Non c'è un vincitore, perché in fondo quello che tutti indicano come tale, il presidente della Figc Gabriele Gravina, ha solo fatto il suo dovere di garante fino in fondo, trovando alla fine l'appoggio di quasi tutte le componenti federali convinte quanto meno dalla sportività alla base delle decisioni assunte in vista della ripartenza del calcio italiano. E come era logico prevedere, nel caso in cui la stagione non si potesse concludere, si procederà prima a verificare l'ipotesi di chiudere il campionato con un minitorneo che preveda una formula di playoff per scudetto e piazzamenti per le coppe europee e retrocessioni (sarà lo stesso presidente federale, con i vice Sibilia e Dal Pino a stabilire la formula e le squadre partecipanti, a patto che l'interruzione sia entro il 10-15 luglio), altrimenti entrerà in gioco l'algoritmo (una classifica ponderata che tiene conto dei punti, delle partite disputate ma anche del numero di gare giocate in casa e in trasferta) che determinerà tutte le posizioni, dalla 1ª alla 20ª: e comunque non si assegnerà lo scudetto (fatto salvo il caso in cui una squadra lo avesse già conquistato aritmeticamente), ma le ultime tre saranno retrocesse in serie B

Di sicuro c'è chi esce con le ossa rotte dall'ultimo passaggio "politico" prima della ripartenza: ed è la Lega di A e chissà se ora davvero, come addirittura vaticinava la Gazzetta dello Sport che per pura casualità ha sposato in pieno le curiose pretese del presidente del Torino (incidentalmente anche editore del giornale), per ripicca comincerà a valutare una possibile scissione dalla Federcalcio. Nell'Assemblea di venerdì i presidenti di A riuniti avevano lanciato il loro ultimatum: in caso di stop al campionato, niente play off e niente algoritmo, deve valere la classifica cristallizzata tenendo conto al massimo delle partite giocate, e quindi nel caso valga la media punti a partita. E se davvero ci si ferma nessuno pensi di assegnare lo scudetto o di condannare le ultime alla retrocessione. Gravina, che invece si era impegnato davanti al Ministro Spadafora - alla presenza pure del presidente della Lega Dal Pino - riguardo la sussistenza di piani alternativi alla naturale conclusione del campionato e che sa far di conto meglio della maggior parte dei presidenti (e soprattutto ha a cuore non solo la Serie A ma anche tutte le altre Leghe del calcio), è invece andato dritto per la sua strada, sicuro che al di là dei tre voti che spettano loro di diritto, i presidenti non avrebbero avuto il sostegno di nessun'altra componente. Così quando ci si è contati, la A è rimasta con i suoi soli tre voti (e Lotito peraltro a causa della doppia veste di presidente della Lazio e della Salernitana dovrà giustificare ai suoi colleghi della B il suo appoggio alla balzana idea del congelamento delle retrocessioni della A) e gli altri 18 sono andati compatti alla mozione federale. 

La Procura vigila 

Nel Consiglio, Gravina ha parlato anche della norma antifurbetti. Ricordando che le società professionistiche sono tenute all'osservanza dei Protocolli Sanitari finalizzati al contenimento dell'emergenza epidemiologia da COVID-19 emanati dalla FIGC e validati dalle Autorità sanitarie e governative competenti, è stato deciso che, in caso di violazione, a carico della società responsabile si applicano, a seconda della sua gravità, sanzioni che vanno dall'ammenda all'esclusione dal campionato. La gravità della violazione sarà valutata in funzione del rischio per la salute dei calciatori, degli staff, degli arbitri e di tutti gli addetti ai lavori esposti al contagio da COVID-19, nonché dell'accertata volontà di alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione. Nel contempo, il Consiglio ha integrato l'organico della Procura Federale guidata da Giuseppe Chinè con 31 nuovi collaboratori proprio per rafforzare il pool ispettivo con professionalità esperte in materia. 

La quarantena non si tocca

Il sottosegretario alla salute Sandra Zampa sull'ipotesi che si possa allentare la quarantena di 14 giorni del gruppo squadra in caso di una positività è stata chiarissima a Un giorno da pecora su Radio1 Rai: «A me non risulta possa esserci, né che si sia mai discusso di questo al Cts. E se è stato discusso è stato per toglierlo dal tavolo. È evidente che una disparità di trattamento aprirebbe molte questioni e esporrebbe a un rischio ulteriore tutti quelli che non fossero eventualmente risultati contagiati. È dannoso dunque anche per i giocatori». 

Mercato dal 1 settembre 

È stato infine deciso che il mercato dei calciatori partirà dal 1 settembre al 5 ottobre, mentre quello invernale andrà dal 4 al 31 gennaio.