Una «limitazione della libertà personale pesantissima», per Esposito Langella. Commenta così il daspo allo steward di Torre del Greco l'avvocato Mario Stagliano, esperto di diritto sportivo. Cinque anni di inibizione quando gioca la Turris e l'obbligo di firma in questura: «Sotto un certo aspetto questo è un vantaggio, perché lo steward potrà impugnare il provvedimento davanti al giudice ordinario che potrà rivedere il tutto e normalmente vengono ammorbidite queste sanzioni».

Mala tempora currunt, però, nel calcio. Se dal campo di Serie D alla Champions League l'educazione è un po' andata a farsi benedire: «I casi di Simeone e Cristiano Ronaldo hanno fatto il giro del mondo, è vero, ma le autorità giudicanti sono diverse, il daspo è un provvedimento amministrativo e non giurisdizionale. Dipende dal questore, che può decidere per il daspo o per la multa. Lo steward avrebbe dovuto dare l'esempio, gli è stato comminato un provvedimento di cinque anni, neanche il massimo, che è otto. In altre città gli stessi episodi magari sono puniti in modo diverso. Io annichilisco ancora di fronte alla sanzione (poi annullata in sede giurisdizionale, ndr) per quei tifosi che hanno esposto lo striscione "me s'è rotto er fax" (era un disegno e non era stato il fax a rompersi..., ndr)».

Uniformità. Buono o cattivo esempio, precedenti. Tante parole che stimolano diverse domande, spesso senza risposta: «Bisogna distinguere quello che è successo nell'andata a Madrid da quello che è successo al ritorno. Il gesto di Simeone è sicuramente antipatico, ai limiti dello scurrile, ma viene rivolto alla propria tifoseria. Una sorta di risposta del tecnico dell'Atletico a chi lo aveva criticato. Stando alle immagini che ho visto, invece, quello di Ronaldo è un gesto rivolto alla tifoseria avversaria, un giocatore che è stato a lungo rivale con quei tifosi, probabilmente c'erano dei precedenti (già all'andata Ronaldo aveva mostrato la "manita" delle cinque Champions vinte con il Real, ndr). Se l'Uefa ha imposto l'ammonizione a un calciatore che si toglie la maglia per esultare con la propria tifoseria, perché viene ritenuto offensivo verso la tifoseria avversaria e si paga con l'ammonizione in campo, non capisco proprio come si possano sanzionare gesti del genere con 20.000 euro, che per calciatori e allenatori è come farsi una risata. Non riesco a comprendere». Per l'Uefa, per altro, i gesti di Simeone e Ronaldo sono uguali: «Io avrei sanzionato con un turno Simeone e avrei sanzionato CR7 con due giornate».

Ma quello che ancor di più sfugge è la mancata applicazione del principio di uniformità di giudizio: «A livello di club di piccolo e medio taglio, l'Uefa è molto severa a livello di Fair play finanziario o di sanzioni comminate per fatti che non vede e non sente nessuno, come chiusure di impianti di gioco, o di settori dello stadio o divieti di trasferte per comportamenti di poco conto. Poi ai protagonisti principali che sbagliano viene dato un buffetto… Rispetto a un gesto volgare e a uno volgare e provocatorio l'Uefa ha perso due ottime occasioni per dimostrare la serietà dei propri organismi di giustizia sportiva».

E invece nessuna squalifica è arrivata, ma in compenso neanche le polemiche che l'avrebbero seguita: «Beh, a prescindere dal fatto che il regolamento andrebbe applicato sempre, al di là del buon senso, visto il sorteggio una giornata non sarebbe stata nemmeno drammatica». Di contro, né società né giocatore si sono scusati, anzi: «Questo mi ha colpito. Essere ricco non è un'autorizzazione a fare certe cose. Ma questo ovviamente vale anche a livello di club, purtroppo: Manchester City e Psg sembrano poter fare quello che vogliono, magari una società bulgara o turca viene esclusa dalle coppe perché piena di debiti, o se un calciatore non appartieni a una società di primo livello per una gomitata si becca tre giornate… Tutto molto curioso».