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Lotito e gli arbitri: infedeli alla linea

Il patron della Lazio furioso con Di Bello dopo la sconfitta con il Milan: come è cambiata la comunicazione del club sul sistema da quelle accuse a Mou che accusava gli arbitri

Claudio Lotito, di LaPresse

Claudio Lotito, di LaPresse

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
02 Marzo 2024 - 12:15

Claudio Lotito furioso con il “sistema”. Uno show a reti unificate andato in onda a caldo ieri sera, subito dopo la fine dell’incontro dell’incontro di calcio Lazio-Milan finito in calciotto per i biancocelesti, nel silenzio imposto ai tesserati biancocelesti «per evitare strumentalizzazioni». Insomma, mo ce penso io. «Arbitraggio increscioso, sono stati superati i limiti. Il sistema non è affidabile, bisogna pensare a un terzo organo e noi ci faremo valere nelle sedi preposte», le parole davanti ai microfoni delle tv. «Nello sport bisogna vincere per merito e ciò non è accaduto, così si perdono i valori. Ci sono episodi che si ripetono da tempo. Ci sono stati tanti errori questa sera (ieri, ndr). Chi fa l’arbitro dovrebbe capire qual è l’equilibrio. Non si è trovato un punto d'incontro, non c’è stato buon senso». Avranno risvolti (e soprattutto conseguenze) le sue parole? Verranno giudicate come lesive? Minano la credibilità del sistema? Le risposte ai posteri. Certo è che il patron della Lazio, nonché consigliere federale in organigramma Lega Serie A e senatore della Repubblica, ha cambiato linea sul tema arbitrale e da ieri sera anche sul “sis-tema” nel quale proprio lui è dentro ed è un indiscusso protagonista. Che confusione: qualcosa non deve funziona davvero.

La nuova rotta
Già nei giorni scorsi a margine dei festeggiamenti del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo, Lotito si era lasciato andare a una dichiarazione di guerra nei confronti della Figc: «Come campionato non contiamo nulla. Gravina si sente blindato dallo Statuto, le sue regole non ci stanno più bene. Facciamo causa alla Figc per una Serie A modello Premier League», le parole riportate da Repubblica. In questa stagione, poi, non sono mancate le continue bordate per i presunti «agguati» sul calendario recapitate da Sarri alla Lega. Bordate rimaste “almeno” impunite: nessuna squalifica o inibizione né nota di presidenti o di membri delle istituzioni. Recente è anche l’escalation di polemiche su episodi arbitrali da parte dei tesserati biancocelesti, fino all’apice di ieri sera.
Tipici del calcio nostrano gli sfoghi partigiani, a orologeria e a coerenza zero. Come cambia il tempo, però. E il vento. Lega, arbitri, procura federale: questa insalata mista risulta curiosa e risulterà oggi un film comico per il povero Mourinho, frontalmente attaccato in due anni e mezzo da chiunque stesse nel calcio e fuori e in particolar modo dal club di Lotito, nel maggio 2022, con un comunicato in cui si leggeva che la Lazio era «ossessivamente» nei suoi pensieri «più di altri ambìti obiettivi professionali» e che guardava «in casa degli altri per distogliere l’attenzione da risultati mancati e da clamorosi episodi avvenuti in casa propria, a proprio favore». Questo quando, dopo Spezia-Lazio e il gol in fuorigioco convalidato ai biancocelesti dalla premiata ditta Pairetto-Nasca, Mou aveva parlato dell’episodio. L’allora tecnico della Roma era dunque fermo «alla costante ripetizione delle accuse agli arbitri e al VAR» e la società biancoceleste invece respingeva «ai mittenti le critiche e le insinuazioni», si leggeva nella stessa nota, e continuava «a credere che i valori si dimostrino in campo e non nei salotti televisivi. La Lazio non si presterà mai ad essere l'alibi o il capro espiatorio di nessuno e farà valere nelle sedi opportune le proprie ragioni». La linea della Società all’epoca era «di non discutere le decisioni prese sul campo, anche quando si tratta di episodi lampanti avvenuti a sfavore della squadra biancoceleste». Questo meno di due anni fa. Mai dire mai, dunque. Un film, non più comico.

La reazione dell'aia
I vertici arbitrali, secondo quanto è filtrato dall'Aia, hanno già giudicato negativamente l'operato di Di Bello, soprattutto per la gestione dei cartellini di ieri sera. In passato l'Aia ha fatto quadrato, ha difeso per bocca di Rocchi i ragazzi che vanno in campo e possono sbagliare. Chissà se uno stop aiuterà Di Bello, considerato un patrimonio dell'attuale classe arbitrale, a dirigere le partite in maniera più serena e senza condizionamenti. Sembra proprio una stagione nata male per il fischietto di Brindisi, che a inizio anno dopo Juventus-Bologna spiegò al dirigente Di Vaio di non aver concesso un rigore ai rossoblù per compensare la mancata assegnazione di un penalty su Chiesa. Si sono superati i limiti, è vero, ma accorgersene ieri sera torna a essere un film comico.

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