare fuori il carattere, era proprio quella di apprendere rapidamente da Mourinho la capacità di ispessire la corazza, anche a costo di perdere qualche tratto di brillantezza. L'episodio della sin troppo apprezzata (da pubblico e critica) rissa con il Porto ha indubbiamente comunque dato una prima risposta e la gazzarra di ieri (con addirittura sei espulsi) ne dà in qualche modo conferma: ora la Roma non sembra disposta a mollare qualcosa ad avversari che siano solo maggiormente determinati.

Dal punto di vista difensivo, poi, la partita di ieri falsa una media lusinghiera. Fare gol a questa squadra sembrava essere diventato complicato: prescindendo della prime quattro sfide italiane (tre ovvi clean sheet nelle facili amichevoli tra Trigoria e Trieste, e due gol stupidamente concessi al Debrecen nella sfida di Frosinone), in Portogallo la squadra giallorossa ha finito con la porta inviolata con il Siviglia (sfida che ogni tifoso temeva dopo la sbornia in Europa League di un anno fa), ha preso gol con il Porto nei minuti finali e ne ha regalato un altro Rui Patricio nella sfida per il resto dominata con il Belenenses. Poi ieri ne ha presi troppi, ma tra quelli clamorosamente irregolari e quelli piovuti dal cielo è sembrata davvero una serata irripetibile. Tatticamente, basti notare l'attenzione che ha il centrale di centrocampo non attirato in zona palla rispetto alla posizione da tenere, oppure basti seguire la corsa all'indietro in cui s'impegna sempre uno dei centrali di metà campo quando l'altro si alza nel pressing. Sono piccoli dettagli che aiutano la squadra a non scoprirsi nelle transizioni avversarie, vero e proprio tallone d'Achille della Roma di Fonseca.

Sul fronte offensivo Mayoral è l'uomo che si è maggiormente distinto con cinque reti, Dzeko e Zaniolo ne hanno segnati tre a testa, raggiunti ieri da Mancini, a quota due si sono attestati Perez e Zalewski, uno per uno Calafiori, Diawara, Kumbulla, capitan Pellegrini e Shomurodov, al gol all'esordio. Sabato 14 vernissage all'Olimpico con i marocchini del Raja Casablanca, poi si farà sul serio. Ma per quel che s'è visto, la Roma di Mourinho sembra pronta. Con magari i nervi un po' più saldi.