Prima o poi doveva capitare. La strategia societaria era sempre stata quella di evitare lo scontro con la classe arbitrale, anche a fronte di evidenti torti subiti. Ma la clamorosa decisione di Firenze è stata la goccia che ha colmato un vaso già colmo da tempo. E anche un dirigente equilibrato come Monchi si è sentito in dovere di sottolinearlo davanti a microfoni e telecamere, sia pure con i consueti toni pacati.
La novità non riguarda soltanto la linea dirigenziale del club. Nella sua quasi ventennale esperienza al Siviglia, lo stesso ds non aveva mai avuto modo di esternare posizioni simili. In Spagna non era mai successo che si rendesse necessaria alcuna protesta. Ma dall'ingresso della Var come strumento di ausilio arbitrale - che ha coinciso con il suo approdo in Italia - la Roma ha dovuto sopportare una serie di episodi che poco hanno a che fare con la normalità e troppo con quella che teoricamente dovrebbe essere l'eccezione.

«Purtroppo c'è stata una situazione che ha cambiato la partita. Da diciotto mesi sono a Roma e non ho mai parlato di arbitri, ma se finisce 1-1 con un rigore così forse dobbiamo fare una riflessione e abbiamo il dovere di dare spiegazioni ai nostri tifosi», ha spiegato Monchi al termine della gara del Franchi per sottolineare le nefandezze perpetrate ai danni dei giallorossi. Quel calcio sferrato da Simeone sul volto di Olsen e incredibilmente trasformato in rigore dalla scellerata decisione di Banti ha cambiato le carte in tavola.
Non tanto - o non solo - per quello che è accaduto in campo, dove i trenta metri di distanza evidentemente non hanno creato dubbi al fischietto toscano, certissimo e solerte nel decidere a favore della squadra della propria regione. Quanto per il silenzio-assenso dalla sala Var, all'interno della quale Orsato si è ben guardato dal segnalare il palese errore al collega. Anche con tutte le moviole del caso a disposizione. D'altra parte già nel Roma-Inter che ha segnato il debutto casalingo dell'era difranceschiana, con Irrati sul prato dell'Olimpico, il fischietto di Schio era stato designato alla stanza dei bottoni e anche in quell'occasione (su un macroscopico fallo in area ai danni di Perotti) aveva fatto lo stesso. Ovvero niente.

Il principale obiettivo dello sfogo pubblico di Monchi è stato proprio il veneto, che con la Roma sembra avere un conto aperto. «L'arbitro è l'ultimo responsabile, ma c'è una persona che è responsabile di questo. Ricordo anche un rigore non fischiato su Perotti l'anno scorso contro l'Inter. Sono sicuro che nessuno lo fa apposta, ma chiediamo rispetto da parte degli arbitri. La Roma non può sempre stare zitta e non parlare mai».