Forse non avrà la vena di De Rossi, quella che il Capitano sfoggia ogni volta che la Roma segna un gol, ma le ultime sue esultanze hanno messo in mostra muscoli e tendini tesissimi. Alessandro Florenzi, in questa stagione, sembra essere l'uomo deputato a caricarsi simbolicamente la squadra sulle spalle nei momenti più difficili. Lo ha fatto riaprendo una gara - quella casalinga contro l'Atalanta - che sembrava chiusa già all'intervallo: partenza dalla destra, gioco di sponda con Dzeko e botta mancina dal limite che rimette in corsa la Roma. Forse è lì, che nasce il nuovo Alessandro: con quel grido verso la Curva Sud e quel pugno all'aria che sa di liberazione. I tendini del collo sembrano voler rompere la pelle, ma quel che conta è che i giallorossi, alla fine, riescono a riacciuffare l'Atalanta.

A Firenze, dopo una sorta di tiro al bersaglio verso la porta difesa da Lafont, ci ritroviamo sotto per un "fallo di guancia" di Olsen sul piede di Simeone. Diventa un assedio al Franchi, ma i giallorossi sembrano vittime di un sortilegio e la palla non vuole entrare. Ci pensa ancora una volta lui, Alessandro, che di nuovo col sinistro spedisce dentro una respinta volante del portiere viola. Un'altra esultanza tutta grinta, ancora dedicata ai tifosi giallorossi che hanno riempito il formaggino del "Franchi". Dove Florenzi veste la fascia di capitano, vista l'assenza di De Rossi. E se Clark Kent e Bruce Wayne hanno bisogno dei loro fedeli costumi per trasformarsi in Superman e Batman, allora perché quel pezzo di stoffa e di storia giallorossa non può essere altrettanto portatore di superpoteri?

Del resto, proprio contro l'Udinese, Alessandro ha avuto l'onore (e l'onere) di indossare quella fascia dal primo minuto: il 28 ottobre 2015, con Totti infortunato e De Rossi squalificato, è proprio lui a guidare in campo i compagni. La Roma di Rudi Garcia ipoteca ben presto la pratica friulana: segnano subito Pjanic e Maicon, poi Gervinho; nel finale Thereau fissa il punteggio sul 3-1. Florenzi gioca da intermedio a centrocampo, perché è ancora il jolly tuttofare che può essere schierato in tutti i ruoli. Non che oggi non lo sia più, all'occorrenza, ma ha ampiamente dimostrato una crescita notevole sulla fascia destra della difesa.

Il 13 marzo, per la gara di ritorno, sono cambiate molte cose: l'allenatore (c'è Spalletti al posto di Garcia), il modulo (dal 4-3-3 al 4-2-3-1), e il ruolo di Florenzi, che da centrocampista è stato retrocesso dietro. Ma anche stavolta Totti e De Rossi non ci sono, o meglio, partono dalla panchina. Ale è di nuovo capitano. E quella fascia - che mica regala i superpoteri, eh, si scherzava - lo esalta ancora: al 74' controlla sulla linea di fondo un bell'assist di Pjanic, uno stop a seguire che gli permette di evitare un avversario, quindi batte Karnezis in uscita. Gol da spellarsi le mani, 0-2 e vittoria praticamente in cassaforte. Ale riparte da qui, sabato alla Dacia Arena. Perché De Rossi è ancora acciaccato e difficilmente recupererà, perciò lui è pronto a farne le veci. Perché è un caso che la fascia da capitano coincida con il primo gol in un derby, o con quel capolavoro di Udine, né con il pareggio siglato a pochi minuti dalla fine al Franchi. Ci mancherebbe, si tratta soltanto di una curiosa coincidenza. Una fascia non può mica donarti i superpoteri. Oppure sì?