Come ti rovino una partita e, di conseguenza, le prospettive di una ripartenza. La Roma da Firenze torna con un punto, ma Banti, o per meglio dire Orsato che la gara se l'è vista comoda davanti alla tv, gliene ha sfilati due, quelli che sarebbero probabilmente arrivati se l'arbitro veneto, che ne aveva il dovere sedendo alla postazione Var, avesse emendato la clamorosa topica presa dall'arbitro in campo, quando (al 30' del primo tempo) ha concesso alla Fiorentina un calcio di rigore per un calcio in faccia dato da Simeone a Olsen.

E invece in quella maniera, dopo la trasformazione dell'argentino, la Roma si è trovata addirittura sotto in una partita che stava gestendo con discreta autorevolezza nonostante due assenze importanti (Manolas e De Rossi) e il periodo psicologicamente difficile che sta attraversando. Per scalare la montagna e raggiungere il pareggio (gol di Florenzi all'85', sull'ennesima mischia in area viola) ha dovuto poi attendere quasi un'ora, dopo aver rischiato la capitolazione al 58' quando, dopo una percussione delle sue, Chiesa (il miglior talento visto in campo) ha lasciato l'onere del gol a porta vuota a Simeone, che però s'è distratto e ha lasciato sfilare la palla, poi Gerson l'ha ripresa e Olsen nuovamente respinta di piede.
Vero è che a indirizzare la partita nel primo tempo hanno concorso anche le perduranti indecisioni tecniche dei giocatori della Roma sia in uscita nella propria metà campo (il passaggio sbagliato di Ünder da cui nasce il contatto tra Olsen e Simeone ha bissato una precedente indecisione di Jesus, non sfruttata da Benassi) sia nelle rifiniture decisive davanti alla porta avversaria, con El Shaarawy ad interpretare lo spiacevole ruolo del guastafeste.

E infatti non sono bastate cinque palle-gol costruite nel primo tempo più un altro paio di mischioni in area a determinare il vantaggio della Roma: il destro di El Shaarawy respinto da Milenkovic in transizione 4 contro 3 (13'), il colpo di testa di Fazio a saltare in solitario su bella imbeccata di Florenzi (15', ampiamente a lato), ancora un destro di piatto di El Shaarawy liberato da Kolarov dopo fantastica progressione di Zaniolo (21', respinto), il goffo destro di Dzeko alto a porta quasi vuota su splendida scucchiaiata di Lorenzo Pellegrini (21') e il clamoroso autopalo di Milenkovic su punizione laterale battuta in porta ancora da Pellegrini, con una traiettoria fisicamente inspiegabile che è andata dall'interno del palo destro fino a sfilare fuori dal palo sinistro. Errori decisivi, ai fini della gara, inferiori per portata solo a quelli degli arbitri (oltre al rigore, ammonizioni a casaccio e buffe interpretazioni di certi contrasti), ma sui suoi giocatori Di Francesco dovrà lavorare, sugli altri non ci potrà far niente, se non augurarsi di non incontrare più sul suo cammino simili figuri.

Perché quel rigore è sembrato inesistente sia ad una prima lettura a velocità normale (col volo di Simeone dopo aver corretto la corsa proprio per lasciar sbattere il piede sulla guancia di Olsen) sia al microscopio dei numerosi replay (perché il portiere svedese ha piantato le mani per terra proprio per evitare pericolosi contatti). Ma Veretout non si è commosso all'ingiustizia che si andava configurando e ha battuto Olsen, nonostante l'intuizione nel tuffo dello svedese. La Fiorentina fino a quel punto aveva fatto davvero poco, col suo 433 assai scolastico che in realtà punta molto (troppo, forse tutto) sull'estro di Chiesa, ma col vantaggio inaspettato ha pensato magari di poterla vincere approfittando degli spazi che la Roma ha poi lasciato nel secondo tempo, quando si è gettata alla ricerca del pari con l'ormai consueta scarsa lucidità. I numeri indicano chiaramente che la sostanza della gara sta dalla parte giallorossa (ieri in grigio), ma ancora una volta al controllo generale delle operazioni non ha corrisposto un succoso raccolto. Dzeko, nella versione spaurita che ormai alterna con preoccupante frequenza a quella del castigatore immarcabile, ha mancato un'occasione davvero incredibile e chissà che cosa avrà pensato di lui Batistuta (che a fine partita, dopo aver visto tutta la partita, non è sceso a salutare la squadra viola e Pioli l'ha polemicamente fatto notare).

Di Francesco per ottenere risultati aveva provato anche a cambiare. Ieri ad esempio s'è visto in campo per la prima volta dal primo minuto in campionato anche Nicolò Zaniolo, un ragazzo davvero promettente che già ai tempi del precedente debutto (in Champions, addirittura al Bernabeu contro il Real campione d'Europa) aveva lasciato intorno alla sua prestazione l'odore di buono che sprigionano i talenti alle prime apparizioni. Preferito a Cristante (entrato poi al rilevarlo al 22' del secondo tempo, senza lasciar traccia), l'ex interista ha dato forma e sostanza ad ogni iniziativa offensiva giallorossa, mostrando un temperamento da veterano e rischiando persino il gol con un improvviso tiro di sinistro dal limite, ad inizio secondo tempo. Meno bene invece Ünder, Kluivert (entrato al 10' del secondo tempo al posto del turco) e il redivivo Schick, in palese confusione psicologica, entrato nel convulso finale in tempo per pasticciare su ogni pallone capitato dalle sue parti. Così per provare a vincere dopo aver raggiunto il pareggio ci ha dovuto provare ancora Dzeko, con un gran destro in corsa al 92', ben respinto dal giovane Lafont. Non è bastato. Orsato a parte, stavolta per vincere sarebbe servito uno alla Chiesa. Ma giocava dall'altra parte.