Dell'annosa e ormai stucchevole discussione sul gioco della Roma, bisognerebbe cominciare a mettersi d'accordo su quali parametri oggettivi si debba discutere per provare ad arrivare a un compromesso. Se il parametro è quello dei punti allora non c'è dubbio che qualcosa in questa prima fase di campionato della squadra giallorossa, e quindi al suo allenatore, sia mancato. La classifica parla chiaro: cinque squadre hanno fatto meglio e di queste almeno due - Milan e Lazio - hanno potenzialità decisamente inferiori. Ma la classifica premia per sua stessa definizione chi fa più punti, non chi esprime il gioco migliore. Per questo ci sono altri parametri da prendere in considerazione e riguardano il numero dei gol (solo Juve e Napoli, con 26, meglio della Roma, 22), il numero dei tiri nello specchio (solo la Juve, media 6,5 a partita, meglio della Roma, media 6,3 a partita), magari il dato del possesso palla (qui la Roma è quinta, con il 55,6% medio. La Juve ha il 60,7, l'Inter il 58,2, l'Atalanta il 56,8, il Napoli il 56%) oppure il numero dei pali (Roma in testa con 9, Juventus e Empoli seguono a 8), o magari il numero dei giocatori arrivati a segnare (Roma in testa con 13, davanti a Atalanta con 12 e Inter con 11).

Tutto, insomma, dice che la Roma produce calcio e giocate offensive, anche se a volte non vince le partite. E questo ha a che fare magari con l'efficacia del gioco, meno con la sua qualità. Come ha detto ieri Allegri a Coverciano, «le squadre troppo divertenti non vincono, e poi magari ci si arrabbia. È meglio essere efficaci». Facile a dirsi quando si allenano i giocatori più forti, ma l'allenatore della Juventus non ha certo torto. E sulla scarsa efficacia Di Francesco sta lavorando da tempo.

Nel nome della rosa

Analizzando ancor più profondamente, sembra sempre più chiara la circostanza per cui la Roma abbia decisamente migliorato la qualità della sua rosa, allargando, e di molto, il numero dei suoi giocatori forti. Solo ieri hanno giocato costantemente quattro dei nuovi acquisti (in un certo momento della partita erano persino cinque: nella Lazio, nell'Inter e nel Milan ieri ne ha giocato uno di nuovo, nella Juventus due, nel Napoli sabato inizialmente uno, poi ne sono entrati altri due) e tutti con gran profitto. Il discorso è strettamente connesso al numero dei giocatori che sono andati finora a segno: ben tredici giocatori diversi in campionato, che diventano quattordici se si considera anche il gol di Kluivert in Champions League. Nessuno, come si vede qui sotto, ha saputo far meglio. E forse il dato dei pali fa capire come in qualche momento la squadra sia stata anche sfortunata: con qualche gol in più, magari le partite con Bologna e Spal sarebbero state indirizzate in altro modo e provate ad aggiungere quei sei punti alla classifica della Roma e dovremmo riconsiderare tutti i discorsi critici elevati finora nei confronti della squadra di Di Francesco.

Ma la Roma si abbassa

Quel che bisogna capire è se la tendenza registrata nelle ultime partite, relativamente al fatto che la squadra abbia deciso di difendersi in zone di campo più vicine alla propria porta, sia una scelta strategica oppure una naturale congiuntura che nelle gare più recenti ha consigliato questo atteggiamento. A vedere la postura spesso da leone in gabbia dell'allenatore in panchina (soprattutto a Mosca) verrebbe da pensare che lui preferisca la Roma più alta e coraggiosa, quella che giocò a Stamford Bridge senza alcun timore contro il Chelsea e che fu l'embrione che poi si sviluppò fino a far nascere la splendida creatura ammirata contro il Barcellona. Fu una scelta folle, che ripagò però con la stessa moneta, con un risultato quasi folle: la semifinale di Champions League. Scelte più caute potrebbero portare risultati più cauti.