Prendi tre punti, segni quattro gol, scali cinque posizioni, ti piazzi sesta, vinci la settima partita nelle ultime dieci (più due pareggi a Napoli e Firenze e la sconfitta ingiusta con la Spal), arrivando a sedici gol in casa (ventidue in totale): sono i numeri che conforteranno i tifosi della Roma durante quest'altra sosta della Nazionale, sono i numeri maturati con la vittoria di ieri sulla Sampdoria, un 4-1 che condanna la squadra di Giampaolo ben oltre l'evidenza del risultato. Sì perché la Roma stavolta ha capitalizzato al massimo gli episodi decisivi della gara, a partire dal gol di Juan Jesus su calcio d'angolo nel cuore di un primo tempo equilibrato, e poi ha costruito il suo successo con azioni veloci che hanno tagliato in due la più esposta difesa blucerchiata nel secondo, segnando con Schick e due volte con El Shaarawy, lasciando però l'iniziativa agli avversari (maggior numero di palloni giocati, miglior possesso palla) e regalando loro anche tre palle-gol a partita ormai chiusa, su una delle quali Defrel ha trovato un (bellissimo) gol della bandiera.

Ma non è certo il caso di sottilizzare: prima della sosta per la Nazionale era necessaria questa vittoria per risalire qualche piano e avvicinarsi all'attico della classifica, ricostruendo l'autostima e rigenerando i giocatori meno utilizzati. Missione totalmente compiuta. Del resto si sapeva che battere questa Sampdoria non sarebbe stata comunque impresa facilissima. Da due squadre con sofisticate conoscenze tattiche può uscire una gran partita piena di episodi da rete o uno stallo dovuto alle rispettive capacità difensive. E nel primo tempo è stato soprattutto stallo, con le alte pressioni studiate dai due allenatori ad impedire quella che resta una delle migliori caratteristiche di entrambe le squadre: l'uscita dal basso palla al piede con sviluppo rapido sul lato opposto. Alla Roma forse è mancata proprio la capacità di muovere rapidamente il pallone da una parte all'altra del campo. Dei pochi lampi del primo tempo si ricordano soprattutto le accelerazioni di Kluivert (una delle quali al 34' meritava miglior sorte di quel palo che ha salvato Audero da un gol che ormai sembrava fatto, e l'olandese era partito praticamente dritto dalla linea del fallo laterale) e ovviamente il gol, arrivato per la sesta volta da palla inattiva: stavolta è stato Cristante a svettare di testa sull'angolo a "uscire" di Lorenzo Pellegrini, ma la palla prima di entrare è stata toccata proprio sulla linea di porta dalla punta del piede proteso di Jesus, che così si è assunto la paternità del gol "rubandolo" al collega che invece sul momento è stato il più festeggiato. In un modo o nell'altro, i protagonisti sono stati due che fino a oggi non erano stati molto apprezzati dalla piazza, ma sicuramente sì dall'allenatore che infatti li ha rimessi in campo anche ieri. E l'altro, Schick, dopo un primo deludente (con una doppia piroetta iniziale quando era solo sulla trequarti e non aveva marcatori incombenti se non la sua ombra, che l'aveva detta lunga su quel grumo mentale che fino a ieri gli aveva impedito di giocare in scioltezza), si è riscattato nel secondo tempo realizzando la rete del tranquillizzante 2-0, prima di lasciare il campo a Dzeko per i morsi dei crampi. Grossi pericoli nella prima frazione la Roma non ne ha corsi, chiusa bene col suo 4231 con Pellegrini ancora in gran condizione, e con la vogliosa attitudine dei due esterni offensivi, Kluivert appunto a destra (preferito a Ünder) e El Shaarawy a sinistra. Così il gol Olsen ha rischiato di prenderlo per una sciagurata deviazione di testa di Kolarov su punizione di Ramirez, ma per fortuna il palo ha respinto il goffo intervento.

Nella ripresa, messo Jankto per l'impalpabile Praet, Giampaolo ha provato a dare maggior concretezza alla sua squadra e al 9', quando l'arbitro ha concesso un rigore per un intervento di Manolas su Ramirez, ha pensato di aver avuto ragione, prima della revisione del Var, capace per una volta di fare giustizia: il greco non aveva mosso la gamba verso l'uruguaiano che invece aveva platealmente cercato il contatto. Quindi rigore annullato e vantaggio romanista mantenuto. Anzi, aumentato pochi minuti dopo, al 14', quando una fantastica percussione partita da Pellegrini e passata da El Shaarawy è culminata con la sovrapposizione di Kolarov e con la letale deviazione sottoporta di Schick, che poi sull'azione successiva ha sentito un doloretto muscolare e ha chiesto il cambio (Dzeko, entrato al 23'). Liberata mentalmente, la Roma ha cominciato a sciorinare gioco e occasioni, sfiorando il 3-0 prima con Manolas e poi con Florenzi, avvicinandolo con un rigore per mano di Colley prima concesso e poi, esattamente come prima, tolto dalla revisione alla moviola: la parabola di El Shaarawy aveva toccato prima il fianco del gambiano e poi il braccio. Dai e dai, il 3-0 è arrivato ed è stato un gioiello dell'ispiratissimo El Shaarawy, che prima ha girato al largo sull'uscita di Audero, poi è rientrato verso il centrocampo e ha piazzato la palla con un tocco dolcissimo all'incrocio dei pali. Pellegrini ha lasciato il posto a Zaniolo, Kownacki ha rilevato lo spento Caprari. Defrel invece spento non è mai stato e ha superato in bellezza il gol del Faraone stoppando un pallone di tacco allo scadere del 90' su mancato intervento di Manolas e battendo imparabilmente Olsen. Al 48' Dzeko ha chiuso la questione servendo lungo ancora El Shaarawy, aiutato nella conclusione a porta vuota da un maldestro intervento di Audero.