Il Bournemouth è sopravvissuto a tutto
Trent'anni fa rischiava di sparire, poi salvato dalla sua gente. Dieci anni fa ha sventato il dilettantismo. Oggi Iraola e Tiago Pinto hanno portato le Cherries in Europa
(GETTY IMAGES)
È solamente l'alba del 1997, ma per il Bournemouth potrebbe farsi ben presto notte fonda. Il club da sempre oscilla tra terza e seconda serie del calcio inglese, senza troppe pretese, fin dalla sua fondazione nel lontano 1899 sotto il nome di Boscombe. Tuttavia, quasi a ridosso del nuovo secolo, i gravi problemi finanziari dell'allora proprietà delle Cherries ne mettono a repentaglio l'intera esistenza. La proprietà fa quel che può, partendo dal chiedere collette fuori al vecchio Dean Court, piazzando all'entrata barattoli e lattine dipinti di rosso e nero, i colori sociali. Ma non basta. Servono 300mila sterline immediatamente, almeno per evitare la radiazione.

(Credit: Bournemouth Echo by Andy Scaysbrook)
Per questo motivo, proprio prima del punto di non ritorno, oltre duemila tifosi si mobilitano per tenere in vita la propria squadra. Appuntamento al teatro Winter Gardens, maglie rossonere posizionate su ogni seggiolino, strabordano persino nei corridoi. Tutti uniti con un solo obiettivo. La somma raccolta è di 35mila sterline, un bottino nascosto in una macchina, con diversi volontari ad alternare i turni di veglia fino all'apertura delle banche. Il sabato successivo più di 8mila spettatori contribuiscono con altre 5mila sterline: per un totale complessivo di 150mila dall'inizio della colletta popolare. È il primo esempio di Supporter Trust del calcio professionistico britannico. Il club è incredibilmente salvo.

(Credit: Bournemouth Echo by Andy Scaysbrook)
Ma i problemi si presentano ancora, dieci anni dopo. Un déja vù: amministrazione controllata, rischio bancarotta e declassamento in quarta divisione (League Two) dalla terza (League One), dopo una penalizzazione di 10 punti. E con un'ulteriore penalizzazione di 17 punti ai nastri di partenza per la stagione successiva. L'eroe, questa volta, è ancora qualcuno che il Bournemouth lo ha marchiato nel cuore: Eddie Howe (oggi allenatore del Newcastle, ndr). Nato e cresciuto calcisticamente con le Cherries, era in quella squadra nel 1997 quando i tifosi salvarono clamorosamente il club. E il testimone non poteva che passare a qualcuno che fosse di casa. Eddie appende gli scarpini al chiodo a soli 30 anni, proprio con il Bournemouth. E lungo la costa meridionale, da storico capitano, Howe diventa allenatore. Trascina tanti dei suoi ex compagni a una salvezza alla penultima giornata completamente folle, dopo un girone di ritorno straordinario. Il Bournemouth si salva dal dilettantismo, in quello che verrà denominato "Survival Satudray". Ma ancora ignaro di quel che riserverà il destino, ancora più impensabile.
L'ennesima prova di forza nella storia del club. Segnata pesantemente da eventi quasi drammatici, ma sempre risolti da chi ha le Cherries intrise nell'animo. Prima i tifosi, poi una leggenda. Testimone dopo testimone. Una risalita dalle ceneri costante, fino a una stabilità che consente al Bournemouth di crescere e respirare a pieni polmoni. Fino alla prima, storica, promozione in Premier League nel 2015. Sempre con Eddie Howe in panchina, tornato nel 2012 dopo una breve parentesi al Burnley e rimasto fino al 2020. Da quel momento, solo due stagioni lontani dalla massima serie (2020-21, 21-22). Neppure il più ottimista dei tifosi presenti al Winter Gardens avrebbe mai potuto pensare a tale epilogo.
Quasi 30 anni dopo aver sfiorato il baratro, oggi il Bournemouth è in Europa. Dieci anni dopo aver sfiorato il dilettantismo le Cherries giocheranno in Europa. E può ancora sognare la Champions League a una giornata dalla fine. Questa volta gli eroi non sono i tifosi, né leggende del club. È merito del lavoro di Tiago Pinto, della regia tecnica di Andoni Iraola in panchina, dell'impegno della proprietà guidata da Bill Foley. Un processo fatto di cambiamenti, di rispetto dei ruoli in ogni dipartimento, di fiducia e di attesa. Sì, perché nelle sue prime 9 partite sulla panchina degli inglesi, Iraola non vince mai. Eppure, la proprietà gli affida comunque le chiavi del progetto. Una scelta in totale contrapposizione con le abitudini del nuovo calcio, del mondo di oggi. Un centro sportivo all'avanguardia, così come il sistema di scouting e reclutamento, composto da ben 18 persone. Tante componenti che consentono al Bournemouth di rinnovare e rinnovarsi ogni anno, lasciando partire i pezzi più pregiati, risultati di scommesse stravinte, con la consapevolezza di poter puntare su profili altrettanto promettenti.
The next incredible chapter of this football club is written ❤️
— AFC Bournemouth ???? (@afcbournemouth) May 19, 2026
We’ll be in Europe for the first time in our 127-year history next season ????
On to Sunday for one final push to find out which competition ???? pic.twitter.com/BSNmpgTtGU
Non a caso, le Cherries restano dopo il Sunderland la squadra ad aver cambiato di più rispetto alla scorsa stagione in Premier League. Oltre 200 milioni di ricavi con le vendite eccellenti di Ouattara, Zabarny, Kerkez, Semenyo, Huijsen: sono solo le ultime carte vincenti della gestione Pinto-Iraola. Perdite potenzialmente letali, ma il progetto non cambia. Perché, d'altra parte, la forza del Bournemouth moderno è sempre stata l'abilità nell'azzeccare le scelte. E allora dentro Truffert, Diakité, Petrovic, Amine Adli, Junior Kroupi, Rayan, Milosavjlevic. Potenziali stelle del presente e del futuro: in pieno stile Cherries. La pazienza è la virtù dei forti. E a volte dalla pazienza può nascere qualcosa di grande, come nel caso del Bournemouth. Una perseveranza che ha portato a una striscia di imbattibilità attualmente di 17 partite. Che inizia nel 1997 con il fallimento sventato dai tifosi, che passa per il 2007 con il dilettantismo sventato da Eddie Howe, che tocca il cielo con un dito attraverso il raggiungimento del sogno europeo.
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