Ancora Var. Ancora con la Juve di mezzo. Un episodio a favore dopo uno contro. Polemiche, soprattutto degli juventini, usciti dal campo a Bergamo con la vittoria sfumata. Tra i più esperti di regolamenti arbitrali e tecnologia, sostenitore della moviola in campo da decenni, il giornalista Maurizio Pistocchi, volto noto televisivo di Mediaset. Abbiamo provato a fare con lui un bilancio sull'attuazione del Var in questi primi sette turni di campionato.

Si può già dare un giudizio?
«Sì, ed è positivo. Ha sanato una cinquantina di errori. Il che dimostra che i nostri arbitri devono migliorare e molto. C'è stato qualche problema di attuazione della modalità Var nelle prime due o tre giornate, come nel caso di Orsato in Roma-Inter, dove gli addetti non erano ancora molto pratici. Il margine d'errore all'inizio ci sta. Questa è una tecnologia che rivoluziona il modo di arbitrare, ma strada facendo ci sono sempre meno giustificazioni all'errore. Oggi il Var è una realtà, anche se in alcuni casi ancora c'è il problema interpretativo ».

A questo proposito, che idea si è fatto del rigore dato alla Juve per il mani di Petagna?
«È una decisione complicata da prendere, il gesto può indurre dal vivo l'arbitro a pensare alla volontarietà. Lui ha avuto una sensazione che in molti altri, quasi tutti, non hanno, è vero, però l'intervento del Var ha spento le polemiche, i giocatori senza aver visto il replay si sono fidati. Già il fatto che possa intervenire un mezzo neutro suscita nei giocatori un atteggiamento positivo. Eccezion fatta per le proteste della Juventus dopo l'annullamento del gol di Mandzukic non ci sono state proteste da parte di nessuno: il Var è uno spartiacque. Bisogna crederci ancora, sperando che si eliminino i tempi morti e ci sia più velocità».

Può esserci stata una sorta di compensazione da parte di Damato (come ha sostenuto il commentatore televisivo Massimo Mauro), dopo aver annullato il gol di Mandzukic in più di un minuto nel concedere lo stesso, nel dubbio, il rigore?
«Il gol di Mandzukic era da annullare. Indipendentemente da quanto tempo è servito per capirlo. Nel prendere una decisione poi c'è una componente umana e una tecnica, forse a volte si ha la sensazione di aver forzato un po' la situazione in precedenza e allora si è meno lucidi dopo, ma sul rigore probabilmente Damato non ha avutola percezione netta che la palla avesse colpito davanti la spalla. E quindi ha confermato il rigore».

Può essere un problema il tempo di valutazione degli episodi o è solo una strumentalizzazione di chi è contrario all'uso?
«Da amante del calcio, starei allo stadio anche mezz'ora in più se avessi la certezza che la partita fosse completamente regolare. Meglio perdere 6 minuti che convalidare un gol irregolare. Il tempo non è un problema, né per le tv che producono l'evento perché c'è un grande pathos quando interviene il Var, la soglia di attenzione si alza in modo impressionante, tipo quando ci sono i calci di rigore».

Il tempo effettivo aiuterebbe?
«Il tempo effettivo sarebbe una grande novità, più che altro perché consentirebbe di eliminare le tecniche ostruzionistiche tipo chi si finge infortunato. Saremmo più vicini al fair play, per ora si predica bene e si razzola male».

C'è qualcosa ancora che si può introdurre per migliorare questa tecnologia?
«Io aprirei all'allenatore di ciascuna squadra di chiedere tramite il capitano l'intervento del Var una volta per tempo. Perché a volte si giudicano troppo frettolosamente gli episodi: al Benevento è stato annullato contro l'Inter un gol regolare (di Iemmello) per un fuorigioco che, rivisto con attenzione non c'era, in campo non se n'è accorto nessuno. Questo tipo di chiamata potrebbe integrare la gestione del Var, può sembrare un'interferenza di terzi nella gestione arbitrale, ma unaper tempo per ogni allenatorepuò garantirearbitraggi ancora più equi. Pensiamo al gol di Muntari…».

Resta il problema del sospetto, vista la centralità della decisione umana, quando ad esempio non si interviene o quando si conferma una decisione sbagliata.
«La tecnologia ormai lascia pochi alibi. Fino a poco tempo fa si diceva che gli errori a fine stagione si compensano e non sono mai stato d'accordo. Ora, se hai la tecnologia perché non intervieni? Si parla ancora oggi di Perotti, infatti. Orsato in quell'occasione ha sbagliato a non intervenire o quanto meno a non chiamare Irrati alla consultazione dell'immagine. Aver sbagliato in quell'occasione, tuttavia, gli consentirà di non commettere ancora lo stesso errore. Se lo ripeti, lo paghi. La tecnologia mette tutti di fronte alle proprie responsabilità e aiuta a creare una classe arbitrale più competente. Cinquanta errori sanati dalla moviola sono troppi, una media di sette a domenica. Bisogna lavorare sul miglioramento dell'arbitraggio e sul collegamento tra arbitro centrale e addetto Var. Perché poi alla fine della stagione gli arbitri migliori vanno avanti, quelli che fanno troppi errori stanno a casa. Questo porta a una classe arbitrale meritocratica e non politica (con raccomandati e figli di). Devi dargli la possibilità di sbagliare di meno e nello stesso tempo fargli capire che se sbagliano pagano».