Dipende tutto dai prossimi Europei. Campionati, coppe, l'intero calendario di quel che resta ancora da disputare della stagione 2019-20. L'assemblea di Lega che si è riunita ieri (in conference call, come emergenza Coronavirus impone) avrebbe avuto in programma la discussione sulla vendita dei diritti tv, da ordine del giorno. Ma l'oggetto della riunione si è inevitabilmente spostato sulle conseguenze del Covid-19 sul calcio. Il tavolo di confronto già previsto con il governo riguarderà l'impatto economico dell'emergenza: la sospensione dei pagamenti dell'Irpef e in ambito continentale quella del fair play finanziario dovrebbero portare un po' di ossigeno su casse che fra qualche tempo rischiano di essere martoriate da questa fase.

Ma gli effetti più immediati sono quelli sul futuro dei tornei nazionali. Su quelli italiani, così come su tutti gli altri del continente e sulle coppe europee, incombe Euro 2020. Oggi in videoconferenza la Uefa si confronterà con i rappresentanti delle 55 federazioni associate, con i consigli delle Leghe (di cui fa parte anche l'ad di quella di Serie A, Luigi De Siervo) e dell'Eca presieduta da Andrea Agnelli e con un membro della Fifpro, in rappresentanza dei calciatori. E proprio il massimo dirigente juventino ha anticipato agli omologhi italiani la volontà di Nyon. La rinuncia ai prossimi Europei chiesta a più riprese dai rappresentanti dei vari Paesi per permettere la conclusione delle rispettive stagioni agonistiche, comporterebbe una rinuncia da parte della Uefa a quattrocento milioni di euro. Un ammanco del quale dovrebbero farsi carico le leghe. Altrimenti per la federazione internazionale non ci sarebbero i margini per cancellare il torneo per le nazionali. Va da sé che la premessa è insostenibile. Soprattutto in un momento come quello che l'intero continente sta attraversando, con le inevitabili ripercussioni economico-finanziarie in ogni settore e quindi anche sullo sport. Ma anche in assoluto. Tanto per fare un esempio: alla Roma la partecipazione all'Europeo dei propri giocatori in odore di convocazione costerebbe nove milioni, a fronte di un indennizzo di un milione e ottocentomila. Senza considerare i danni derivanti da possibili infortuni.

E allora come andare avanti? L'ipotesi più probabile è quella di una richiesta di rinvio della rassegna continentale per nazioni, per permettere la fine delle competizioni per club e l'assegnazione dei vari titoli. Ma la realizzazione dell'idea è tutt'altro che agevole. Al momento non è dato sapere se e quando si potrà tornare in campo senza rischi (per nessuno dei coinvolti nella macchina organizzativa, non soltanto per gli atleti). Domenica sera il presidente dell'Aic Tommasi ha indicato il periodo fra fine maggio e inizio giugno come il più probabile per la ripresa, se tutti si comporteranno come da indicazioni sanitarie. Troppo poco per comprimere le dodici partite restanti del campionato, le tre di Coppa Italia e le sei delle coppe europee. Anche se come appare sempre più probabile Champions ed Europa League riducessero gli impegni a sfide secche, abolendo in via eccezionale andate e ritorni; e se le coppe nazionali fossero sospese o rinviate o non assegnate; resterebbero almeno sedici gare da disputare. In meno di un mese. La stagione si dovrebbe chiudere entro il 30 giugno perché è quella la data in cui scadono i contratti e i prestiti dei tesserati. Ma potrebbe essere concessa una deroga di 15-20 giorni proprio per fronteggiare la fase emergenziale. L'argomento playoff e playout non è stato affrontato nell'assemblea di Lega di ieri, ma la proposta federale che limiterebbe entrambi a quattro squadre - esclusi gli evidenti interessi di parte - non piacciono alla maggior parte dei club, che a seconda dei casi si vedrebbero esclusi o coinvolti per una manciata di punti e con un terzo di stagione non disputata. Scenario che si riferisce soltanto all'Italia, dove il contagio da Covid-19 è arrivato prima, ma è stato anche combattuto in anticipo rispetto agli altri Paesi. E un calendario che si preannuncia asfittico già nella migliore delle ipotesi, dovrà necessariamente tenere conto di uniformità e contemporaneità fra le diverse nazioni, quantomeno in ottica coppe europee.

Come la Lega, anche la Figc spinge per concludere il campionato attualmente sospeso. A via Allegri si sarebbe dovuto discutere di date per l'eventuale prosieguo il prossimo 23 marzo, ma il Consiglio è stato annullato. Il presidente Gravina ha chiarito il proprio pensiero ieri ai microfoni di Radio Rai: «Stiamo navigando a vista in un clima di nebbia assoluta. Sono convinto che il 3 aprile sia una data forse troppo vicina per pensare a una ripartenza immediata di tutte le attività, non solo quelle sportive ma anche quelle economiche. Per questo ho iniziato a parlare di una possibile ripresa ai primi di maggio, ma anche questa data al momento è del tutto teorica». Il limite temporale delle date non è preso in considerazione dal presidente federale, che ha addirittura lanciato l'idea di spalmare la stagione attuale sulla successiva. «Se non sarà possibile portare a termini i campionati, adotteremo altre decisioni. Non è escluso anche che il campionato di oggi possa essere bilanciato su due stagioni diverse». La conditio sine qua non passa anche in questo caso per il rinvio degli Europei. «Il rinvio degli Europei è l'idea da seguire. Chiederemo un atto di responsabilità da parte della Uefa e un contributo di tutte le federazioni a un percorso che miri alla tutela della salute degli atleti, dei tifosi e di tutti i cittadini del mondo, perché è un problema che non riguarda solo l'Italia». Anche lo spostamento in autunno inoltrato della rassegna continentale non va escluso a priori. Anche se, ha assicurato Gravina, «non ci sono state ipotesi in questo senso. Sono tutte idee, riflessioni su cui ci confronteremo». Lo stesso Malagò si è espresso sulle varie possibilità al vaglio delle istituzioni calcistiche. Il presidente del Coni ha affidato le proprie opinioni in merito ai microfoni di Gr Parlamento: «Completare il campionato di Serie A o disputare i playoff? Personalmente preferirei completare, perché così non ci sarebbero strumentalizzazioni, sarebbe la cosa migliore. Ma non so se ci riusciranno. Non è giusto che io entri nelle scelte del mondo del calcio, tocca a Gravina cercare di portare la barca nella direzione più razionale».