Mi ero ripromesso di leggere la biografia di Sebino Nela. Un'apertura di credito che, lo dico con sincerità, non avevo concesso a molti altri ex calciatori che di solito, su quelle pagine, non riescono a far altro che raccontarsi come puledri di allevamento capaci di saltare gli allenamenti, con scuse più o meno plausibili, per finire nel letto di centinaia di spasimanti.
Una povertà infinita. E così quelle, di biografie, l'ho lasciate sugli scaffali delle librerie. Mentre quella di Nela, invece, l'ho comprata la mattina e iniziata-finita la notte. Cercando Sebino e trovando Sebastiano. Sapete? L'ho amato il calciatore. Amato, davvero. Non mi vengono altre parole… Amato come si ama nell'infanzia quando crediamo negli eroi e, allo stesso modo, in adolescenza quando attraverso quegli eroi pensiamo di rivoluzionare il mondo. E poi si cresce e ci accorgiamo che un eroe, per davvero, ce l'abbiamo sempre avuto accanto, nostro padre. Con i suoi difetti e, soprattutto, i suoi salti mortali per far quadrare i conti e regalare ai figli, sempre, la serenità. Ecco, questo libro mi ha regalato la storia di un uomo: Sebastiano. 

Tra vita e morte, rispetto e carattere, paura e coraggio: nessun giro di parole. Tra colpi di pistola e di classe, pagine scritte con il sangue delle ferite della malattia, con il vino delle cene in cui le persone vengono fuori per quello che realmente sono. Cicatrici sul corpo e sull'anima per rapporti famigliari chiusi, senza appello. Da un uomo testardo ma sensibile e capace di saper riconoscere l'amicizia ma scegliendo, alle volte, di non viverla fino in fondo per il timore di rimanerne deluso. Parla di tutto, Nela. Concedendosi il lusso della sincerità nel raccontare gli abissi e, pure, il coraggio e il fatalismo nel saperne riemergere. Sempre. A testa alta, perché «Il cancro al momento non è tornato e io fumo, aspetto e vivo». Fregandosene delle etichette, ma senza mai scivolare nel pettegolezzo.

Quello non c'è in nemmeno una riga di questo libro anche quando, con tatto ma con fermezza, non risparmia – oltre che sé stesso – nemmeno gente del calibro di Falcao, Voeller, Lippi, Bearzot. Prendere o lasciare, prendere. Perché questa biografia non parte dal calcio per arrivare al personaggio ma racconta la vita di un uomo con le sue debolezze ma, anche, i suoi punti di luce. Le parole che Nela riserva per i tifosi della ROMA, Giorgio Rossi, Agostino Di Bartolomei e Daniele De Rossi sfuggono alle frasi fatte con lo stampo di chi non ha vocaboli e neppure senso critico. C'è amore, rispetto, riconoscenza. «Mi chiamavano Sebino Nela il guerriero, l'Incredibile Hulk, per quello che facevo in campo. Ma, se sono mai stato vicino a essere un supereroe, questo è successo nelle storie private. Lì, nel peggio del peggio, ho dato il meglio di me». Grazie a questo libro ho iniziato ad amare anche Sebastiano