Adesso vive a Firenze, dove fa il corrispondente in Italia per Titan Sports, il giornale sportivo più diffuso in Cina, e dove la situazione «è abbastanza tranquilla, un po' come nel Lazio, con una crescita limitata del virus. Non è come in Lombardia: lì oggettivamente non è normale». Wang Qinbo, giornalista cinese, ha provato a fare chiarezza sulla diffusione del Coronavirus nel nostro Paese da osservatore "privilegiato" della realtà italiana e ha raccontato come la sua nazione stia uscendo, con la giusta cautela, dall'incubo della pandemia.

Come ti spieghi una diffusione così ampia in Italia, nel Nord soprattutto?
«Si è letto sui giornali italiani che si è parlato della partita Atalanta-Valencia come un focolaio importante. Lo stesso errore commesso a Wuhan, quando c'era il sospetto che il virus si stesse diffondendo velocemente, hanno organizzato come ogni anno un festeggiamento per il nuovo anno (una sorta di cenone per un intero quartiere che coinvolgeva più di 10.000 famiglie), penso che c'è una somiglianza in questi due eventi, anche se a San Siro c'erano 30.000 persone in più. Il percorso del virus tra questi due eventi è abbastanza simile, c'erano già dei primi casi segnalati o non segnalati, c'era una grande onda della pandemia e la gente non si è resa conto. Grande concentrazione di persone ha lasciato un effetto devastante».

Nel resto della Cina si è bloccato tutto, non isolamento.
«Il resto della Cina è stata come il resto dell'Italia, c'è stato un esodo anche lì, le altre regioni hanno dovuto affrontare questi casi esportati e il contagio. Siccome nelle altre regioni la Cina ha agito in tempo, monitorando ogni movimento (non solo da Hubei, ma anche da fuori), mettendole in quarantena. E ha funzionato».

Come ha gestito la situazione il governo italiano?
«Ha adottato le misure a poco a poco, anche a causa della singolarità della politica italiana, dove quando un governo fa una cosa è sempre sbagliata. Ricordiamo dopo le prime misure adottate da Conte come Salvini gridava di "aprire", "aprire"... Abbiamo sentito le sue dichiarazioni anche in Cina, diciamo che ha insegnato questo verbo a tutti i cinesi, quando invece bisognava chiudere. In quel momento sarebbe molto più facile evitare la diffusione del contagio: se si fosse chiusa la gente in casa subito non sarebbe così tragica la situazione oggi».

I medici cinesi che sono venuti in Italia hanno detto che c'è ancora troppa gente in giro.
«È giusto che gli italiani prendano queste "critiche" e le diffondano per sensibilizzare la società. In realtà i nostri medici hanno anche raccontato ai giornali cinesi che i medici italiani sono bravissimi e gli ospedali ben organizzati».

Wang Qinbo, giornalista sportivo cinese

In Cina si sta tornando alla normalità, o quasi.
«Il governo cinese sta facendo tutto con molta cautela: sono state inviate prima intere squadre di medici, infermieri e tecnici che da tutta la Cina nella regione di Hubei. Prima di essere rimandati a casa gli esperti epidemiologi sono rimasti nella regione di Hubei per insegnare alla gente locale come affrontare successivamente la situazione, insegnare il più possibile alle forze dell'ordine e agli abitanti. Perché se è successa una cosa del genere non si può mai escludere che possa esserci un ritorno dell'emergenza e bisogna saper fronteggiare al meglio la situazione».

In Cina c'è stato il caso isolato di Fellaini positivo eppure è ancora tutto fermo.
«E hanno posticipato la riunione della Lega cinese per questo motivo. Bisogna fare con tanta cautela. La "fortuna" del calcio cinese è che in realtà il virus è esploso durante la pausa invernale. La maggior parte dei giocatori erano all'estero, in Turchia, a Dubai, in Spagna. Si sono allenati fino a febbraio, prima che iniziasse la crisi in Europa e sono tornati. Sono stati graziati. La nostra stella, la calciatrice numero 10 della nazionale, Wang Shuang, che ha giocato nel Paris Saint Germain, è di Wuhan, è tornata e si sta allenando da due mesi sul tetto del suo palazzo».

In Italia e in Europa siamo ancora nella piena emergenza. Sono stati sospesi tutti gli sport, ma si parla già di riprendere allenamenti e campionati. Che idea ti sei fatto di questo dibattito?
«Magari Lotito aveva pensato che al Nord si potesse continuare a giocare a porte chiuse mentre all'Olimpico si potesse continuare a far volare l'aquila... Se avessimo avuto una partita come Atalanta-Valencia a Roma sarebbe successo qualcosa di molto grave. Tutto questo è una follia. Non c'è altro da aggiungere».

Una sola parola, follia?
«Quello che sta succedendo nel calcio italiano mi sembra all'insegna del caos, non mi sembra ci sia una classe dirigente seria, li giudico dai loro comportamenti prima della sospensione del campionato, parecchi volevano spingere affinché il campionato andasse avanti. Si pensa a riprendere senza ascoltare chi ne capisce. Gli scienziati cosa dicono? Nessuno è convinto ancora che il virus vada a scomparire con il caldo e quindi con l'estate. In Asia c'è una diffusione del virus in diversi paesi con il caldo permanente, da Singapore a Hong Kong, ma anche in altri continenti, basti pensare al Perù o al Brasile. Ci vuole rispetto delle regole e soprattutto cautela».