Football Please

Crowdfunding, la colletta moderna applicata al calcio: così i tifosi finanziano stadi, campi e progetti

Piccoli contributi, grandi risultati. La piattaforma inglese Tifosy ha organizzato decine di raccolte fondi. Ma niente calciomercato: solo progetti a lungo termine e utili alla comunità

PUBBLICATO DA Valerio Curcio
04 Novembre 2017 - 15:00

Mettereste 100 euro per realizzare lo stadio della Roma? E se questi 100 euro vi garantissero una cena con la squadra e la prelazione per abbonarvi? Oppure di dedicare un seggiolino del nuovo impianto a un vostro caro che non c'è più, che era tifosissimo della Roma? Non è una proposta, ma un semplice esempio di come funziona il crowdfunding applicato al calcio.

Ogni tifoso nel corso della propria vita dà molti soldi al proprio club, così tanti che fare i conti è sconsigliato. Non è detto che siano troppi, questo sta alle possibilità e alle decisioni di ognuno. Ma quante volte il tifoso ha potuto vigilare sull'utilizzo di quei soldi, potendo poi "godere" del proprio investimento? Fino a pochi anni fa, praticamente, mai. Le cose sono cambiate grazie al potente strumento del crowdfunding, che poi altro non è che l'evoluzione contemporanea della colletta. Il calcio non è di certo il suo principale campo di applicazione: piattaforme ormai celebri come Eppela, Musicraiser e Kickstarter hanno permesso di finanziare un'infinità di film, album musicali, eventi, libri e progetti personali. Tutto sta nella semplicità di utilizzo: l'utente si connette al sito web della piattaforma presso cui è attiva la raccolta fondi, sceglie quanto donare (anche in base ai benefici offerti) e realizza la transazione con carta di credito.

Nel calcio, nonostante qualche esperimento ci fosse già stato, la novità è stata l'anglo-italiana Tifosy: una piattaforma di crowdfunding, o fanfunding, come lo hanno rinominato, che permette agli utenti di finanziare con quote più o meno importanti un progetto relativo alla squadra tifata.

Crescita sostenibile

Non bisogna immaginare il crowdfunding come mero sfruttamento economico dei tifosi da parte del club o come un'elemosina da elargire quando le casse della società sono in difficoltà. Anzi, spesso consiste in una sorta di acquisto, perché capita spesso di ricevere in cambio dei "premi": materiale autografato, biglietti e abbonamenti, pass per eventi esclusivi e qualsiasi cosa possa offrire un club di calcio. Ma non solo: perché ultimamente Tifosy ha inaugurato anche il "mini-bond", un prestito a interesse agevolato che i tifosi concedono al club, e l'"equity crowdfunding", mediante il quale si acquisiscono quote della società.

L'azienda inglese, prima di accettare un progetto, ne verifica la fattibilità e soprattutto controlla che non sia uno stratagemma per sfilare soldi dalle tasche dei tifosi. La chiave, nell'interpretazione di Tifosy, che ha concluso con successo decine di campagne di finanziamento nel Regno Unito, è chiedere l'impegno dei tifosi per un progetto che abbia risvolti tangibili sulla vita del club e della comunità dei supporters: una miglioria allo stadio, un'infrastruttura per il settore giovanile, una statua dedicata a un grande campione, un documentario, un campo di allenamento... E un calciatore? Un calciatore no. Perché fare calciomercato chiedendo soldi alla gente, come ha fatto il Kristiansund in Norvegia per comprare l'estone Nikita Baranov, significa utilizzare i risparmi dei tanti appassionati per un investimento che, oltre a dare benefici solo a breve termine, è anche un rischio (dall'infortunio alle prestazioni deludenti).

Un campo di allenamento, invece, dà i suoi benefici per decenni. Chiedetelo ai tifosi del Portsmouth, club di terza divisione inglese oggi posseduto interamente dai tifosi. Gli stessi tifosi che hanno raccolto 270mila sterline per costruire i campi per le giovanili nel nuovo centro sportivo che sorgerà in città. O a quelli dello Stevenage FC, squadra di quarta divisione, che grazie alle 600mila sterline raccolte potranno ricostruire la tribuna North Stand del loro stadio.

Il Bradford, l'Oldham e l'Accrington hanno invece finanziato dei maxi-schermi per i loro stadi, mentre lo Shrewsbury Town sarà il primo club inglese a realizzare una Safe Standing Area in cui permettere ai tifosi di sostenere lasquadra in piedi. Ma le infrastrutture non sono l'unico obiettivo: anche quelli per la memoria e la cultura sono investimenti che durano nel tempo. Il Fulham, ad esempio, ha raccolto più di 100mila sterline per erigere una statua della bandiera George Cohen a Craven Cottage e per iniziative benefiche organizzate dalla Fulham Foundation. Quasi la stessa cifra è stata raccolta dai produttori di "George Best - The movie" per realizzare un film sul campione nato a Belfast.

Lo sbarco in Italia

Ma non c'è solo la Gran Bretagna. Tifosy ha organizzato campagne di raccolta fondi anche in Italia. A Parma, ad esempio, nel 2015 i tifosi gialloblù hanno messo insieme 170mila euro per realizzare il Museo Crociato all'interno del Tardini. L'azienda ha in seguito raggiunto un accordo con la Lega B che permetterà ai club di accedere a formule agevolate di crowdfunding (una percentuale dei soldi raccolti è di solito incassata dall'impresa). Il Carpi, che è stata la prima squadra a sfruttare la possibilità, ha raccolto 22mila euro per realizzare la sua "fanzone": un'area all'interno dello stadio attrezzata per essere vissuta dai tifosi, con bar, tavoli, divani e videogiochi. L'accordo con la Serie B ha inoltre portato al finanziamento di un nuovo campo di calcio a Lampedusa, ottenuto con quasi 60mila euro raccolti online. In Italia, così come nel Regno Unito, i club medio-piccoli hanno imparato a conoscere i vantaggi di questo strumento. Anche i grandi arriveranno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI