La riunione di ieri del Comitato Tecnico Scientifico quasi interamente dedicata alla ripartenza del calcio è durata più del previsto. Le solitamente quasi quattro ore (di media) di incontro dei venti superesperti scientifici guidati dal direttore generale della Protezione Civile Agostino Miozzo, evidentemente stavolta sono state superate o comunque non sono state sufficienti per fornire l'attesissima (quanto ormai scontata) risposta sul protocollo della Federcalcio per la ripresa degli allenamenti collettivi.

Se ne saprà di più oggi, primo giorno di una settimana importantissima che sarà decisiva per uscire da questo ginepraio di ipotesi sul ritorno in campo. Come noto, dopo il cedimento della Figc sulla questione più spinosa, quella della quarantena, il Comitato potrà validare il protocollo per ricominciare gli allenamenti di gruppo: si punta alla negativizzazione di tutti i gruppi squadra e si proverà a ricominvciare. Ma poi che succederà? In queste domande e risposte proviamo ad anticipare un po' di scenari.

Prima di capire come si potrà ripartire, proviamo a valutare che cosa può succedere se si stoppa il campionato.

Esistono due piani alternativi. Il piano B prevede quella che dal punto di vista sportivo (astraendosi per un attimo dai vincoli faziosi del tifo) resta la soluzione migliore: un format snello per terminare il campionato con una formula di play-off e play-out allargato a dodici (6+6) o sedici squadre (8+8), dando piene garanzie a chi si è ritrovato davanti in classifica alla 26ª giornata e terminando le ostilità in addirittura appena 8 partite nel primo caso o a 12 partite nel secondo. Si potrebbe giocare tutto in un paio di settimane in qualche stadio considerato particolarmente sicuro. Al momento l'ipotesi non scalda gli animi della maggior parte dei presidenti, ma quando ci si renderà conto che la formula delle 124 partite non sarà possibile praticarla, qualche altro sostenitore si troverà.

E l'ipotesi C?

In questo caso si fermerà tutto e si decideranno i destini delle squadre per il prossimo anno in base ai meriti sportivi: e dunque prevarrà l'ipotesi di non assegnare lo scudetto, di mandare in Champions Juventus, Lazio, Inter e Atalanta, in Europa League Roma, Napoli e presumibilmente Verona, in B probabilmente Spal e Brescia con la promozione di Benevento e Crotone. Ovviamente in questo caso il Governo dovrà impegnarsi a ridurre l'impatto della crisi garantendo una ripartenza in qualche modo sicura a settembre, anche facilitando qualche provvedimento salvacalcio almeno per l'autofinanziamento del sistema.

Ma torniamo all'ipotesi A: viene validato il protocollo e le squadre intanto riprendono ad allenarsi.

Come hanno più volte spiegato dal Governo, la ripartenza degli allenamenti non significa la certezza della ripresa del campionato. Anzi, con la questione della quarantena obbligatoria anche per le persone vicine all'eventuale nuovo contagiato diventa davvero improbabile che senza un cambio normativo (al momento non previsto negli ambienti governativi) si possa davvero ricominciare a giocare con la formula delle 12 giornate (più quattro recuperi) tra giugno e luglio, in tempo per giocare la parte finale delle coppe europee ad agosto e poter ripartire a settembre con la stagione successiva. Insomma, si rischia di concretizzare una falsa ripartenza.

Quali sono gli elementi che non autorizzano ottimismo?

Sono tanti, al momento insuperabili. Della quarantena si è già detto: un nuovo contagiato a campionato riaperto manderebbe in isolamento una, due o forse tre squadre. E quindi farebbe finire tutto. Di tamponi, al momento unico test riconosciuto per scovare la presenza del virus nell'organismo, ne servirebbero 20.000 circa per la sola Serie A, quando molti ospedali non li hanno neanche per testare i malati. Pensare di tenere tutti in ritiro (o tutti sotto controllo) per due mesi, di andare tranquillamente in trasferta in treni e aerei, di aprire stadi in zone non ancora decontaminate per due mesi di partite ripetute alle altissime temperature estive sembra davvero utopico.

Quali sono gli appuntamenti già decisi di questa fondamentale settimana di lavoro?

Oggi ci sarà come già scritto la risposta del Cts alla Figc: in particolare, il responso sarà inoltrato al Ministero della Salute e condiviso con quello dello Sport e poi arriverà in Figc, con la copertura normativa dell'imminente nuovo Dpcm.

Mercoledì i presidenti si riuniranno nell'Assemblea di Lega convocata con urgenza con un ordine del giorni in nove punti, tra cui quello fondamentale sull'"aggiornamento dei rapporti con i licenziatari dei diritti televisivi 2018-2021", in pratica Sky, Dazn e Img che vorrebbero non pagare o comunque risparmiare qualcosa dal pagamento dell'ultima rata dei diritti, per la quale molti club hanno già emesso fattura (e molti, raccontano i più maliziosi, se la sono fatta già scontare in banca).

Giovedì ci sarà invece l'incontro straordinario tra il Ministro Spadafora e la Giunta del Coni con il presidente Malagò, il presidente del Comitato Paralimpico Pancalli e il presidente della Federmedici sportivi Casasco. Non è fissato ma è attesissimo l'incontro promesso dal presidente Conte direttamente con i vertici del calcio italiano, Gravina in primis: da questo incontro scaturirà la sintesi di tutto.