Mentre a Roma si è sollevato il problema dell'«uso innovativo del cemento armato» che per qualcuno avrebbe reso meritevole di tutela un rudere pericolante, mai più utilizzabile e circondato da rovi e degrado come la tribuna del cadente Ippodromo di Tor di Valle, dismesso ormai dal gennaio 2013, a Milano i due club della città si sono trovati d'accordo sull'ipotesi di demolire - per ricostruirlo a 100 metri di distanza, nel parcheggio - lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro.

Che tre anni fa ha ospitato la finale di Champions League tra Real e Atletico Madrid, e per quell'occasione, completando un ciclo di lavori durato cinque anni e costato 30 milioni di euro, ha ottenuto la quinta stella, ovvero il massimo possibile nella severa classificazione dell'Uefa. Uno stadio di primissima scelta, costruito per il calcio, senza pista d'atletica, che nel 2009 venne definito il secondo più bello del mondo - dopo il Signal Iduna Park di Dortmund - dal quotidiano inglese The Times. O che, secondo un'indagine condotta dalla Camera di commercio e dall'Università degli Studi di Milano, è il terzo simbolo più conosciuto del capoluogo lombardo, dopo il Duomo e la sede della Triennale.

Il Milan era da tempo dell'idea di costruire un nuovo impianto, dopo aver valutato a lungo costi e benefici di una nuova serie di lavori di adeguamento anche l'Inter è giunta alla stessa conclusione. E il sindaco Sala, due giorni fa, ha fatto sapere di non avere nulla in contrario: "Io sono affezionato a San Siro, però da sindaco devo dire che è un problema solo di rispetto delle regole. La Soprintendenza sta verificando che non ci siano vincoli su San Siro. A me ad oggi non risultano".

Ieri, però, forse spaventato dal clamore della notizia, Sala ha aggiunto una precisazione che potrebbe cambiare le carte in tavola. Perché, a differenza dell'Olimpico, che è del Coni, lo stadio di Milano è di proprietà del Comune. "Bisognerà trovare una formula con cui [il nuovo impianto] sia di proprietà del Comune, con una concessione a lunghissimo termine. È chiaro che noi non possiamo perdere la proprietà dello stadio". Ed è chiaro che questa precisazione potrebbe cambiare i piani dei due club interessati.