La vittoria contro il Verona rappresenta il primo importante step in vista degli impegni che attendono la Roma da qui a fine mese. Ferma restando l'importanza delle sfide di campionato nella rincorsa all'obiettivo minimo del quarto posto, la data più attesa è sicuramente quella del 21 febbraio. Nel gelo ucraino, De Rossi e compagni giocheranno l'andata degli ottavi di Champions League contro lo Shakhtar Donetsk, con la voglia di cancellare il precedente poco fortunato del 2011. Una doppia sfida, quella di sette anni fa, vissuta in prima persona anche da Massimo Ugolini, ex preparatore atletico e tattico di Mircea Lucescu prima in Ucraina (dal 2007 al 2016) e poi allo Zenit (stagione 2016/17). «Sono tornato da poco in Italia, ma di recente sono andato a trovare lo Shakhtar nel ritiro in Turchia, quindi ho notizie fresche...».

Ottimo. Come ha trovato la squadra?
«Hanno ricominciato la preparazione da zero, è come il ritiro estivo per le squadre italiane. La pausa è lunga e rifanno quasi tutto. Io sono arrivato l'ultimo giorno della prima fase del ritiro e tutto il lavoro sulla quantità era stato già fatto. Ora credo che stiano lavorando molto sulla tattica e cercano di prendere il ritmo partita giocando molto».

In questo momento è Fred il loro miglior calciatore?
«Lui e Taison sono giocatori fondamentali, perché ribaltano l'azione. Seppur con caratteristiche diverse, sono i calciatori più importanti dopo il recupero palla e sono sicuramente i più pericolosi per la Roma».

Si aspettava un'ascesa così importante di Fred? Il City vorrebbe offrire 60 milioni di euro…
«A parte le cifre, che dipendono sempre dal momento e dalle squadre che richiedono il giocatore, e mi sembra che il City paghi molto di più di quello che valgano i calciatori, onestamente sì, mi aspettavo questo successo. Lui fece subito intravedere che aveva qualità incredibili. Atleticamente è veramente di altissimo livello e ha una malizia innata che per essere un brasiliano in quella posizione lì lo fa essere diverso dagli altri, perché normalmente sono molto tecnici e poco smaliziati. Lui è molto attento a tutti gli aspetti del gioco, è una sua qualità naturale».

Dopo alcune annate difficili, Bernard sembra tornato ai suoi livelli.
«Secondo me ha trovato l'allenatore giusto per lui, nel momento giusto. Prima aveva davanti Douglas Costa o Alex Teixeira, che erano molto più pronti per l'Europa rispetto a lui. È un giocatore che soffre le partite fisiche e ora ha un problema alla spalla. Lo staff tecnico ne sta esaltando le qualità. È in scadenza a giugno e sembra che non voglia rinnovare. Non so bene come evolverà la situazione».

Potrebbe far comodo a qualche italiana?
«È molto interessante. Non è ancora prontissimo per l'Italia, anche se è cresciuto tanto in questi ultimi due anni. Il prossimo passo può essere quello di misurarsi con il campionato italiano, inglese, tedesco o simili, anche se viste le sue caratteristiche fisiche e tecniche il calcio spagnolo sarebbe l'ideale per lui. Ha una velocità che può metterti in difficoltà, ma fa fatica ad esprimerla se ci sono pochi spazi. Per qualità tecniche può giocare tranquillamente in Serie A, anche se è meno pronto rispetto a giocatori come Douglas Costa».

I punti deboli dello Shakhtar sono soprattutto in difesa?
«In generale quella difensiva è sempre stata la fase un po' più difficoltosa. Ora la interpretano in maniera diversa da quando c'eravamo noi. Rischiano qualcosa in più perché tengono la difesa un po' più alta, però partecipano tutti più attivamente alla fase di non possesso e poi sviluppano il gioco molto in contrattacco. Cosa che facevamo anche noi soprattutto in Europa. Di Francesco saprà trovare dei punti deboli teorici, bisognerà poi vedere sul campo se riescono a sfruttarli».

Che ricordo ha della sfida del 2011 e dell'eliminazione della Roma agli ottavi?
«Avevamo la squadra più forte della nostra storia, piena di giocatori che hanno fatto poi carriera, a parte Luiz Adriano che forse è il calciatore che ha reso più allo Shakhtar che altrove. Sfruttammo la crisi tecnica e il momentaccio della Roma. Giocammo l'andata contro Ranieri e il ritorno contro Montella. Giocavamo alla Donbas Arena inaugurata da poco e dove eravamo imbattuti. Noi eravamo come i Philadelphia Eagles al Super Bowl. Tutti erano felici di affrontarci e questo ci ha dato grandi stimoli».

Nel 2014 avete lasciato la Donbas Arena a causa della guerra. Che ricordi ha di quel periodo e del tentato ammutinamento dei sudamericani?
«Noi siamo stati a Donetsk fino a metà maggio, c'erano già stati dei problemi e da quel momento in poi non siamo mai più tornati in città. Eravamo in ritiro, dovevamo rientrare a Kiev. I sudamericani avevano paura anche se la guerra era a ottocento chilometri da noi. Diciamo che i procuratori provarono a sfruttare la situazione, ma alla fine tornarono tutti. Sono stati momenti di transizione difficili. È come se la Roma si dovesse trasferire a Milano».

Conosce benissimo Lucescu, attuale Ct della Turchia. Secondo lei Ünder ha le caratteristiche per sfondare con lu?
«Sì, c'è un ricambio generazionale e punta molto su di lui. All'inizio della sua carriera, prima di lavorare molto fisicamente, Douglas Costa era molto simile al turco».