Indispensabile. Irrinunciabile. Irrefrenabile. Ci dispiace per Schick, ma oggi la realtà è questa: la Roma non può fare a meno di Edin Dzeko, il ceco per il momento è meglio che resti a guardare. A Bologna Di Francesco aveva pensato, avendo i suoi buoni motivi perché glielo aveva chiesto lo stesso bosniaco, di sistemarlo in panchina, nella speranza che il ragazzo arrivato da Genova potesse sfruttare l'occasione che sta e stiamo aspettando da quando è sbarcato a Roma. Niente da fare. Un'altra occasione sprecata. C'è stato bisogno che il gigante bosniaco si togliesse la tuta, si riscaldasse, entrasse in campo perché la Roma riuscisse a fare gol per recuperare una partita che, comunque, anche con il pareggio finale, ha lasciato un mare di amarezza e un senso incompiuto.

Che ci sta tutto, perché i due punti persi a Bologna rischiano di diventare pesantissimi in chiave corsa Champions, visto che ridanno fiato alle due inseguitrici. Non ci voleva, anche come preparazione della proibitiva trasferta sul campo del Barcellona dove mercoledì prossimo la squadra giallorossa proverà a regalarsi un sogno. E invece, maledetta sosta che per la Roma ha voluto dire perdere pure Pellegrini e Ünder (e ieri si è fatto male anche Nainggolan), il risultato inseguito non è arrivato. E meno male che è entrato in campo Dzeko.

Chi ha visto la partita, non si stupirà se diciamo che c'è stata una Roma senza il bosniaco e un'altra con Edin in campo. Non che la squadra del primo tempo non abbia prodotto azioni offensive e occasioni da gol, ma la sensazione nella prima parte è stata quella di una squadra impacciata, lenta, con pochi riferimenti in profondità, forse perché Schick in quel ruolo di prima punta ancora non ha metabolizzato movimenti e schemi. E allora dentro Dzeko che ci ha messo una manciata di minuti a fare quello che ha sempre fatto, una capocciata quasi sfiorata per pareggiare e ridare fiato ai tremila tifosi colorati di giallorosso. Siamo arrivati a quattordici in campionato a cui vanno aggiunti i quattro in Champions League, tutti pesantissimi. Andando a sommare da quando è sbarcato nella capitale, siamo arrivati a quota sessantasette e in questa stagione mancano ancora, minimo, dieci partite. Il bosniaco nel dopo partita, con il suo solito stile e la consueta educazione, tutto ha fatto meno che alzare la voce, pur sottolineando alcune carenze che una squadra come la Roma non può permettersi: «È difficile spiegare quello che è accaduto, soprattutto nel primo tempo. Siamo stati un po' troppo lenti con la palla, ci siamo mossi poco. Comunque, nonostante di fronte avessimo una squadra che pensava soltanto a difendersi, anche nei primi quarantacinque minuti abbiamo creato più di qualche occasione importante. E invece, come qualche volta accade nel calcio, la rete l'abbiamo subita con l'unico tiro in porta del Bologna».

La cosa che è piaciuta meno al bosniaco è stata la testa con cui i suoi compagni hanno affrontato la sfida contro il Bologna, come se in quelle teste ci fosse più il Barcellona del Bologna: «Forse c'è stato qualche errore nella preparazione mentale della gara. Difficile dirlo adesso. Se avessimo vinto nessuno avrebbe detto nulla. Sicuramente abbiamo pensato un po' al Barcellona, ma la partita l'avremmo potuta vincere lo stesso. Dopo il gol del pareggio, abbiamo avuto la chance per realizzare il secondo e tornare a casa con i tre punti. Un rischio la mia esclusione? No, non penso, ci sono altri giocatori forti che possono giocare. Avevo parlato con il mister, gli avevo detto che avevo giocato un paio di partite con la nazionale e che mi sentivo un po' stanco, poi ha deciso lui. Adesso è facile dire che sono insostituibile. Schick non ha fatto gol ma deve giocare per poter crescere. Il risultato finale non ci può soddisfare, è vero che comunque abbiamo preso un punto importante, ma è altrettanto vero, anzi di più, che ne abbiamo persi due».

Vincere a Bologna avrebbe anche voluto dire preparare nel migliore dei modi la gara d'andata contro il Barcellona che i giallorossi mercoledì prossimo giocheranno sul campo dei catalani. Per riuscire a immaginare un risultato positivo da quelle parti, ci sarà bisogno di una Roma decisamente diversa rispetto a quella che abbiamo visto in campo ieri a Bologna. Dovrà essere una squadra brutta, sporca e cattiva, altrimenti la figuraccia sarebbe dietro l'angolo: «Deve essere per forza di cose così. A Barcellona dovremo andare in campo con la faccia cattiva. Altrimenti sarebbe durissima. Io sarò pronto, contro il Bologna ho giocato poco. Giochiamo tutta la stagione per partite così, dovremo essere pronti e concentrati. Daremo tutto. Speriamo che Ünder si rimetta così come Nainggolan. Solo se daremo tutti il massimo riusciremo a fare un risultato positivo contro il Barcellona». Con Dzeko in campo. Titolare dal primo minuto.