La rivalità tra Internacional de Porto Alegre e Gremio è una delle più sentite in Sud America, tanto da impedire ai tifosi delle due squadre di vestire i colori degli avversari, anche nella vita di tutti i giorni. Nel 2009 e nel 2016 il GreNal è stato definito il clássico (il derby) più importante del Brasile perché a differenza degli altri stati brasiliani più importanti che suddividono le proprie simpatie calcistiche tra almeno tre o quattro grandi squadre, il Rio Grande do Sul riversa quasi ogni speranza di successo nel club colorado o in quello tricolor. La vittoria della Coppa Libertadores da parte del Gremio nell'anno della prima e unica retrocessione dell'Inter in Serie B ha rappresentato una grande ferita per la torcida colorada, forse superiore rispetto a quella inferta dagli acerrimi rivali nel 2009.

 FLAMENGO-GREMIO COME LAZIO-INTER: HA PERSO LO SPORT... O FORSE NO

Nel corso di una video intervista al canale youtube "Pilhado", Douglas Costa ha raccontato in maniera divertita (e forse questo è l'aspetto più inquietante del suo racconto) un episodio relativo al Brasileirão di quell'anno, vinto dal Flamengo con due punti di vantaggio sull'Internacional, grazie alla vittoria all'ultima giornata contro il Gremio, club in cui militava l'attuale giocatore della Juve. «Eravamo con la squadra riserve ed eravamo sull'1-1 all'intervallo. Nella ripresa, giunse la notizia che l'Internacional avrebbe vinto il campionato grazie a quel risultato. Allora l'allenatore fece dei cambi. Ma ve lo immaginate che con la seconda squadra ce la stavamo battendo con la squadra migliore del Brasile, che quell'anno era il Flamengo, e avremmo potuto dare il titolo all'Inter?! Io facevo dei dribbling a destra e sinistra, ma sempre lontano dalla porta (ride, ndr). Non era una gara facile da giocare. Non potevo dare tutto me stesso perché era brutto, ma dovevo giocare per non vincere. Alla fine la partita terminò 2-1 per il Flamengo ed eravamo tutti felici». Interrogato poi sull'eventuale intromissione della dirigenza per indirizzare la partita, il mancino brasiliano ha detto: «Se qualche dirigente ci aveva detto di perdere nello sporgliatoio? È normale che i dirigenti vengano negli spogliatoi, specialmente in partite così importanti. Il Flamengo stava lottando per il titolo e il Maracanã era pieno. Ci hanno detto che eravamo liberi di fare ciò che volevamo, che la responsabilità era nostra. Che se avessimo vinto la gente avrebbe invaso la pista in aeroporto e non saremmo potuti partire e che i tifosi del Gremio avrebbero voluto ucciderci. Consegnare il titolo all'Internacional sarebbe stata una macchia troppo grande per la storia del Gremio. Andò bene così. Se avessimo battuto il Flamengo, saremmo morti».

Una vicenda molto triste che ricorda quanto accaduto il 2 maggio del 2010, quando la Lazio lasciò passeggiare sul manto erboso dell'Olimpico l'Inter di José Mourinho, acclamata da tutto lo stadio perché in lotta contro la Roma per lo scudetto. Una notte che non aveva nulla a che vedere con lo sport ma che, a distanza di qualche anno, ci ha consentito di goderci Aleksandar Kolarov, disgustato da quanto vissuto quella sera. Ma c'è un altro dato che accomuna le due partite in questione: dopo quel titolo, né il Flamengo in Brasile, né l'Inter in Italia hanno vinto un altro campionato. Mera coincidenza? Probabilmente è così, ma non toglieteci il gusto di immaginarla come una vendetta dello Sport.