Chissà cosa sarà passato per la testa dei circa 40mila italiani che nel 1928 potevano permettersi le 75 lire di abbonamento all'Eiar, quando Giuseppe Sabelli Fioretti prese la linea e iniziò a raccontare loro le gesta Ferraris IV, Baloncieri e Libonatti. Chissà se, tramite la voce di quel giovane giornalista della Gazzetta dello Sport, riuscirono davvero a vedere lo spettacolo che andava in scena allo stadio del Partito Nazionale Fascista.

Esattamente novant'anni fa, il 25 marzo 1928, veniva trasmessa per la prima volta nel nostro Paese la radiocronaca di una partita di calcio. La voce del pallone italico lanciò il suo primo vagito in occasione di una gara fra Italia e Ungheria. Si inaugurava lo stadio del PNF e l'Eiar, l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, esisteva da pochi mesi. Il regime fascista, che aveva ben capito l'importanza della radio e del calcio come strumenti di propaganda, ebbe la pensata di coniugare le due cose. Il battesimo dell'impianto romano era l'occasione perfetta per mettere in pratica l'esperimento in vista delle Olimpiadi che di lì a poco si sarebbero tenute ad Amsterdam.

Il pioniere dell'etere

Sabelli Fioretti, che si occupava principalmente di ciclismo e pugilato, si ritrovò quasi per caso ad essere la voce narrante di quel pezzetto di storia. Parlava con un giornalista de La Tribuna a piazza Colonna, quando il suo collega - che era molto vicino al direttore romano dell'Eiar - gli espose quell'idea forse visionaria, ma sicuramente affascinante: raccontare in diretta una partita di calcio. L'allora ventunenne Sabelli Fioretti fu contagiato dall'entusiasmo dell'altro e disse subito di sì. Forse non se ne rendeva conto neanche lui, ma stava per rivoluzionare in maniera definitiva il modo di rapportarsi al calcio di un'intera nazione. Lui, non Carosio, come in tanti pensano, fu il pioniere dell'etere. Lui si sedette sul gradino più alto della tribuna coperta dell'attuale Stadio Flaminio, in una specie di cabina. Il microfono pendente, che all'inizio sembrava quasi minaccioso nella sua sacralità, si trasformò rapidamente in un amico, un alleato. Sui giornali del giorno era uscita una pianta del campo suddiviso in quadranti, come in una sorta di battaglia navale: serviva a rendere partecipi gli ascoltatori. «Bernardini riceve palla in A3 e con un repentino cambio di gioco serve Ferraris IV in B2, passaggio per Levratto che accorre in C1...». E la gente da casa, mappa alla mano, poteva letteralmente seguire lo sviluppo dell'azione.

Il giovane giornalista fu aiutato anche dalla partita, che si rivelò spettacolare e ricca di gol. Sette, per la precisione: 4-3 per l'Italia allenata da Augusto Rangone, che pure all'intervallo s'era ritrovata sotto di due reti. Al doppio svantaggio firmato Kohut e Hirzer, risposero Rossetti e due volte Leopoldo Conti; il pari di Takacs sembrava mettere fine ai giochi, ma a 5' dal triplice fischio Libonatti regalò la vittoria agli Azzurri e una gioia immensa ai 32mila sugli spalti e ai 40mila circa collegati via etere. La storia del calcio via radio era in marcia, nulla avrebbe potuto fermarla.

Gli eredi di Sabelli Fioretti

Il battesimo del pallone in radio ebbe un enorme successo, ma l'Eiar decise di andarci cauta: cronache solo per la Nazionale, altrimenti allo stadio non sarebbe andato più nessuno. E pensare che oggi ci sono decine e decine di telecamere ad inquadrare ogni anfratto di ogni stadio. Quattro anni dopo, nel 1932, gli italiani conobbero la voce di Nicolò Carosio da Palermo. Coetaneo di Sabelli Fioretti, ci regalò un universo fantastico eppure reale fatto di "quasi gol", "traversoni" e "batti e ribatti ci scappa il golletto". Fu la Voce, il the Voice che fece emozionare tanto quanto Sinatra, se non di più: raccontò agli italiani i successi nei Mondiali del 1934 e del 1938. Quelli del 1982, invece, hanno tuttora come colonna sonora il "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!" di Nando Martellini. Ma a quel punto c'è già la tv: le parole devono soltanto accompagnare le immagini. Ma la radio resta più viva che mai: c'è una trasmissione seguitissima, si chiama "Tutto il calcio minuto per minuto". Ci sono Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Beppe Viola: i cantori del calcio, tutti simbolicamente nati il 25 marzo di novant'anni fa.