Se dici sedici, intendi De Rossi. Nella Roma e in Nazionale, quel numero di maglia è sempre stato sinonimo di Daniele. In giallorosso la discussione nemmeno esiste: è così da sempre (con un paio di brevi eccezioni a inizio carriera). In azzurro l'addio del Capitano romanista - momentaneo o definitivo ancora non è dato saperlo - ha spalancato la possibilità di ereditare quella casacca, così densa di storia quanto "pesante". Nel nuovo corso dell'Italia targata Mancini, sarà Lorenzo Pellegrini a metterla. Auspicabile, perfino logico, che in attesa di sciogliere il nodo relativo a un possibile ritorno, a indossarla fosse qualcuno che condivide con De Rossi provenienza e passioni. Lo stesso centrocampista di Ostia ebbe l'onore/onere di vestire la dieci di Totti in azzurro, nel periodo immediatamente successivo al trionfale Mondiale del 2006, quando Francesco decise di chiudere la sua avventura in Nazionale. Troppo dura per chiunque altro portare quel numero, senza scomodare paragoni che sarebbero stati ingenerosi in ogni caso. Lo fece Daniele, per il quale nessuno si azzardò a imbastire confronti ingombranti. Questione di ruolo e soprattutto di storia. In comune.

La stessa che lega De Rossi, questa volta nel ruolo di "fratello maggiore", a Pellegrini, che da poco si è affacciato nel gruppo dell'Italia dei grandi, dopo eccellenti trascorsi nelle varie rappresentative Under. Fin da quando era un punto di forza della Primavera, Lorenzo ha sempre indicato nel 16 per antonomasia uno dei suoi modelli di riferimento. Dopo le due stagioni al Sassuolo, è riuscito a coronare il suo sogno di giocare accanto al suo idolo d'infanzia. Adesso è pronto a raccoglierne l'eredità in azzurro, consapevole che si tratterà di una scalata mastodontica: De Rossi è di gran lunga il romanista col maggior numero di presenze in Nazionale; il centrocampista col maggior numero di gol realizzati; oltre che il quarto giocatore in assoluto nella storia della selezione. Un gigante.

Per arrivare a quei numeri, Pellegrini comincia dal più facile e al tempo stesso impegnativo: quello della maglia. Non sarà solo. In questa nuova avventura al suo fianco ci sarà Alessandro Florenzi, anello di congiunzione fra il gruppo che ha lasciato la Nazionale dopo il fallimento epocale del Mondiale non raggiunto; e la nuova generazione di giovani che dovrà dare nuova linfa al progetto manciniano. Il nuovo commissario tecnico pare intenzionato a schierare il jolly di Vitinia come intermedio di centrocampo, un ruolo quasi dimenticato per uno che ormai da circa un lustro si è "assestato" da esterno basso. Ma anche per Florenzi la novità potrebbe rappresentare un nuovo promettente inizio.