Da una parte una big del calcio italiano, dall'altro una squadra media del nostro campionato. Unite da un unico intento: produrre utili. Niente di illegale, per carità. Tutto si fa in nome del Fair Play Finanziario, con valutazioni assurde e scambi di favori. La parolina magica è plusvalenza, ossia l'incremento del valore di un calciatore dal momento dell'acquisto a quello della vendita. La plusvalenza perfetta è quella dei giovani cresciuti nel vivaio. Costo zero e tutto da guadagnare dalla vendita. Una pratica che sta diventando il marchio di fabbrica della Juventus, come dimostrano i rumors di queste ultime ore. Il centrocampista Mandragora all'Udinese per 20 milioni di euro, con diritto di recompra a 24, l'attaccante dell'Under 21 (0 gol in A) Alberto Cerri vicino al Genoa e valutato tra i 12 e i 15 milioni.

Venti è invece la cifra fissata dal club di Agnelli per chi volesse acquisire le prestazioni di Andrea Favilli, appena arrivato dall'Ascoli, l'attaccante è in procinto di lasciare la Juventus questa estate per approdare, grazie ai buoni uffici dell'agente di Cancelo (…) Jorge Mendes, agli inglesi del Wolverhampton. Ripetiamo, tutto lecito. Tutto consentito. Ma è innegabile che stiamo parlando di cifre chiaramente fuori mercato. E che andrebbero a generare plusvalenze da record. Con buona pace di tutte i protagonisti. Compratori compresi, che avranno il loro tornaconto in termini sportivi e, pure, economici. Perché, se l'operazione Mandragora si concretizzasse, l'Udinese avrà guadagnato quattro milioni di euro e per un anno avrebbe avuto il calciatore tra le sue fila. Una sorta di premio di valorizzazione, a seconda di come la si vuole interpretare. Ma con cifre fuori dalla realtà. Per fare un esempio neanche troppo lontano da noi, Tumminello è andato all'Atalanta per 5 milioni di euro. Tumminello, a differenza di Favilli e Cerri vanta già dieci presenze in Serie A e tre gol all'attivo. Numeri che sarebbero stati sicuramente migliori se un infortunio non lo avesse tenuto fermo per gran parte della stagione: sull'attaccante la Roma e mantiene un diritto di ricompra fissato a 10 milioni di euro se esercitato il primo anno, e a 13 milioni tra due stagioni. Le plusvalenze sui giovani sono diventate il marchio di fabbrica della Juventus, che di fatto con il suo modo di operare – ma non solo lei – ha riammesso nell'ordinamento sportivo la tanto contestata comproprietà. Un tacito accordo tra società amiche, con la più forte che fa valere le sue condizioni. 

Ecco, quindi, spiegato l'attivismo della Juventus sul mercato italiano giovanile. Acquista a poco con la speranza di vendere a tanto grazie all'appoggio di società "satellite". L'indicazione è arrivata dal report annuale della banca Imi, che ha analizzato il bilancio della società bianconera. Gli analisti sostengono che per restare nella top ten della Money League (la tradizionale classifica dei ricavi dei club europei stilata da Deloitte) la Juve deve realizzare plusvalenze importanti ogni anno. Il che significa sacrificare un campione a stagione, oppure una nidiata di giovani. Con la complicità degli amici.