In attesa che il presidente del Consiglio Conte determini le date della possibile ripartenza del calcio, almeno per gli allenamenti intanto individuali sul campo, e sempre che non rimandi ulteriormente sancendo ufficialmente quello che a molti pare comunque inevitabile (e cioè che questo campionato con la formula completa non potrà mai essere terminato, nonostante gli apprezzabili sforzi dei federali), sono arrivate ieri due notizie. Una (anzi, un gruppetto) dall'esecutivo Uefa e un'altra dalla riunione delle componenti della Federcalcio, ovviamente strettamente e rigorosamente in videoconferenza, con i capi collegati da Nyon in un caso e da Roma nell'altro.

L'Uefa rallenta

L'Uefa ha prima ribadito quello che ormai era noto, e cioè che le leghe europee sono caldamente invitate a chiudere i propri campionati entro il 3 agosto, per consentire eventualmente alle fasi finali delle coppe internazionali di disputarsi e chiudersi entro la fine dello stesso mese. Poi ha provato a suggerire un'altra cosetta sacrosanta, e cioè che, pur di chiudere in tempo, ogni lega potrebbe anche valutare l'ipotesi di disputare un playoff (e relativo playout) per determinare con certezze quelle posizioni che altrimenti, ove i tornei non si potessero terminare, verrebbero cristallizzate secondo lo status quo (e nessun riferimento al ranking che secondo alcune indiscrezioni avrebbe potuto essere un parametro di riferimento per determinare le squadre da far partecipare alle coppe).

La vera notizia giunta da Nyon però è che non è stato fissato alcun calendario delle coppe. Eppure l'Uefa le date dal 3 al 29 agosto le aveva già pronte (e sul Romanista nei giorni scorsi le avevamo anche pubblicate): se non le ha formalizzate, come ha giustamente rilevato L'Equipe (stranamente i siti italiani questa circostanza l'hanno ignorata), è proprio perché il presidente Ceferin preferisce anche lui aspettare piuttosto che forzare la mano.

Belgio, Scozia e Olanda si sono già fermate, se anche qualcuna delle leghe maggiori fosse costretta a rinunciare a completare il proprio campionato, diventerebbe complicato dare un'agenda unitaria per tutti. Ciò che invece l'Uefa ha deciso è di rinviare l'Europeo femminile da luglio 2021 a luglio 2022, per evitare sovrapposizioni col torneo maschile, e in più ha anticipato il versamento dei "risarcimenti" economici alle società che prestano i giocatori per le Nazionali. Si tratta di 200 milioni che andranno divisi tra 676 squadre provenienti da 55 federazioni nazionali che riceveranno da 3.200 a 630.000 euro.

Gravina accelera

Ma la Figc non si perde d'animo e continuando nella sua incessante opera di sistemazione dei binari sui quali si spera che la locomotiva del calcio italiano possa ripartire, ieri il presidente Gravina ha comunicato l'intenzione di «adottare, d'accordo con tutte le componenti federali, una delibera per posticipare al 2 agosto la fine della stagione sportiva 2019/2020. Tale determinazione verrà assunta nel pieno rispetto delle raccomandazioni ricevute dalla FIFA e dalla UEFA, nelle more delle decisioni del Governo e del necessario approfondimento che leghe e AIC faranno in tempi brevi per la definizione del prolungamento dei contratti in scadenza al 30 giugno».

Gravina ha poi polemicamente commentato le critiche ricevute riguardo alla pretesa del calcio di avere un occhio di riguardo dal Governo: «Il mondo del calcio merita rispetto, invece di essere strumentalmente utilizzato per polemiche destituite di qualunque fondamento. Ringrazio il Ministro Spadafora per l'attenzione riservata nella riunione di mercoledì, durante la quale è stato spiegato approfonditamente qual è il nostro approccio: tornare a giocare in sicurezza perché ce lo dice il buon senso e perché ce lo chiedono gli organismi internazionali a cui il calcio italiano è collegato. Mi stupisce, invece, dover constatare ancora una volta quanto la tentazione di parlare continuamente di calcio, per la notorietà che da questo discende, induca diversi interlocutori a commentare cose di cui sono evidentemente male informati».