Quando lo scorso 12 marzo Il Romanista, riprendendo uno spunto fornito dalla lungimiranza del presidente della Federcalcio Gravina e intuendo la portata del dramma che l'Italia aveva appena cominciato a vivere per affrontare l'emergenza Coronavirus, raccontò ai suoi lettori una delle più razionali ipotesi che erano state fatte in seno alla riunione di Lega - e cioè l'ipotesi di dover ricorrere al format dei playoff per concludere la stagione - la reazione fu piuttosto variopinta: il termometro dei social network raggiunse immediatamente vette di calore insuperabili. Su Twitter sono ancora ben visibili sotto al post di quel giorno 93 commenti: la percentuale di insulti fatti pervenire alla direzione del giornale, alla redazione e, in percentuale assai più consistente, allo scrivente fu enorme, e nemmeno tanto sorprendente. La reazione su Facebook fu però incredibile: il post raggiunse 150.728 persone, ci furono 24.092 interazioni, 535 commenti e 69 condivisioni. In un paese in cui la credibilità di una notizia non si misura in base alla sua verificabilità, ma alla credibilità di chi la scrive (banalizzando: al credo politico, religioso o della fede sportiva), diventa normale, per chi ragiona così, ritenere che se un'ipotesi viene formulata da Il Romanista, quasi per definizione, sia un'ipotesi figlia solo di un ragionamento fazioso.

Ma qui noi, dal 2004, siamo abituati a raccontare i fatti per come li vediamo. E quell'ipotesi fu formulata in quei giorni, non certo da chi scrive. E oggi ha ripreso a circolare con insistenza perché appare difficile completare il campionato e perché il format dei play-off è l'unico realmente perseguibile per poter stabilire con un minimo di credibilità, chi meriti titoli, una promozione o una retrocessione prima di mettere finalmente in archivio la stagione in corso, devastata dal Covid 19.

Dicono che se ne sia reso conto anche Claudio Lotito. Così, mentre appare sempre più evidente, anche in considerazione delle parole dette ieri sera dal capo del governo Conte e dal ministro Spadafora, che difficilmente nel suo format statutario il campionato quest'anno potrà essere terminato, molti presidenti hanno capito che se vogliono concludere la stagione dovranno per forza raccogliere l'invito espresso dal presidente Gravina sin dall'inizio di questa terribile quarantena. Ovviamente va tenuto conto del fatto che nel clima di sospetti e reciproche accuse di faziosità e di malafede, non esisterà alcuna soluzione in grado di mettere d'accordo tutti e anche questa ipotesi sarà avversata da politici e addetti ai lavori, così come di sicuro anche oggi, inevitabilmente, molti lettori di ogni fede rovesceranno il loro malanimo sui nostri account e, indirettamente, su chi lo riempie ogni giorno con notizie e circostanze sempre straverificate.

Noi una formula possibile la abbozzammo già quel 12 marzo, ipotizzando otto squadre da coinvolgere nel play out e otto per i play-off. Ma la formula può essere facilmente ridotta a sei per la prima fascia e sei per l'ultima. Questo, ad esempio, è il progetto che maggiormente ha trovato apprezzamento. In questo caso, infatti, Juventus e Lazio sarebbero automaticamente qualificate alle semifinali del torneo mentre Atalanta e Roma, da una parte, e Inter e Napoli, dall'altra, dovrebbero giocarsi ai quarti il diritto di affrontare le due battistrada per determinare successivamente le due finaliste che si contenderebbero lo scudetto: tutto in gara unica, o, per maggior pathos, con semifinali di andata e ritorno. Discorso diverso per le retrocessioni: se fosse allargato a 8 si giocherebbero quattro partite con la formula della gara unica in casa della squadra meglio classificata, con due risultati su tre (vittoria e pareggio) a salvare la squadra di casa. Le gare sarebbero Fiorentina-Brescia, Udinese-Spal, Torino-Lecce e Sampdoria-Genoa. Delle quattro squadre che rimangono, le 2 piazzate peggio in classifica retrocedono direttamente, l'altra uscirà da un ulteriore spareggio.

Se fosse a tre, ancora più semplice: tre partite incrociate, chi perde retrocede. Si tratterebbe di giocare in totale al massimo, per definire ogni verdetto, 12 partite, contro le 124 che mancano a chiudere il campionato. Così in appena 15 giorni si potrebbe esaurire il ciclo della stagione con una spremuta di gare che raggiungerebbero ascolti top, che si potrebbero disputare in un ristretto numero di impianti, e che avrebbero grande appeal commerciale, tale da ripagare gli sforzi dei broadcaster che sovvenzionano il nostro calcio. Certo, ci sarebbe il rischio di qualche verdetto inatteso. Ma rispetto all'opportunità di assegnare titoli, qualificazioni, retrocessioni e promozioni d'ufficio, lasciando sola la Federcalcio al suo inevitabile martirio di ricordi e processi, è sicuramente un passo avanti.
Dal punto di vista temporale, poi, i giocatori potrebbero essere mandati in vacanza dal 4 maggio, per tornare a fine mese ad allenarsi, pronti a disputare i play-off a luglio e le coppe europee ad agosto, secondo il programma della Uefa, per poi ripartire dopo una breve pausa a settembre con la nuova stagione, a porte chiuse almeno per qualche mese, ma con la consapevolezza di avere quantomeno rispettato la filosofia dello sport: vince chi lo merita sul campo.