Daniele De Rossi che si carica Lorenzo Spinazzola sulle spalle per permettergli di festeggiare il trionfo correndo per il campo, è l'immagine più bella della festa. Per distacco. Non è soltanto il componente dello staff tecnico che aiuta il giocatore più sfortunato. È il campione del mondo al servizio del campione d'Europa. Altro che staffetta, è mutuo scambio di sentimenti. Tanta roba. In tanta Roma. De Rossi è il leader che (non) ti aspetti perché pur cercato a più riprese da Mancini, in questa Nazionale resta dentro il campo di allenamento e dietro le quinte quando si accendono i riflettori, lasciando il proscenio ad altri. Ma è anche quello che ha speso un'intera carriera da calciatore correndo in soccorso del compagno in difficoltà, in giallorosso come in azzurro. Se sei così non hai bisogno di ruoli, né gradi, né mostrine, né ribalte. Il carisma ti viene riconosciuto naturalmente dallo spogliatoio. E la sua centralità è riconosciuta proprio all'interno di quel luogo inviolabile, seppur violato per una volta dall'occhio indiscreto dei social, col tuffo sul tavolo lì in mezzo al gruppo festante che lo acclama.

Non è un caso che la sua maglia l'abbia ereditata Bryan Cristante, trequartista diventato mediano e difensore per il bene collettivo, senza fare una piega perfino di fronte a critiche misere e pretestuose. Uno che al servizio della squadra ci si mette sempre e comunque, che dà il 110 per cento in ogni occasione, come proprio l'investitura derossiana nel giorno dell'addio alla Roma lo dipinge. E a disposizione anche in azzurro rimane dal primo all'ultimo giorno, sapendo di non partire titolare, ma subentrando in sei partite su sette, al servizio della causa in qualsiasi momento di gara, anche a 3' dalla fine. Il dodicesimo uomo che diventa anche una sorta di amuleto. Ogni suo ingresso o quasi coincide con qualche rete italiana. Fino al meritatissimo premio di una finale giocata per oltre un'ora, quando contribuisce a cambiarne l'inerzia con personalità da vendere e con la spizzata che dà il via al pari.

Il giorno dopo il trionfo, Cristante affida le proprie reazioni a un mezzo per lui inusuale. «Non amo i social e non mi piace parlare troppo. Son fatto così. Preferisco dare tutto quello che ho in campo, con impegno, passione e sacrificio. Ma oggi voglio urlare a gran voce la mia gioia: Noi Italiani siamo campioni d'Europa. È un'emozione indescrivibile, troppo grande da riuscire a spiegare tutta qui, a parole, con un solo post. È un orgoglio per me far parte di questo gruppo di grandi calciatori, ma soprattutto uomini veri. È un orgoglio poter difendere questa maglia così carica di responsabilità. La maglia di un Paese intero. Resto senza voce, ma con un cuore azzurro pieno di felicità. Forza Italia sempre». Schivo sui social, ma pronto a correre in soccorso dei compagni il numero 16, proprio come il suo predecessore con quella maglia. Restano negli occhi di tutti le immagini di Bryan che soccorre Spinazzola nel momento dell'infortunio, mentre il compagno di Roma e Nazionale a stento riesce a muoversi. Fino all'ingresso della barella è lui a restargli accanto e sorreggere le gambe doloranti. Spina è il miglior esterno mancino del torneo, uno dei migliori giocatori in assoluto. Valore aggiunto per l'Italia, costretta a privarsi dell'uomo che fino al Belgio incluso ha fatto la differenza, del terzino che quando innesta il turbo lascia chiunque nella sua scia. Ma che deve arrendersi all'ennesimo scatto del suo sfavillante Europeo, uscendo fra le lacrime e abbandonando il ritiro fra i cori dei compagni. Nessuno dimentica il suo peso e la gli viene dedicata conquista della finale, fino al ritorno a Londra a furor di popolo. Perché nel momento del trionfo non può mancare. Come non manca Florenzi, altro protagonista sfortunato, ko dopo l'esordio e di nuovo dentro nei minuti conclusivi del torneo. Tutti parte degli «Eroi di Roma» celebrati dall'account Uefa Euro 2020. E a pieno titolo. Finora lassù erano arrivati soltanto due romanisti, Candela e Dellas, e un romano, De Sisti (ma all'epoca in viola). Adesso è il turno loro. Dei fantastici quattro. Nostri.