Edin, ricordi? Era la tua prima stagione con la maglia della Roma, quella poi che si sarebbe rivelata l'unica negativa da quando sei sbarcato da queste parti, appena otto reti in campionato, roba che te, in precedenza, prima in Bundesliga al Wolfsburg, poi in Premier al Manchester City, otto gol li facevi in un girone. Dopo, per carità, ti sei rifatto con gli interessi. Ma a pensarci, anche in quella prima stagione in cui in molti te ne dissero di tutti i colori, quegli otto gol non è che li avessi distribuiti male. Anzi. Intanto uno alla Juventus, era appena la seconda giornata di quel campionato, una capocciata saltando sulla testa di Chiellini, rete che si rivelò decisiva per portarsi a casa i tre punti e che sembrava ti avesse spalancato le porte anche del nostro campionato. E poi sei stato tra gli artefici nel rinsaldare la chiesa al centro del villaggio.

C'era Rudi Garcia sulla panchina giallorossa. La squadra era reduce da una precedente stagione in cui aveva riacceso il sogno. La chiesa era stata già risistemata al centro del villaggio, ma in certi casi meglio abbondare. E che cosa c'era di meglio per farlo di quella di ribadire la supremazia nel derby? Dzeko, a quella sua prima sfida contro la Lazio, dodicesima giornata, otto novembre del 2015, era arrivato già al centro delle polemiche, appena un gol realizzato nelle precedenti undici, quello già citato nella sfida contro la Juventus. Già c'era chi gli dava del bidone, poi successivamente si sono dovuti mozzicare la lingua. Dieci minuti di quel derby e Dzeko fece Dzeko. Un'azione al limite dell'area, un intervento da dietro, calcio di rigore contestato perché gli altri dicevano che quell'intervento falloso fosse stato commesso ai limiti dell'area, non dentro. Nella filosofia del derby, sarebbe stato meglio fuori (il Var ancora non c'era), ma tant'è. Il bosniaco si presentò sul dischetto, rincorsa, tiro centrale, Sud in festa. Nella ripresa ci pensò Gervinho a rinsaldare le fondamenta della chiesa. Per il bis ci fu bisogno di attendere il derby di ritorno di quello stesso campionato, il primo di Edin con la maglia giallorossa. Fu un trionfo romanista, El Shaarawy a rompere l'equilibrio con una capocciata di testa che non è mai stato il forte del Faraone, poi nella ripresa, una volta subentrato dalla panchina (c'era Spalletti che aveva preso il posto di Garcia), ancora Dzeko a ribattere in rete un tiro di Perotti respinto dal palo. Poi Parolo a illudere la nord, ma dopo prima Florenzi e quindi Perotti confezionarono il quattro a uno giallorosso.

Ecco, Edin, poi ti sei fermato lì. Anche se, al contrario, nelle stagioni successive sei tornato quello vero, quello da 39 gol tutto compreso nella seconda stagione, da 24 in quella passata, vincendo titolo di capocannoniere in campionato ed Europa League. Ecco, Edin, adesso sei più o meno nelle stesse condizioni di quel primo derby quando tutti o quasi pensavano che la Roma avesse preso un bidone, fischiato e insultato da quasi tutti. Sono passati altri quattro derby che ti hanno visto in campo, ma non nel tabellino dei marcatori. Contro il Frosinone sei rimasto in panchina, oggi pomeriggio ti ripresenterai al centro dell'attacco romanista, c'è bisogno che dai conferma al proverbio non c'è due senza tre. Ne hanno bisogno la Roma, i suoi tifosi, te stesso per riprendere quel cammino del gol che ti ha accompagnato nel corso di tutta la tua carriera. Quale migliore occasione per rimettere Dzeko al centro della Roma?