Una volta erano nella stessa squadra, uno in panchina e l'altro in campo. Uno, dopo aver dichiarato pubblicamente che non sarebbe "mai andato alla Juventus", andò alla Juventus. Lasciò Roma nel cuore della notte, Fabio Capello, portando con sé Jonathan Zebina e Ferreira da Rosa Emerson, che aveva tremendamente bisogno di curare la sua depressione a Torino. Dall'Inter, il tecnico friulano fece arrivare anche Fabio Cannavaro. La contropartita? Il portiere uruguagio Fabián Carini, del quale in brevissimo tempo si persero le tracce nel calcio che conta. Il difensore napoletano, esploso a Parma, pareva essersi di colpo tramutato in brocco nei due anni nerazzurri: sotto la guida di Capello, però, tornò a giocare ad altissimi livelli. Va detto. Le due stagioni culminarono con altrettanti scudetti revocati, l'uragano Calciopoli, un Mondiale vinto da capitano, la retrocessione in B dei bianconeri, il passaggio al Real Madrid e – dulcis in fundo – la vittoria del Pallone d'Oro. Cannavaro e Capello si ritrovarono proprio nei Blancos, giusto il tempo di vincere la Liga 2006/07.

E pensare che i due avrebbero potuto incrociare le loro carriere ancor prima, per la precisione nell'estate del 2001. Perché quell'indimenticabile 17 giugno il difensore e Buffon sembravano (erano) a un passo dal vestire la maglia della Roma: in panchina, neanche a dirlo, c'era Capello. I tifosi, nel delirio del giorno dei giorni, prima ancora di vincere la partita cantavano: "Vie' a gioca' co' noi Cannavaro, Cannavaro vie' a gioca' co' noi". Poco prima, il portiere, durante il riscaldamento pre-partita, aveva applaudito a lungo la Curva Sud. Il loro trasferimento nella Capitale sembrava cosa fatta, poi intervenne qualcuno, Luciano Moggi: Buffon andò alla Juve (insieme a Thuram), il centrale rimase un altro anno a Parma, prima di accasarsi all'Inter.

Ora stanno per rincontrarsi, più o meno dall'altra parte del mondo. Fabio contro Fabio. Stavolta tutti e due in panchina, perché gli anni passano per tutti: uno ha settantuno primavere, l'altro ne ha compiute da poco quarantaquattro. Allenano in Cina e, come spesso accade in queste storie, l'allievo sembra aver superato il maestro. Se non altro nella Chinese Super League, perché l'ex Parma da allenatore non ha mai vinto cinque scudetti, né tanto meno una Coppa dei Campioni. Ma il suo Tianjin Quanjian al momento ha 44 punti (come gli anni) in classifica, esattamente 21 (!) in più rispetto al Jiangsu Suning di Capello. La quarta contro la quartultima, nel recupero della ventiduesima giornata di Super League: si gioca oggi all'Olympic Sports Center di Nanchino alle 13.35 italiane.

Entrambi i Fabio hanno buoni motivi per vincere: Capello perché rischia di retrocedere, perla prima volta nella sua carriera di allenatore, Cannavaro per riscattarsi dopo il 4-1 rimediato nel derby con il Tianjin Teda la scorsa settimana e per ambire al terzo posto. Lo scudetto è una questione tra il Guanghzou Evergrande di Felipe Scolari e lo Shanghai SIPG di André Villas-Boas, due che in Europa conosciamo piuttosto bene. Palcoscenici minori, dunque, per Capello e Cannavaro. Almeno quest'anno.

Ma in Jiangsu Suning-Tianjin Quanjian non c'è solo l'Italia: l'incontro sarà caratterizzato anche da una sfida nella sfida tutta brasiliana. Nella squadra di casa, infatti, militano i verdeoro Ramires (ex Chelsea) e Alex Teixeira, trequartista che lo Shakhtar Donetsk prese a 6 milioni di euro per poi rivenderlo, sei anni dopo, a 50 milioni. Dall'altra parte invece c'è l'ex baby-prodigio milanista Alexandre Pato, che in questa stagione finora ha messo a segno 14 reti in 24 partite. Senza dimenticare il riccioluto centrocampista Axel Witsel: a lungo corteggiato dalla Juventus lo scorso gennaio, il belga alla fine ha scelto di accasarsi alla corte di Capello, convinto dai 18 milioni annui di ingaggio messi sul piatto dai cinesi. I risultati però non ci stanno e oggi potrebbe andare anche peggio per Don Fabio, affondato da Fabio lo scugnizzo. Cose nostre, anzi, tutte loro, in Cina.