Quando il Cagliari ha stampato e distribuito le distinte di gara, Manolas era tra i titolari, e il 22enne Elio Capradossi in panchina, magari a chiedersi se gli era convenuto, il 31 gennaio, dare il suo assenso alla risoluzione anticipata del prestito al Bari, tornando a Roma a fare il quarto centrale. Il messicano Hector Moreno, che ricopriva quel ruolo prima che la Real Sociedad investisse sei milioni di euro per riportarlo nella Liga - ci aveva giocato dal 2011 al 2015 con l'Espanyol, Monchi lo conosceva per questo - aveva raccolto 5 presenze in serie A, due dall'inizio e tre da subentrato: Capradossi, che il posto di quinto centrale - titolari Manolas e Ruediger, riserve Castan e Gyomber - lo aveva già all'inizio della stagione 2015-16, non aveva rimediato neppure un minuto in gare ufficiali della prima squadra.

Già nel 2014 e nel 2015 aveva fatto il ritiro coi grandi, con Rudi Garcia, era in panchina quando Dzeko segnò il primo gol con la Roma, contro la Juventus, il 30 agosto: il 3 settembre successivo, giocando Italia-Germania Under 20, si ruppe il legamento crociato. Garcia lo stimava, e di ragazzi della Primavera ne ha fatti esordire tanti, ma quando il difensore tornò in campo, in panchina c'era già Spalletti, e non gli rimase che rimettersi a disposizione della Primavera: esordio in una gara facile, un Roma-Crotone 7-0 in cui gli fecero anche tirare un rigore, poi ne giocò altre tre, quarti, semifinali e finale, contro la Juventus.

Andò bene, la Roma vinse ai rigori e lui alzò lo scudetto con la fascia di capitano al braccio, ma chiuse l'anno con sole 4 partite giocate. L'anno dopo ne ha fatte 23 in serie B con il Bari, allenato prima da Stellone e poi da Colantuono, quest'anno si è fermato a 11 (9 da titolare) pur essendo a disposizione del club per 23 giornate: 8 volte è rimasto in panchina, un paio le ha saltate perché era con l'Under 21 di Di Biagio. Con l'Italia Under 17 di Zoratto, nel 2013, perse l'Europeo in finale, ai rigori, contro la Russia: sbagliarono in tre, lui segnò ma non fu sufficiente. E pochi mesi dopo andò a fare anche il Mondiale, sempre titolare fisso: la sua riserva era l'altro romanista Arturo Calabresi, con cui ha fatto coppia per anni, tra Allievi e Primavera.

Mai più Spolli

Nonostante le 52 presenze con le varie nazionali giovanili, utilizzare Capradossi per sostituire Moreno resta una soluzione low cost: lontani i tempi del milione e mezzo regalato al Catania per avere sei mesi Spolli (!), utilizzato poi solamente all'ultima giornata, più per premiarlo che per necessità, visto che in panchina c'era Manolas. Capradossi probabilmente rischiava qualcosa del genere, magari una presenza premio col Sassuolo all'ultima giornata, in caso di Champions già al sicuro, l'infortunio muscolare di Manolas, nel giorno in cui Juan Jesus era squalificato, gli ha regalato un inatteso esordio, in una gara ad altissima tensione, contro un Cagliari che si giocava una bella fetta di permanenza in serie A.

L'ha giocata senza paura, il ragazzo nato a Kampala, in Uganda, da madre congolese e padre del Tiburtino, con interessi nei villaggi turistici in Africa, e un passato da dirigente della Rugby Roma. Centrale di destra, prima palla spazzata dopo 7', in anticipo su Pavoletti, che da vecchio marpione d'area preferiva girare nel suo cerchio, piuttosto che andare a scontrarsi con Fazio. Una bella uscita palla al piede poco prima della mezz'ora, quando necessario non si è vergognato di spazzare, o a passarla indietro ad Alisson. Ha cercato spessissimo l'anticipo, qualche volta lo ha mancato, come al 36' su Farias, ma è stato bravo a recuperare, nell'azione conclusa dalla deviazione di Peres verso la sua porta, salvata da Alisson. E dopo 25'' di ripresa, quando invece il portiere brasiliano ha sbagliato l'uscita trovandosi scavalcato fuori area, è stato lui a respingere il tiro di Farias diretto verso la porta vuota. Un paio di volte è andato a cercare gloria saltando in area avversaria, ma Cragno è stato pronto a intercettare le traiettorie di Kolarov.

Le lodi del mister

Al 25' della ripresa la lunga inattività si è fatta sentire: è crollato a terra coi crampi, e ha lasciato il posto a Jonathan Silva, con l'accentramento di Kolarov. Soluzione che Di Francesco avrebbe potuto utilizzare anche a inizio partita, ma ha preferito dare fiducia al ragazzo. «Con Capradossi parlo spesso - ha dichiarato il tecnico a fine partita - gli dico sempre che con il lavoro prima o poi l'occasione arriva».

Aveva iniziato a lavorare a Trigoria nel 2010, con i Giovanissimi di Vincenzo Montella: veniva dalla Lodigiani, dopo aver fatto pure un anno con i Pulcini della Lazio, si trovò in squadra con Lorenzo Pellegrini, Verde e Marchegiani jr. E ha ricominciato nel 2018, il primo febbraio: maglia numero 13, 19 convocazioni di fila, Champions inclusa, visto che aveva i requisiti per essere inserito nella lista B.

Alla ventesima, ieri, è arrivato il regalo che aspettava. «È stata veramente una grande emozione - ha confermato sorridendo a fine gara, quando le tv facevano a gara a presentare l'unico volto nuovo - ovviamente non me lo aspettavo. Il mister mi ha detto: ‘devi entrare', e all'inizio non volevo crederci. Sono molto, molto contento che sia andata bene, avevamo bisogno di questi 3 punti. Mi hanno incitato tutti: ‘sei tranquillo', ‘sei forte', ‘farai bene'. Rispetto alla serie B le differenze ci sono, ma mi sono allenato 3 mesi per questo. Sono della Roma, cresciuto a Roma, era un sogno. Il primo messaggio ricevuto? Quello di mio padre, oggi (ieri, ndr) faceva anche gli anni». Festa doppia, a casa Capradossi.