So' ragazzi, si dice a Roma. Si dice per rappresentare l'inesperienza, da un lato, ma la sfrontatezza dall'altro. E in effetti Justin Kluivert e Cengiz Ünder, che in due fanno la cifra tonda di 40 anni, sono due ragazzi. Per motivi diversi in questa stagione si sono visti relativamente poco. Sono 23 le presenze di Justin nel suo primo campionato in Italia, 5 in Champions League e una in Coppa Italia, ma con 1.454 minuti giocati, contro i 1.725 minuti disputati invece dal collega di reparto turco, che però nel complesso ha presenziato in un numero inferiore di partite, e precisamente 20 volte in Serie A, 6 in Champions e una in Coppa Italia. A significare che Gengo, come lo chiamava Di Francesco, ha goduto di grande fiducia da parte del tecnico abruzzese (sempre a patto che stesse bene), mentre l'olandesino è stato utilizzato un po' più con il contagocce. 

L'acerbo Justin

«Acerbo», l'ha definito Ranieri qualche giorno fa in conferenza stampa, ma questo non gli ha impedito di schierare l'ex Ajax titolare tre volte su quattro da quando è tornato a sedersi sulla panchina della Roma. Acerbo sì, ma con grande potenzialità e strappi. Non ultimi quelli della gara con la Fiorentina, una gara giudicata nel complesso positivamente dal tecnico romano. Per il piglio della squadra nel riprendere il risultato due volte e nel cercare di ottenere la posta piena. Alla fine, il pareggio arrivato con la squadra di Pioli, ha avuto un grande protagonista. Proprio Justin Kluivert, che è entrato nei due gol con due assist: «Ha questa facilità di cross. Sì, sbaglia qualche passaggio o qualche scelta, come tutti, ma io ho molta fiducia in lui», ha detto Ranieri. Che non ha capito proprio i fischi al momento della sostituzione al 13' del secondo tempo, quando Pellegrini gli ha fatto tirare un po' il fiato: «Magari i fischi erano per me che l'ho tolto, non lo so», ha ipotizzato l'allenatore ieri.

Due ali per il rush finale

Sta di fatto che fischi o meno, i due giovani esterni possono essere molto utili nel rush finale che i romanisti si augurano finisca con l'ingresso in Europa della squadra giallorossa. Il rush, appunto. Anche per questo servirà la loro velocità e freschezza. Ünder è appena rientrato dopo un lungo periodo di inattività - il suo 2019 equivale a due sole presenze, la prima quando ha riportato il problema muscolare che l'ha spaventato a tal punto che non riusciva a rimettersi in condizione: «Anche se Cengiz nella mia lingua significa imbattibile - ha detto il classe '97 a Dazn - Sono stato fuori due mesi, ho avuto un po' di paura. Dentro di me pensavo: "E se mi infortunassi di nuovo allo stesso modo?"». Il turco ha anche espresso dispiacere per l'allontanamento di Monchi e Di Francesco: «Uno mi ha portato qui, l'altro mi ha dato consigli che non dimenticherò mai».

Il recupero psicologico con la ricerca della continuità annessa di Kluivert e quello psicofisico di Ünder, per altro, saranno fondamentali per Ranieri non solo per i gol, che tanto mancano al turchetto soprattutto: «In Turchia ne ho segnati tanti anche di destro, non so perché qui non mi riesca». Alla Roma servirà la loro opera preziosa in materia di rifornimento ai compagni: i due romanisti, infatti, nella classifica degli assistmen della Serie A per minuti giocati, sono rispettivamente secondo e terzo. Solo Mertens ha fatto meglio di Justin: 0,47 assist ogni 90' per il belga e 0,43 per l'olandese. Mentre Cengiz tocca quota 0,37. Un valore aggiunto notevole e che sarebbe molto funzionale a una squadra che adesso più di prima fa fatica a creare occasioni, dedita - almeno nelle intenzioni - a quel "primo non prenderle" che sta predicando Sir Claudio. E a quel "tanto poi il gol lo facciamo" che per ora, anche nel corso della gestione del tecnico che fece il miracolo col Leicester, sta funzionando ma con qualche fatica in più rispetto al passato.