In un momento in cui il calcio sta finalmente dando prova di grande sobrietà, evitando pretese fuori dal mondo e dichiarazioni fuori luogo (l'ultimo è stato purtroppo il portavoce di Lotito, Diaconale, ma per fortuna la maggior parte degli addetti ai lavori ha ignorato le farneticanti dichiarazioni sui due scudetti che potrebbero reclamare i suoi correligionari e quelle involontariamente comiche sulle virtù politiche del suo capo), è apprezzabile il tentativo del presidente federale Gabriele Gravina di ricordare che, al netto di qualsiasi stato d'emergenza, chi si vuole confrontare con il mondo dello sport deve riconoscerne intanto le regole primarie. E dunque è giusto proclamare e riconoscere un vincitore quando ha realmente meritato il suo primato o condannare a una retrocessione uno sconfitto quando il verdetto giunge al termine di una competizione leale e compiuta.

Per cui è assolutamente necessario che se si volesse riconoscere una classifica finale ufficiale per il campionato italiano (al di là del tecnicismo di fornire all'Uefa i nominativi delle squadre per le competizioni del prossimo anno, unico aspetto che potrebbe prescindere dalla reale conclusione del torneo), l'unica possibilità è trovare il modo di farlo terminare.

Qualora invece non ci fosse questa possibilità, a nessuno venga in mente di inventare acrobatiche soluzioni alternative. Gravina ha dichiarato di voler lasciare alla Lega il compito di sintetizzare una soluzione, lasciando intendere che in caso contrario avrebbe i poteri, per statuto federale, di decidere per tutti. E già questa pare una buona garanzia di terzietà, essendo il presidente un uomo di sport e anche di buon senso.

E dunque se può avere un senso non assegnare uno scudetto di un campionato che non è stato giocato per un terzo, se può avere un senso comprimere il calendario se si dovesse tornare a giocare, pensare - in corsa - di ricorrere a play-off e play-out, un senso proprio non ce l'ha. E, se fosse, nel caso bisognerebbe allargare il confronto alle prime otto per lo scudetto e alle ultime dodici per le retrocessioni, anche a costo di giocare in gara secca tutte le gare. Limitare questo diritto non sarebbe da Gravina. Sarebbe Gravino.