Gigi Proietti se ne è andato ieri notte ad 80 anni nel giorno del suo compleanno, un colpo di teatro degno di Shakespeare. Era ricoverato da giorni in una clinica romana per seri problemi cardiaci, le gravi condizioni erano già trapelate domenica in tarda serata. «Sarà ricordato come merita nei tempi e modi da definire». I funerali si terranno giovedì 5 novembre nella chiesa degli artisti di piazza del Popolo, probabilmente in forma privata per evitare che si creino assembramenti e saranno coperti da una diretta tv.

Muore il 2 novembre un figlio di Roma, amatissimo da tutti, nell'anno che sta mettendo a dura prova chiunque. Una "mandrakata" avrebbe detto con la sua meravigliosa autoironia. Ci lascia un uomo, un artista, un mostro sacro, un vero mattatore, un dispensatore di risate genuine del quale avevamo ancora maledettamente bisogno, soprattutto adesso. Amava la sua città profondamente, l'ha sempre celebrata, interpretando magistralmente in romanesco i sonetti dei più grandi poeti romani. Dal Trilussa al Belli, lui che più di chiunque altro ne poteva essere era un degno erede. In molti lo avevano accostato a Ettore Pretolini, un prolungamento quasi, per la sua genialità poliedrica nell'interpretare i vari personaggi. Recentemente in occasione dei 150 anni di Roma Capitale, dal palco del teatro dell'Opera aveva detto: «Io sono nato a Roma, fortunatamente in uno dei luoghi più belli, a via Giulia, quartiere Monti, Campo de' fiori, via di Monserrato uno delle vie più eleganti, piazza Farnese… Il fatto è che a Roma "ndo coglio coglio", c'è l'imbarazzo della scelta. Auguro a Roma tutto il bene possibile, dobbiamo mettercela tutta. Vorrei che fosse più amata, soprattutto dai romani».

Proietti era prima di tutto un attore di teatro; nel palco divenne famoso per le sue doti di trasformista a partire dagli anni Settanta, quando sostituì Domenico Modugno nel musical "Alleluja brava gente". Nel 1974 venne scritturato insieme ad un altro mostro sacro, Carmelo Bene, per lo spettacolo "La cena delle beffe". La definitiva consacrazione avvenne con "A me gli occhi please", che segnò uno spartiacque per il modo di intendere il teatro. A cavallo con gli anni Ottanta recitò in numerosi spettacoli di successo come "Fatti e fattacci", "Fantastico" e "Io a modo mio". Protagonista di film come "Brancaleone alle crociate", "La Tosca" e "Meo Patacca", ebbe la consacrazione cinematografica con la pellicola cult "Febbre da Cavallo" nel ruolo di Mandrake, l'incallito scommettitore alle corse dei cavalli: "E adesso v'ho fregato a tutti e mò beccate questa", direbbe divertito. A partire dagli anni Novanta è stato protagonista di serie tv di successo, tra tutte "Il Maresciallo Rocca", prodotta dalla Rai. È stato poi San Filippo Neri nella miniserie "Preferisco il Paradiso", il cardinale Romeo Colombo da Priverno in "L'ultimo Papa Re", il misterioso generale Nicola Persico in "Il signore della truffa", e lo stravagante giornalista Bruno Palmieri in "Una pallottola nel cuore". Dal 2018 era il narratore del programma culturale di Alberto Angela "Ulisse" e recentemente aveva riaperto, dopo i mesi difficili di lockdown, la stagione teatrale al Globe Theatre di Villa Borghese, del quale era direttore artistico dal 2003. E con la sua sagacia aveva detto: «È un gesto di coraggio, speriamo non una mandrakata. C'è voluta tutta la mia tigna...». Ciao Gigi… Per dirti grazie non basterebbero tutte le parole del mondo.