Decisivo. L'ingresso in campo di Lorenzo Pellegrini nel secondo tempo della sfida di sabato scorso contro l'Udinese ha cambiato il volto della squadra, spingendola a una vittoria tanto sofferta quanto preziosa.

La Roma ha riconquistato tre punti all'Olimpico dopo due turni casalinghi di digiuno, dando seguito al successo di Genova con la Sampdoria, ottenuto con modalità simili: al termine di una gara difficile e senza subire reti. Ma in entrambe le giornate c'è stato bisogno di un cambio che fornisse ulteriori sbocchi a una manovra apparsa troppo contratta e avara di soluzioni nel primo tempo.

Se a Marassi ci ha pensato Dzeko a interpretare il punto di riferimento in più che occorreva in quel momento, con i friulani è stato il numero 7 a regalare il necessario cambio di marcia alla squadra monocorde di inizio partita. Divisa in due tronconi distanti nelle due fasi e incapace di trovare un varco nel fortino edificato tanto meticolosamente da Tudor. Il cambio di marcia è arrivato fin dai primi istanti della ripresa, quando Pellegrini e Florenzi hanno rilevato rispettivamente Schick e Jesus, permettendo a Ranieri di ridisegnare la formazione secondo le esigenze del momento; e ai compagni di avere al proprio fianco due elementi più dinamici.

La Roma è andata in gol esattamente a metà secondo tempo, dopo aver finalmente premuto con un certo costrutto. E al di là dell'ottima prestazione di El Shaarawy e Dzeko, che hanno confezionato con tocchi di fino la rete poi risultata determinante, è stato il continuo movimento di Pellegrini fra le linee a scardinare l'arroccamento dell'Udinese. Lorenzo non era stato altrettanto brillante la settimana prima contro i blucerchiati, mentre aveva avuto un buon impatto nell'ultima mezzora con la Fiorentina, nel giorno del rientro in campo dopo l'infortunio al bicipite femorale che lo ha tenuto fuori nelle prime tre gare di Ranieri. Andamento altalenante che è fisiologico per chi torna dopo uno stop di carattere muscolare.

Tanto che lo stesso tecnico nell'ultimo post-partita ha rivelato di aver tenuto inizialmente in panchina il ragazzo cresciuto nel vivaio perché non avrebbe potuto rischiare un altro calciatore lontano dalla migliore condizione, al di là di De Rossi. Proprio l'infortunio del Capitano ha costretto Pellegrini ad arretrare di qualche metro e disporsi accanto a Cristante nella linea a protezione della difesa. Una mediana giovane, dinamica ma poco utilizzata negli ultimi tempi. Eppure il rendimento dei due giovani centrocampisti azzurri è rimasto inalterato, permettendo alla Roma di fare proprio il match.

Al Meazza potrebbe toccare nuovamente a loro sistemarsi davanti alla difesa. L'assenza del numero 16 (anche ieri allenamento individuale per lui, Karsdorp e Santon) e le condizioni ancora non ottimali di Nzonzi, rientrato in gruppo solo mercoledì dopo l'infiammazione al ginocchio dei giorni scorsi, suggeriscono l'utilizzo contemporaneo di Cristante e Pellegrini sulla mediana.

Ipotesi che libererebbe Zaniolo dalla corsia destra, riportandolo al centro della trequarti. In questo caso i due esterni alti sarebbero El Shaarawy e uno fra Ünder e Kluivert. Almeno fino alla rifinitura in programma oggi, che scioglierà gli ultimi nodi. Il Faraone ieri ha svolto lavoro personalizzato per un piccolo fastidio avvertito il giorno precedente. Ma le sue condizioni non preoccupano e domani dovrebbe essere regolarmente in campo a Milano.