Sembrava stesse barcollando, invece il "modello tedesco" non solo non è crollato, ma ha anche dimostrato di essere più saldo che mai. L'assemblea delle società di prima e seconda divisione ha approvato giovedì la richiesta del Sankt Pauli di mantenere la cosiddetta regola del 50+1, alla base del sistema calcistico tedesco. Grazie ad essa, a parte alcune eccezioni, la maggioranza delle quote di un club deve essere obbligatoriamente posseduta dai soci-tifosi, in modo che un singolo soggetto privato non possa acquisirne il controllo diretto.

Prima del voto si era espresso anche Rummenigge, presidente del Bayern Monaco: «Ogni club dovrebbe decidere autonomamente se vuole aprirsi agli investitori e fino a che punto». Ma gli stessi tifosi bavaresi, così come praticamente la totalità delle altre tifoserie, si erano invece schierati a difesa della regola, con una mobilitazione trasversale che aveva invaso gli stadi e le strade della Germania. Come ha riportato il blog specializzato InfoAzionariatoPopolareCalcio, quasi tremila tra gruppi ultras, fan club e associazioni di oltre 130 club avevano sottoscritto la campagna a difesa del ruolo centrale dei tifosi nei club tedeschi, presentando alla lega calcio tedesca un chilometrico documento a testimonianza della volontà dei tifosi di difendere l'anima popolare del pallone.

Gli stessi tifosi hanno messo sotto accusa le istituzioni del calcio per non aver fatto rispettare la regola, o quantomeno i suoi principi, a una serie di squadre. Non il Bayer Leverkusen o il Wolfsburg, che sin dall'introduzione della norma nel 1998 erano state escluse perché legate da più di 20 anni alla Bayer e alla Volkswagen. Al centro del dibattito sono invece squadre come, ad esempio, il Red Bull Lipsia, che ha trovato un espediente legale per aggirare la regola, cioè quello di fondare un soggetto partecipato ma renderlo praticamente inaccessibile: la squadra della multinazionale austriaca è infatti posseduta dai soci, che sono però poche decine.

La Germania resta dunque un modello all'avanguardia in Europa per ciò che riguarda la sostenibilità economica, le relazioni tra club e tifoserie e l'accessibilità degli stadi a tutte le tasche. Le società tedesche sono infatti tra le prime in Europa per incassi da botteghino e da ricavi commerciali, ma mantengono al contempo bassi i prezzi degli stadi. Il risultato è un movimento in salute, in cui quasi mai i club diventano schiavi di debiti o si ritrovano ad avere problemi con il Fair Play Finanziario a causa di una gestione economica scellerata. La votazione dell'assemblea delle squadre lo conferma: il futuro sostenibile del pallone europeo non sta nella ricerca di ulteriori sceicchi e magnati, ma nel coinvolgimento sempre maggiore dei tifosi come risorsa attiva di governance e sostegno (anche) economico.