Andranno avanti ancora per una decina di giorni, come annunciato dal Comune, i lavori di bonifica allo Stadio Flaminio. L'impianto progettato da Pier Luigi Nervi per le Olimpiadi romane del 1960 è abbandonato da anni, ma – come Campo Testaccio – è proprio in queste settimane all'inizio di un percorso che nei progetti dell'amministrazione dovrebbe portarlo al recupero e a un rinnovato utilizzo. Ma il Flaminio ha un vantaggio: a luglio la Pier Luigi Nervi Project Association ha vinto il bando internazionale "Keep it modern" della Getty Foundation, che ha finanziato 180mila dollari per la realizzazione di un progetto di ricerca per la riqualificazione dell'impianto. Che da luglio scorso è anche tutelato dalla Soprintendenza del Ministero dei Beni Culturali.

«Quello a cui stiamo lavorando è un piano di conservazione», spiega Elisabetta Margiotta Nervi, segretario generale dell'associazione che si prefigge di tutelare e valorizzare l'opera di Pier Luigi Nervi. «Praticamente un manuale che indicherà come intervenire sulla struttura rispettando il progetto originale. È fondamentale farlo prima che incominci il percorso di riqualificazione: per questo abbiamo studiato a fondo i disegni di progetto. È necessario capire cosa fa parte del progetto originario di Nervi e cosa no. Vogliamo anche dare informazioni sulla manutenzione, perché ricordiamoci che uno dei grandi problemi è sapere come intervenire nel tempo sulla struttura. Noi non possiamo decidere del suo futuro utilizzo, ma possiamo fornire delle linee guida che torneranno utili anche fra decenni».

La piscinta coperta del Flaminio nel 1960 [Foto PLN Project Association]

Il futuro utilizzo: una partita che non è conclusa ma che sembra fortemente orientata verso un accordo tra Comune, Coni e Federugby per farne, nuovamente, la casa della palla ovale. Tanto che, già dallo scorso 29 ottobre, il personale Ama sta ripulendo l'impianto. Un'attività seguita a distanza dalla PLN Project Association: «Consiste in un lavoro di pulizia di fondo. Stanno dismettendo tutto ciò che hanno lasciato i precedenti utilizzi, come mobilio e altre cose. Stanno sistemando anche il verde intorno, che non era più sotto controllo». Sarà compito dell'associazione anche studiare il contesto urbanistico dello stadio, costruito nell'ambito del Villaggio Olimpico e collocato in un parco architettonico che coinvolge due epicentri della cultura come il MAXXI di Zaha Hadid e l'Auditorium di Renzo Piano.

«Il fatto che possa diventare la casa del rugby ci è stato comunicato ed è per noi è una buona notizia. Ogni utilizzo che fa vivere l'impianto e lo connette con la città per noi è benvenuto», continua Eisabetta Margiotta Nervi. «Noi speriamo che il Flaminio diventi un caso-scuola. C'è finalmente la volontà di sviluppare la riqualifica seguendo tutti i momenti che sono necessari per recuperare una struttura di questa importanza architettonica. Non ho la palla di vetro per dire quanto ci vorrà, ma posso dire che noi siamo estremamente grati a questa amministrazione per come ha saputo capirci. Per più di dieci anni abbiamo provato a sensibilizzare le giunte precedenti, con scarsi risultati. Quando invece abbiamo contatto l'assessore Frongia per candidare il Flaminio al bando "Keep it modern" abbiamo trovato grande entusiasmo da parte sua».

La palestra interna del Flaminio del 1960 [Foto PLN Project Association]

«Con il Flaminio il linguaggio di Nervi ha toccato il momento più felice grazie alla sua capacità di coniugare forma e struttura. Guardate come si inserisce nel contesto, con la linea ondulata che segue l'abbraccio della collina... È tutto calibrato e poi c'è questa spazialità di una struttura aperta e avvolgente. Nervi era un maestro nel creare degli spazi nello spazio». Speriamo allora che questi spazi possano presto tornare a essere vissuti.