Daniele Belardinelli non ce l'ha fatta. Il tifoso di Varese investito durante gli scontri che hanno preceduto la gara fra Inter e Napoli è morto nella notte fra mercoledì e giovedì, dopo essere stato trasportato d'urgenza in ospedale. La dinamica dell'incidente che ha portato alla morte del varesino è ancora al vaglio degli inquirenti, ma tutte le testimonianze convergono su un Suv che al culmine degli incidenti avrebbe investito l'uomo. Ultimo atto di un tardo pomeriggio milanese che ha trasformato la zona di San Siro in un campo di battaglia.
Intorno alle 19 di mercoledì, poco prima della partita, un gruppo di Van che trasportano tifosi del Napoli (privi di scorta), fa capolino con gli sportelli aperti sotto la Curva Nord, quella dei gruppi organizzati interisti. In quel momento succede poco: scambi di sguardi minacciosi e qualche insulto. Un espediente già utilizzato proprio al Meazza, nella trasferta della scorsa stagione che ha opposto gli azzurri al Milan. In quella circostanza senza conseguenze rilevanti.

Questa volta invece un gruppo formato da un centinaio di interisti attende i napoletani a via Novara, una strada in zona San Siro ma più defilata rispetto allo stadio. Punto strategico per un agguato, perché i sostenitori ospiti devono passare in quella zona per raggiungere il settore a loro dedicato. Sulla via ci sono spazi verdi e aiuole, dove a cose fatte saranno ritrovate armi di ogni genere: bastoni, tirapugni, spranghe, perfino un machete. Gli ultras nerazzurri sono coadiuvati da esponenti di altre tifoserie amiche: Varese, Nizza e Valencia. In particolare i sostenitori francesi hanno precedenti con i napoletani che non inducono all'ottimismo. In un'amichevole estiva fra le due squadre nel 2015, la cittadina della Costa Azzurra è stata teatro di scontri fra le due tifoserie (con partecipazione marginale anche di una frangia interista), talmente aspri da vietare in seguito le trasferte a entrambe, in occasione di un preliminare di Champions nell'agosto 2017. D'altra parte insieme agli ultras azzurri ci sono quelli amici del Lokomotiv Plovdiv. Che il clima potesse diventare teso era quindi più che prevedibile.

È proprio a via Novara che ha luogo il primo durissimo scontro: i Van subiscono un fitto lancio di oggetti, salta qualche vetro e gli occupanti dei furgoncini si riversano sulla strada per fronteggiare il gruppo rivale. Qualcuno viene colpito anche da coltellate, gli incidenti durano due o tre minuti, un'eternità per quel tipo di situazioni. Un uomo riconducibile agli ultras nerazzurri resta a terra in mezzo ai napoletani, si sente qualcuno dalla parte opposta che grida «Basta, tregua»: urla disperate distinguibili anche nei tanti video che fin dalla sera dei fattacci stanno facendo il giro della rete.

È a quel punto che viene concesso il ritorno del ferito nelle fila di provenienza, un gesto che in quel tipo di dinamiche è equivalente all'onore delle armi e quindi apprezzato anche dagli avversari. Ma che non serve a interrompere il corso degli eventi. La rissa ricomincia più cruenta di prima: vengono divelti cassonetti, alla stregua di improvvisate barricate, parte un fitto lancio di torce e bottiglie. Qualcuno resta ferito, fortunatamente in maniera lieve: al San Carlo Borromeo - l'ospedale non distante dallo stadio - arriveranno in quattro con tagli all'addome, al gluteo e alla testa (due milanesi, un francese e un napoletano), dimessi già nel corso della notte. A loro si aggiungeranno altri quattro tifosi, tutti napoletani, ricoverati in altre strutture milanesi. Chi arriva in condizioni disperate è Belardinelli, investito nel parapiglia generale che segue l'arrivo della polizia. Fuggono tutti e nel fumo il varesino finisce schiacciato da un veicolo. Probabilmente quel Suv sulle cui tracce ora si muovono gli inquirenti.