Terzo portiere. Nel calcio non è una bocciatura, ma poco ci manca. Perché quel ruolo di vice del vice, soprattutto in un ruolo come quello del portiere, di fatto vuole dire non giocare mai. C'è stata qualche eccezione che ha confermato la regola. Da queste parti ricordiamo un po' tutti Julio Sergio. Etichettato da Luciano Spalletti come il miglior terzo portiere del mondo, roba che certo non poteva essere considerato un complimento. Ma, poi, nel campionato successivo, diventato titolare nella prima stagione del primo Claudio Ranieri, protagonista di un'annata meravigliosa, nessuno per esempio si è dimenticato quel rigore parato a Floccari nel derby. Un caso quasi unico nella storia del calcio. Per il resto, il terzo portiere rimane il terzo portiere, sempre.

La scalata

Vero, a meno che non si parli di Nazionali. Dove il terzo portiere in una manifestazione come un Mondiale o un Europeo, spesso è il giovane di belle speranze che punta, con il passare degli anni, a prendere il posto prima del vice, poi del titolare. In questo Pau Lopez sta dimezzando i tempi. Perché domani a Cadice, in una partita di qualificazione al prossimo Europeo per il quale peraltro la Spagna ha già staccato il pass come l'Italia, il numero tredici della Roma sarà il titolare delle Furie Rosse. Così, da quello che ci hanno raccontato dalla Spagna, ha deciso il ct Moreno, dando fiducia al ragazzo arrivato a Roma da Siviglia l'estate scorsa in cambio di un assegno da ventitrè milioni e mezzo che certo non è stato un prezzo di favore. È una sopresa che diventa ancora più sorpresa considerando che i primi due estremi difensori della Spagna sul passaporto hanno scritto i nomi di David de Gea e Kepa Arrizabalaga. Cioè due tra i più forti portieri al mondo. Il primo è titolare nel Manchester United e non più tardi dello scorso anno un certo Mourinho quando era ancora seduto sulla panchina dei Red Devils, lo definì il più forte portiere al mondo. Il secondo è stato preso dal Chelsea due anni fa pagando gli ottanta milioni di euro della clausola all'Athletic Bilbao, cifra superiore anche ai settanta abbondanti che la Roma ha incassato dal Liverpool per il brasiliano Alisson. Insomma, sono nomi importanti, portieri su cui non si può davvero discutere. Eppure domani toccherà a Pau Lopez scoprire l'effetto che fa giocare titolare tra i pali di una delle nazionali più forti al mondo.

Prima da titolare

Per il portiere della Roma sarà la prima volta in assoluto. Già da un po' di tempo, il suo nome fa parte della lista dei convocati della Spagna, ma fino a oggi mai era stato schierato titolare. Anche se il battito cardiaco dell'esordio con la maglia della sua nazionale, lo aveva già assaporato più o meno un anno fa, diciotto novembre del 2018, in un'amichevole giocata a Las Palmas contro la Bosnia di Dzeko, quando entrò a quindici minuti dal novantesimo. Ora, però, ci sarà l'esordio da numero uno in tutti i sensi, in una partita ufficiale anche se la Spagna, come detto, è già qualificata. È un'investitura importante, soprattutto considerando i due portieri che dovranno accomodarsi in panchina. Certo non si può definire una promozione definitiva, ma per Pau Lopez sarà un'occasione importante per cominciare a scalare le gerarchie della nazionale spagnola. È il giusto riconoscimento alla più che buona stagione che l'ex del Betis Siviglia sta giocando con la maglia della Roma. Era arrivato da sconosciuto, o quasi, ai più, in quindici partite ufficiali giocate (una l'ha saltata per un fastidio fisico), lo spagnolo ha dimostrato non solo di valere quello che è stato speso per il suo cartellino, ma che con il lavoro che svolge tutti i giorni con Savorani, di avere margini di miglioramento importanti, cosa che ha confermato tutte le volte che ha giocato. Come ha fatto nell'ultima partita a Parma, migliore in campo. Se ne è accorto pure il ct spagnolo.